il lutto

sabato 29 Novembre, 2025

Addio a don Marcello Farina: il prete-filosofo «dissidente». Fu uomo del dialogo e costruttore di ponti

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Lunedì 1 dicembre nella chiesa di S. Carlo, a Trento che si terrà il primo dei due funerali,

La morte di don Marcello Farina, all’alba di ieri, all’hospice di Tione dov’era ricoverato da un paio di settimane, ha suscitato cordoglio unanime. Anche perché per tutta la sua vita ha cercato di far dialogare il mondo cattolico e il mondo laico, gli uomini di cultura e il “popolo di Dio”.

Don Marcello Farina aveva compiuto 85 anni l’11 ottobre scorso, festeggiato da un gruppo di condiscepoli e colleghi di insegnamento. Per quarant’anni è stato infatti docente di storia e filosofia nei licei e all’università della Terza età e del tempo disponibile.

Conferenziere richiesto in Italia e all’estero (era solito trascorrere in Germania le vacanze da scuola poiché affinava il suo eccellente tedesco e poteva studiare “da vicino” i testi dei grandi pensatori (Kant, Hegel, Nietzsche). Affascinato dalla cultura tedesca e francese, cercava i punti di contatto fra mondo latino e mondo germanico, fra il cattolicesimo romano e le Chiese riformate. Uomo del dialogo, costruttore di ponti, ha sofferto come pochi le barriere che sono state alzate da una certa parte del mondo ecclesiale. Da un clero che faticava a cogliere i segni del Concilio che, negli anni Sessanta, quando lui divenne prete, aveva terremotato la Chiesa del medioevo.

Non fu il solo a pagare con l’ostracismo quelle visioni profetiche. Fu in buona compagnia con un gruppo di preti, sbrigativamente etichettati come “progressisti”. Tra i più noti: Vittorio Cristelli (morto lo scorso anno, giusto ieri avrebbe compiuto 95 anni), Giuseppe Grosselli (1926-2022), Iginio Rogger (1919-2014).

Per dire messa, Marcello Farina era costretto a “mendicare” una mensa, presso qualche amico prete: don Franco Pedrini (a Canova di Gardolo, dove fu “ospite” per vent’anni); don Cornelio Carlin, in Duomo, dove Farina diceva messa la domenica sera e la registrazione della sua omelia era subito portata all’arcivescovo Sartori che voleva essere informato su quanto Farina “osava” dire dal pulpito. Negli ultimi anni il prete-filosofo di Balbido aveva trovato ospitalità da don Lino Zatelli nella parrocchia di San Carlo, alla Clarina.

Ed è nella chiesa di S. Carlo, a Trento, che si terrà il primo dei due funerali, decisi dalla famiglia per consentire la partecipazione di numerose persone che hanno manifestato il desiderio in tal senso.

Lunedì, 1°dicembre, alle 14.30, a Trento, alla chiesa di S. Carlo, alla Clarina; martedì 2 dicembre, alle 14, a Balbido, suo paese natale, dove don Farina sarà sepolto.

Marcello Farina era uno dei preti più noti della diocesi di Trento. Entrato in seminario (la “fabbrica dei preti”) nel 1951, era stato ordinato sacerdote nel 1965 dall’arcivescovo Alessandro Maria Gottardi. Al quale, temendo un diniego, non aveva chiesto permesso di frequentare l’università di lettere e filosofia a Padova. Nel frattempo aveva svolto le mansioni di viceparroco ad Arco (1965-1967) e a Trento-S. Vigilio (1967-1971). Ma furono gli anni dell’insegnamento e della sua partecipazione a incontri, conferenze, giornate di studio, a renderlo popolare ed amato. Legato alla sua terra d’origine, divenne anche il punto di riferimento culturale del mondo cooperativo giudicariese. Lo stesso che aveva dato i natali al fondatore della cooperazione trentina, don Lorenzo Guetti (1847-1898) da Lomaso.

Si dice che quando muore un anziano è un libro di saggezza e di esperienze di vita che si chiude. Con la scomparsa di Marcello Farina, prete e filosofo, è bruciata una biblioteca.