la reazione
giovedì 25 Settembre, 2025
Corsi di formazione per migranti, Demagri incalza la Provincia: «Gli slogan di Fugatti non trovano più sostegno. Si faccia un giro tra i meleti»
di Tommaso Di Giannantonio
A favore anche la Caritas: «La politica sostenga il progetto»
La Fondazione Caritas diocesana di Trento incalza la Provincia sul progetto di formazione per persone richiedenti asilo proposto dall’Università popolare trentina (Upt). «Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma serve un appoggio da parte della politica», dice Fabio Chiari, amministratore delegato della Fondazione e referente della Caritas diocesana. Un appello arriva anche dalle minoranze. «Fugatti faccia un po’ di autocritica», afferma la consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri.
Nei giorni scorsi l’Upt ha proposto alle associazioni economiche di organizzare corsi di formazione di base e corsi professionali per le persone che presentano domanda di protezione internazionale: i richiedenti sono circa 1.400 ogni anno, di cui la metà resta in Trentino. Le associazioni economiche – a fronte della carenza di personale e del calo delle nascite – hanno accolto con favore la proposta, chiedendo l’attivazione di un tavolo più strutturato.
«Siamo contenti che non solo i nostri ambienti, ma anche altri avanzino questa richiesta — esordisce Chiari — Noi siamo sempre aperti a nuove proposte e a esplorare nuovi campi. Ma ci vuole un appoggio, o comunque una vicinanza, da parte della politica, perché certe decisioni sono in capo alla Provincia». La giunta provinciale si è mostrata tiepida verso l’iniziativa. L’assessora all’istruzione Francesca Gerosa ha chiuso le porte a chi arriva in Italia in maniera irregolare (la maggior parte delle persone richiedenti asilo). E «se sei straniero e adulto non puoi avere una scorciatoia in un percorso di formazione», ha dichiarato su il T di ieri. Mentre l’assessore allo sviluppo economico Achille Spinelli ha aperto «a qualsiasi contributo che migliori l’utilità sociale di uno straniero», senza prendere una chiara posizione. «Se riusciamo a coinvolgere la politica in una visione più ampia e costruttiva, noi ci siamo», ribadisce il referente della Caritas diocesana.
Chiari prova anche ad allargare la prospettiva. «L’accoglienza deve essere un’accoglienza della persona in toto, nella sua complessità — considera — Certamente la parte economica ha una sua valenza, ma bisogna riuscire a mettere in campo una serie di strategie che riescano ad accogliere la persona in maniera globale». Insomma, «la formazione è sicuramente alla base di qualsiasi cosa, ma è solo un pezzettino. Dobbiamo riuscire a coinvolgere tutti gli attori», conclude Chiari.
La stessa richiesta è arrivata anche dalle categorie economiche: da Confindustria alla Federazione trentina della cooperazione, fino a Confesercenti. «Le politiche fugattiane, basate su rifiuti ideologici e slogan elettorali, non trovano più sostegno nemmeno tra le associazioni economiche, che da mesi lanciano allarmi sempre più espliciti», osserva la consigliera Demagri, che invita il presidente della Provincia Maurizio Fugatti «a farsi un giro tra i filari dei meleti, in questi giorni, e a guardare chi c’è a raccogliere: se sono dipendenti che provengono da Trento, da Mori, da Avio o se sono lavoratori stranieri». E poi «chiuda il suo giro in Piazza Dante e faccia un po’ di autocritica». La consigliera di Casa Autonomia sollecita quindi un cambio di rotta da parte del centrodestra: «Con i suoi continui “no” Fugatti ha affossato i servizi, alimentato le paure, creato disagi, allarmato il popolo e bloccato l’accesso a forza lavoro. E così facendo ha contribuito a frenare l’incremento demografico, in un territorio che si sta spegnendo come un lumicino. La verità — conclude — è che se non gestisci un fenomeno, lo subisci. E ciò che potrebbe essere una soluzione, diventa un problema. La politica deve saper distinguere tra chi entra in un percorso di regolarità, formazione e lavoro, e che va sostenuto, e chi non rispetta le regole, e che deve essere rimpatriato. Non è buonismo: è buon governo».
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