la polemica

venerdì 6 Novembre, 2026

Nomine Tar, la lite in maggioranza continua. L’ira di Gerosa: «Non è questo il metodo». Cia: «Arrivate pressioni indebite»

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Un’altra giornata di forte tensione nel centrodestra trentino. Ritirati i nomi di Manica e Vergari, bruciato quello di Moresco

Il braccio di ferro tra Francesca Gerosa e Claudio Cia sul nome del candidato per il ruolo di giudice del Tar è continuato anche nella giornata di ieri. Il giorno prima la mossa dell’esponente di Forza Italia aveva fatto saltare la proposta di Fratelli d’Italia. Sul tavolo, oltre al profilo dell’avvocato Sandro Manica, veniva infatti calato quello del vicesegretario della Regione Sergio Vergari. La maggioranza era di fatto spaccata, anche perché la minoranza avrebbe sostenuto il nome alternativo. Riunioni concitate, urla, toni accesi. E l’accusa a Cia di aver proposto un nome soltanto per mettere in difficoltà Gerosa: «Io propongo il nome di altissimo profilo — si difendeva lui — che gode oltretutto di terzietà». Sul nome di Manica, invece, questa terzietà era messa in dubbio per la collaborazione professionale con lo studio legale a cui si affida la Provincia proprio per i ricorsi al Tar, tesi peraltro condivisa anche dalla minoranza.
E torniamo a ieri, con uno stallo che è durato per tutta la giornata: trattative sottotraccia, qualche scenata, pressioni per far ritirare l’una o l’altra candidatura. E alla fine la soluzione salomonica: tutti i nomi sul tavolo vengono ritirati. Cia cede per primo, poi arriva il passo indietro anche di Gerosa. Ma si rinvia l’elezione al prossimo Consiglio provinciale, un nuovo nome non c’è. Ed è già pomeriggio inoltrato. Si riparte da zero, dunque. Sul campo restano la maggioranza spaccata e nomi — ormai bruciati — di due professionisti: Manica e Vergari. E probabilmente anche quello di Lorenza Moresco, segretaria generale del Comune di Trento, la proposta di mediazione che per poche ore sembrava poter far convergere sia il centrodestra che il centrosinistra.

Riunioni e pressioni
Nell’attesa che si muovesse qualcosa, gli esponenti della maggioranza ostentavano tranquillità. Nessuno voleva turbare le trattative con dichiarazioni che avrebbero potuto mandare tutto all’aria. Mario Tonina, l’assessore che oltre alla sanità ha la delega ai Rapporti con il Consiglio provinciale, si confrontava prima con uno poi con l’altro dei contendenti. E si muoveva anche il vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Paccher. Che succede? «Nulla», dicevano entrambi. Non un tentativo di depistaggio: la verità. Perché per buona parte della giornata non è successo niente. Nulla si smuoveva. Le parti tenevano la posizione. Anzi, a un certo punto quella di Cia si è ancor più irrigidita. «Ci sono pressioni indebite, che arrivano da fuori, da chi non dovrebbe nemmeno permettersi di entrare nel dibattito politico che riguarda una decisione del Consiglio provinciale del Trentino». Uno sfogo, il suo, riferito a interferenze del partito romano di FdI sui vertici di FI. Sfogo che esprime — a quanto viene riferito — nell’ultima riunione di maggioranza che si tenuta nel pomeriggio. Nella stessa riunione perde le staffe anche la consigliera Eleonora Angeli del gruppo Misto, in difesa di Cia e contro Gerosa. Quest’ultima insisteva sul metodo, ma Angeli ha richiamato alla tutela dei professionisti, in particolare dell vicesegretario generale Vergari. Angeli ricorda a tutti che «si sta decidendo per un magistrato», non per un posto qualsiasi di un qualsiasi cda. E all’esponente di Fratelli d’Italia che ne fa una questione di metodo risponde che «il metodo è quello della verifica dei curriculum e delle compatibilità con il ruolo di giudice del Tar». E a proposito di pressioni, durante la riunione di maggioranza c’è chi ha puntato il dito anche contro Paccher. Sembrerebbe che, su invito dell’assessore regionale Carlo Daldoss, si fosse mosso per chiedere a Vergari un passo indietro: «Nemmeno questo va bene», avrebbe ribadito Angeli.

Tonina sdrammatizza
Come in tutti i momenti di tensione, si cerca di sdrammatizzare. Il maestro, in questo, è Mario Tonina. Gran mediatore, sa provocare fino al giusto limite. Ieri lo spunto lo ha preso dalla sfuriata di Angeli. Tra il serio e il faceto, in quella riunione di maggioranza da resa dei conti, per tagliare il famoso nodo gordiano ha proposto anche lei un nome: «Candidiamo l’assessore Mattia Gottardi, è avvocato anche lui. E così risolveremmo anche la partita del candidato presidente per le prossime provinciali», a cui ambisce l’assessore. Ma lui — che ieri era senza voce — ha sussurrato, sorridendo, un indirizzo ben conosciuto alla proponente. Facendo a sua volta un nuovo nome: «Andrea de Bertolini», avvocato e consigliere del Pd. Tonina è quindi andato al tavolo della minoranza: «Abbiamo una proposta: Andrea de Bertolini». Scroscio di risate, de Bertolini risponde con il gesto dell’ombrello e scarica anche lui su Gottardi: «Chiedete a lui», dice. «Il più gettonato, alla fine, è Gottardi», osserva divertito Tonina.

Tutto rinviato

Come detto, alla fine tutti i nomi — quelli veri — sono stati ritirati: «Se restano sul tavolo ci spacchiamo», ha affermato Tonina. E quindi si riparte da zero. Dopo otto mesi in cui il punto dell’elezione del giudice del Tar è all’ordine del giorno, quando si è provato a trattarlo la coalizione ha rischiato la crisi di nervi e di maggioranza. La minoranza, ieri, si è goduta lo spettacolo. E a un certo punto sembrava quasi aver vinto stando in panchina: «Davvero Paccher ha proposto come nome di mediazione la segretaria generale del Comune di Trento Moresco? Ma è dei nostri, e di area centrosinistra. Ed è una donna». Ma prudentemente il centrodestra ha evitato di andare al voto nella giornata di ieri. Per non dividersi, per non regalare la vittoria all’opposizione. Tutto è rimandato alla prossima tornata di lavori consiliari, nella speranza che un nome unitario venga fatto: «Un nome condiviso e trasversale — auspica Cia — che abbia possibilmente anche l’appoggio della minoranza, perché si va ad eleggere un magistrato», sottolinea anche lui. Delusione in Fratelli d’Italia: «Ritiriamo con rammarico una candidatura di assoluto valore per senso di responsabilità».

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