Le storie
venerdì 2 Gennaio, 2026
Capodanno solidale a Trento e Rovereto, giovani al fianco degli ultimi per un inizio 2026 di condivisione e umanità
di Mattia Caneppele
Anche quest'anno tanti giovani hanno scelto il Capodanno Capovolto, al fianco di persone fragili in strutture Caritas e Terzo Settore
La mezzanotte di Capodanno, di solito, scocca in allegria, tra brindisi e buoni propositi, dimenticando per un momento ogni avversità. Ma c’è chi, quella stessa notte, sceglie di capovolgere lo sguardo. Di voltarsi verso chi resta ai margini della festa, trascorrendo «l’ultimo» con «gli ultimi». È da qui che nasce il Capodanno Capovolto, iniziativa promossa dalla Diocesi di Trento che – sotto lo slogan «Dai all’ultimo un nuovo volto» – non chiede di rinunciare alla festa, ma di riscoprirne il senso più profondo: l’incontro, il servizio e la condivisione accanto a persone che vivono situazioni di fragilità.
Sono undici le strutture coinvolte quest’anno: otto a Trento e tre a Rovereto, realtà della Caritas e del Terzo Settore che ogni giorno accolgono persone senza fissa dimora, minori, uomini e donne che vivono fragilità legate alla malattia o alla povertà educativa. In questi luoghi, una trentina di giovani ha deciso di passare l’ultima serata dell’anno, trasformando il conto alla rovescia in un gesto di vicinanza al prossimo.
«Nella parola capovolto c’è la parola volto», osserva Annalisa Pasini, presidente della Fondazione Caritas di Trento. «È proprio questo il cuore dell’esperienza: l’opportunità d’incontrare dei volti veri. È una parte interessante e dirompente per la nostra quotidianità, è un incontro che interroga e cambia chi lo vive».
Il Capodanno Capovolto, infatti, non è solo una serata. È un percorso. Nei giorni che hanno preceduto la notte di San Silvestro, i giovani coinvolti hanno incontrato i responsabili delle strutture per conoscere le persone ospiti e preparare insieme la serata. Il momento di preparazione s’è concluso nel pomeriggio del 31 dicembre, al Seminario maggiore di Trento, dove i partecipanti si sono uniti in un momento di ascolto e riflessione sui principali ambiti di fragilità – le persone senza dimora, la malattia, i minori – che avrebbero incontrato.
«È da più di dieci anni che portiamo avanti quest’iniziativa», spiega don Mattia Vanzo, delegato per la pastorale giovanile. «L’obiettivo è vivere un momento importante a livello umano in modo diverso. Per molti, l’ultimo dell’anno si trasforma in una serata di solitudine e di fatica. È a loro che oggi abbiamo deciso di farci prossimi». In quest’esperienza non c’è un dare unilaterale, sottolinea don Mattia, ma «c’è una reciprocità nello scambio: io dedico e dono qualcosa, ma il mio donare s’incontra con l’altrui dono perché quella sera è anche l’altra persona a dedicarla a noi. La cosa più bella di quest’esperienza è vedere che nella fragilità c’è ricchezza e bellezza. I giovani coinvolti offrono il loro tempo per un capodanno diverso, ma gli viene fatto un regalo perché la fragilità ci mostra chi siamo e l’umanità tutta».
Nelle strutture la festa ha assunto una forma semplice e autentica, incentrata sulla convivialità: una cena preparata insieme, una conversazione amicale, una partita a carte. E allo scoccare della mezzanotte, il nuovo anno è arrivato in un clima di familiarità e di riconoscenza.
Tra i giovani che hanno voluto passare un capodanno fuori dagli schemi, Anna Armani racconta: «Ho deciso di partecipare perché è una proposta diversa, sono rimasta colpita dall’idea di trasformare una festa incentrata sul sé in una festa dedicata agli altri. Mi aspetto di tornare a casa soddisfatta, sapendo di aver migliorato la serata a me stessa e a qualcun altro. Di norma, i capodanni mi deludono sempre, sono certa che questo mi lascerà qualcosa».
Anna Carraro, che trascorrerà la serata alla comunità «Il Sentiero», aggiunge: «Il capodanno è spesso un momento in cui pensiamo al divertimento e alla festa, dimenticandoci degli altri. Mi piace l’idea di unire la dimensione festosa a quella altruistica, vivendo il capodanno al servizio degli altri. Sono certa che quest’iniziativa mi farà crescere perché, a volte, per iniziare davvero un anno nuovo, basta cambiare punto di vista. E scoprire che, mettendo al centro gli ultimi, si ritrova anche il proprio volto».
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