Economia

sabato 7 Novembre, 2026

Il Trentino cresce poco e meno del resto d’Italia. Negli ultimi sei mesi Pil a +0,7% (mentre Bolzano fa +1%)

di

Bankitalia: «Per il momento si tiene ma ora consumi e mutui sono minacciati da inflazione e tassi»

Nel primo semestre di quest’anno il prodotto interno lordo del Trentino – o più esattamente l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (Iter) elaborato dalla Banca d’Italia – è cresciuto in termini reali dello 0,7% rispetto all’analogo periodo del 2025. In Alto Adige Südtirol la crescita è dell’1%, in Italia dello 0,9%. Secondo i dati dell’aggiornamento congiunturale dell’economia delle province di Trento e Bolzano, presentati ieri nella filiale di Trento della Banca d’Italia, si conferma quindi in Trentino una crescita «contenuta» o «modesta», così è stata definita dal direttore della filiale di Trento di Bankitalia Gennaro Sansone che ha presentato il rapporto insieme al direttore di Bolzano Stefano Francescon, al coordinatore del rapporto Giacomo Ziglio e al capo della Divisione studi Michele Cascarano.

L’anno scorso, in base ai dati Istat e degli istituti statistici provinciali Ispat e Astat, il Pil trentino è salito dello 0,5% (Bolzano 0,6%, Italia 0,6%), era allo 0,5% anche nel 2024 – unico anno in cui l’Alto Adige ha fatto peggio (-0,9%) – e allo 0,4% nel 2023, dopo la forte ripresa post Covid nel 2021 e nel 2022. Alla crescita del primo semestre, spiega Bankitalia, hanno contribuito i consumi, sostenuti dall’aumento delle presenze turistiche, cioè i consumi dei non residenti – mentre l’incremento del reddito delle famiglie è definito «lieve» – e gli investimenti pubblici, che tra Olimpiadi invernali e Pnrr hanno trainato la crescita dell’edilizia. Bene trasporti, commercio all’ingrosso e servizi alle imprese, mentre l’attività industriale ha mostrato lievi segnali di miglioramento. Sul quadro congiunturale però hanno continuato a gravare la flessione delle esportazioni – scese dell’1% che diventa meno 1,4% al netto della variazione dei prezzi – e la debole dinamica dell’accumulazione di capitale privato, registrata anche dal calo, sia pur attenuato, dei prestiti bancari ai settori produttivi: -2,8% alle imprese medio-grandi e -3,8% alle piccole ad agosto. «C’è comunque una certa capacità da parte delle imprese trentine di finanziare con capitale proprio gli investimenti – afferma Sansone – C’è soprattutto per le imprese di maggiori dimensioni che hanno capacità di attingere al mercato dei capitali con l’emissione, ad esempio, di prestiti obbligazionari». Sull’altro versante, aumentano del 4% i depositi bancari sia delle famiglie sia, con maggior intensità, delle imprese. Ed è cresciuto dell’11,4% il valore dei titoli delle famiglie a custodia presso le banche, con incrementi intensi per le quote di fondi comuni di investimento e i titoli di Stato.

Per quanto riguarda il potere d’acquisto delle famiglie, nel primo semestre il reddito disponibile a valori costanti è aumentato dello 0,8% e i consumi dello 0,5%. «Abbiamo un dato positivo – spiega Sansone – ma va misurato con il fatto che nei primi sei mesi del 2026 la spinta inflazionistica derivante dalla guerra nel Medio Oriente non ha prodotto tutti i suoi effetti». E i segnali che nel secondo semestre le cose potrebbero andare peggio sono diversi. Bankitalia ricorda che la media dell’inflazione trentina nei primi nove mesi del 2026 è al 2,4%, ma a settembre siamo al 3,8%. «Gli aumenti più marcati hanno interessato i trasporti, tra cui le spese per i carburanti, e le spese legate ad abitazione e utenze, che includono le bollette di elettricità e gas. In particolare, la dinamica di quest’ultima componente, meno comprimibile, ha inciso maggiormente sui bilanci delle famiglie meno abbienti, che destinano a tali beni e servizi una quota più elevata dei propri consumi». A questo si aggiungono primi segnali nel costo del denaro. A giugno i tassi di interesse per prestiti di liquidità alle piccole imprese sono saliti al 7,40% dal 7,28% di fine 2025, mentre quelli per esigenze di investimento hanno superato il 4%. Anche per i mutui casa alle famiglie, la componente cresciuta del credito bancario (+2,4%), i tassi a giugno sono saliti al 3,85% dal 3,72% di 6 mesi prima.

Non è ancora un effetto di rialzo generale dei tassi, spiegano in Bankitalia, potrebbe essere che la platea di chi prende a prestito sia diventata un po’ più rischiosa. Ma anche questo sarebbe un segnale da monitorare. Infine, a giugno l’occupazione è diminuita: nella media del primo semestre del 2026, il numero di occupati in Trentino si è ridotto dello 0,9%, dopo tre anni di crescita ininterrotta. La flessione ha riguardato i lavoratori indipendenti, mentre l’occupazione dipendente è rimasta invariata. Al calo dell’occupazione si è associato un aumento delle persone in cerca di lavoro e del tasso di disoccupazione, salito al 2,4% (1,5% in Alto Adige e 5,6% in Italia).

Commenti: