Salute
lunedì 8 Dicembre, 2025
Trento, cinque medici di base verso la pensione entro l’anno. E in val Rendena non trovano casa
di Davide Orsato
Deserta la graduatoria per il passaggio al ruolo unico. Paoli (Smi): «Metà dello stipendio rischia di andare in affitto»
Il 2026 rischia di aprirsi, ancora una volta, con un’infornata di medici di medicina generale pronti ad andare in pensione e con tanti pazienti, dunque, in cerca del nuovo dottore di fiducia. Una situazione che riguarda anche Trento città, dove ben cinque medici di base hanno maturato l’età per lasciare a fine mese: per alcuni di loro il pensionamento è certo, solo un paio potranno, eventualmente, prorogarlo. C’è comunque un cauto ottimismo tra gli addetti ai lavori, perché «Trento ha comunque una buona copertura dovuta ai nuovi medici entrati negli ultimi anni». A sostenerlo è Nicola Paoli, a capo del sindacato Smi, sigla che riunisce, per l’appunto, i medici di medicina generale. Tutto bene, allora? No. Perché restano ancora delle criticità e delle aree in sofferenza. Una tra queste, afferma sempre Paoli, è la val Rendena, in particolare la zona di Pinzolo: «Lì — afferma — c’erano sei medici, ora ce ne sono tre. E non è considerata zona disagiata perché la si ritiene turistica, quindi attrattiva. Peccato che proprio per questo trovare un posto dove vivere sia quasi impossibile, senza spendere gran parte di quello che si guadagna in affitto». Un problema che esiste da tempo, ma che si sta ingigantendo negli ultimi anni. E le case di comunità possono venire in aiuto? Proprio questa settimana è stata inaugurata quella di Ala, la prima ad entrare in funzione in Trentino. «Al taglio del nastro — nota critico Paoli — ho visto molti politici ma nessun medico di base. Il motivo è semplice: le stanze che dovrebbero essere dedicate ai colleghi non ci sono, o sono largamente insufficienti».
Non c’è solo il nodo pensione: questa settimana è andato ufficialmente deserto il bando con cui si chiede ai medici di base di diventare medici di ruolo unico, includendo anche il turno di guardia. Un risultato atteso, a cui seguirà un bando specifico per coprire le zone carenti. «La maggioranza dei colleghi a vecchio ruolo — spiega Valerio Di Giannantonio, segretario del sindacato Fimmg — sono oltre il massimale e non avrebbero attività oraria da impegnare. Il ruolo unico sarà professionalmente, culturalmente ed economicamente attrattivo anche per i colleghi a vecchio ruolo quandole aggregazioni funzionali (in sigla: Aft, ndr), case ed ospedali di comunità saranno realtà tangibili e funzionali dove esercitare attività oraria qualificata. I primi passi ci sono . Ora percorriamo gli altri con un tracciato condiviso tra istituzioni e medici sul campo».D.ors