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domenica 4 Giugno, 2023

Dolomiti Pride, i volti dell’amore

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Diecimila ieri le persone presenti alla giornata dedicata ai diritti di tutti. Tantissimi i giovani, ma tante anche le famiglie, e pure i nonni

Ieri si è capito che una parata per i diritti di tutti e di tutte — come il Dolomiti Pride che ha sfilato per le vie di Trento — è per sua natura inclusivo, e tende ad attirare a sé una moltitudine di persone. Di tutti i tipi, come si vede dalle fotografie scattate da Federico Nardelli. Un uomo e una donna con tre ragazzine al seguito, spiegano che la non partecipazione avrebbe creato un dramma familiare: «Io e mio marito lavoriamo, aspettavamo il ponte del 2 Giugno per rilassarci un po’ da qualche parte, una piccola vacanza. Ma nostra figlia Ilaria — che annuisce soddisfatta — si è messa di traverso. Si era organizzata con le sue compagne per venire qui. Sono in prima superiore, abbiamo voluto esserci anche noi. E pur considerando l’età media dei partecipanti molto bassa, dobbiamo dire che ci sentiamo a nostro agio anche noi». Tantissimi i giovani, è vero, ma tante anche le famiglie, e pure i nonni. Spostandosi più avanti nel corteo, una coppia di loro: «Siamo qui per sostenere nostra figlia e sua moglie che hanno già un bambino e sono in attesa di altri due gemelli — dice emozionata la signora Clementina — siamo nonni arcobaleno, ed è la prima volta che partecipiamo a una manifestazione così». Accanto a lei il marito Giorgio che spinge il passeggino del nipote che sgambetta più avanti con le sue mamme: «Cosa penso se mi guardo attorno? Tanta normalità. E tanta allegria, e se c’è gioia c’è sempre anche speranza perché il futuro sia migliore anche per i nostri nipoti».
Nonni, nonne, nipoti e figli e figlie: «Sono qui con mia figlia e con la sua ragazza. Sono lì che ballano», dice Graziella, al pride con una sua amica. E così un’altra coppia: «Siamo qui per nostro figlio», dice lui. «Con nostro figlio», lo corregge lei. E quasi quasi parte un battibecco: «Beh, non l’abbiamo più visto da quando è partito il corteo. Diciamo che siamo qui perché è giusto». E tra i più colorati, tra i più dipinti ed «esagerati» un ragazzo etero: «Sì, io sono il fratello etero e sono qui con le unghie con lo smalto rainbow e le ali di tulle, mentre mio fratello gay ha preferito rimanere in montagna a studiare», e ride assieme alle sue amiche, agghindate come lui.
Tra un pizzo e una piuma anche tante famiglie tradizionali, anche se loro preferiscono un termine più semplice e che include tutti: famiglie. Matteo e Caterina sono arrivati assieme ad Aurora, la loro coraggiosa bambina di 9 mesi. Loro sono qui perché pensano sia giusto schierarsi al fianco della comunità Lgbt+, Aurora invece si gode la festa. Questo mondo di colori e suoni la incuriosisce e Aurora non è il tipo da farsi intimidire. Sollevata sulle ginocchia e con le mani sul passeggino guarda stupita e divertita la festa che le sfila accanto, i suoi giovani genitori, a differenza di altri, non sembrano affatto preoccupati di possibili effetti diseducativi. «Al contrario ci farebbe piacere che lei potesse conservare il ricordo di questa festa», dicono in coro. «Le scene da non far vedere sono sicuramente altre non queste dove si celebra l’amore e l’inclusione», aggiunge Caterina. «Speriamo che per quando lei sarà diventata grande una cosa come il Pride sia un momento accettato da tutta la popolazione», conclude Matteo.
La festa di ieri ha colorato tutti e tutte: glitter come se piovesse: «È una festa, una festa di libertà», dice una mamma che balla scatenata vicino al figlio con il viso dipinto da mille colori. Nessuno incarna questo sentimento, forse, più delle drag queen. Infatti la festa si accende quando in piazza Dante arriva il carro delle Drag Queen del Bopen di Bolzano. Dalle casse esplode prima Britney Spears e poi Beyoncé. «Sono arrivata a Bolzano da Milano – racconta Cinzia – Siamo oggi al Pride e ce n’è bisogno per dire basta alle discriminazioni. Vogliamo essere liberi di essere noi stessi».
I più belli, ieri, erano però le famiglie arcobaleno. Madri e padri gay, lesbiche e transgender. Giuseppe Lo Presti è il presidente dell’associazione che li riunisce: «Questa è una grande festa, ma per noi è anche un momento rivendicativo. Siamo costretti a gridare “trascrivete i nostri figli”. Noi siamo genitori Lgbt+ e il governo non permette che i nostri figli siano riconosciuti, questa è la verità». E accanto alle famiglie arcobaleno le famiglie etero, papà e mamma.