La storia

lunedì 2 Novembre, 2026

Dal Trentino alla Puglia, la pallavolista Anna Barozzi a 14 anni sogna le Olimpiadi: «Le lettere di papà mi aiutano a non sentire la nostalgia»

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La studentessa si è trasferita per allenarsi con la Cutrofiano Volley. Tra sacrifici, nostalgia di casa e studio, punta a vestire la maglia della nazionale italiana

Sportiva da sempre come tutta la famiglia, determinata, coraggiosa, matura a dispetto dei suoi 14 anni, è una promessa della pallavolo: era il 20 agosto 2025 quando Anna Barozzi prese armi e bagagli e partì alla volta della Puglia. La aspettava la Cutrofiano Volley, società salentina che forma giovani atlete con l’azzurro nel cuore. Nata a Rovereto il 18 gennaio 2012, di sé dice di cercare sempre la perfezione anche se sa benissimo che non esiste e intanto mostra un animo gentile e modi quasi raffinati. Sfoggia un sorriso bello quanto timido assieme alla leggerissima aspirazione delle consonanti che, in un anno di Salento, le si è intrufolata nella parlata.
Anna, quando è nata una tale passione per la pallavolo, da mettere le ali ai piedi a una tredicenne?
«Come tutta la mia famiglia sono sportiva da sempre; ho praticato nuoto a livello alto, anche se in una squadretta locale e, sulle orme di papà che ne è appassionato, ho fatto molta attività fisica col triathlon, combinazione di nuoto, bici e corsa. È uno sport che richiede soprattutto resistenza, l’ho esercitato dai 6 fino agli 11 anni, ma alla fine la passione era venuta meno e per me era diventato un “tira e molla”. Però mi ha aiutata molto perché richiede “testa”, sviluppa determinazione: nel triathlon non bisogna mollare, anche se arrivi al traguardo che sei sfinita. Ma quel “non mollare” mi aiuta ancora oggi. Pallavolo l’ho iniziata per puro divertimento, assieme a una mia amica. Ero nel Lizzana Volley. Ci sono rimasta per due anni, divertendomi tantissimo e ciò mi bastava. Ma alla fine della stagione 2024/’25 sono stata notata dal nuovo allenatore, un romano proveniente da Voyllerò, una delle squadre giovanili più importanti d’Italia, da cui sono usciti tantissimi talenti che ora sono in nazionale e hanno vinto le Olimpiadi».
Voyllerò Casal de’ Pazzi è uno storico club giovanile romano a cui la Cutrofiano Volley è affiliata, infatti.
«Sì, sono legate in una partnership da cui escono le atlete future. Dunque, il nuovo allenatore mi ha segnalato a Voyllerò che mi ha chiamata a Roma per un provino, assieme a un’altra ragazza. Hanno deciso di rivedermi in un Camp organizzato a Canazei e, visto quello che chiamano potenziale, mi hanno tesserata Voyllerò benchè non fossi ancora pronta per l’ingresso nella squadra romana e nel frattempo mi hanno “prestata” a Cutrofiano».
Cosa c’è esattamente a Cutrofiano?
«Una foresteria che ospita atlete provenienti da tutta Italia. Siamo 16 ragazze under 15 e under 17 Serie C. Io sono in una stanza doppia con Jasmine, una ragazza della Basilicata con cui mi trovo molto bene. A 5 minuti c’è il Palazzetto in cui ci alleniamo per tre ore tutti i giorni, tranne la domenica. Facciamo molta pesistica perché è molto importante per la strutturazione del corpo, per saltare, fare schiacciate… La dieta è curata, calcolano la quantità di carboidrati necessari prima di ogni partita perché avere forza è molto importante».
Il sogno finale qual è?
«È qualcosa di grandissimo, ma fattibile: vincere le Olimpiadi con la maglia della nazionale italiana. Aspetterò finché sarò pronta e allora… coglierò l’attimo».
Dove si prendono compostezza e maturità, a 14 anni?
«Non so… In casa mi hanno sempre assegnato piccole responsabilità. Sicuramente una grande aiuto me l’ha dato avere come sorella Giulia (Giulia è un concentrato di educata energia, curiosa, simpatica, con la trisomia 21, ndr.). Ha sei anni più di me e le sono sempre stata molto legata, fin da piccola. Mi ha fatto capire molte cose. Quando non ascoltava mamma veniva da me a confidarsi, così mi toccava subentrare nel farle capire le cose. Io sono sempre stata il suo punto di riferimento e lei mi ha proprio aiutato tanto, tanto».
Così parla l’amore e anche l’onore, quello che non fa scappare dalle responsabilità.
«Scappare non ha senso, la vita va affrontata sempre. In ogni caso, ma proprio in tutti i casi, se ne ricava beneficio, sempre».
Giulia come ha vissuto la partenza per Cutrofiano?
«Pensavo la prendesse peggio, invece è stata molto brava. Ogni giorno le mando dei video in cui le racconto cosa faccio, così è quasi come stare vicine».
Oltre a Giulia c’è anche un fratello, Davide, sportivo pure lui?
«Sì, ha 22 anni e studia Medicina ad Ancona, è sempre stato un atleta di triathlon a livello agonistico. Lo ammiro tanto, ha una buona testa, la testa dello sportivo, e ha aiutato anche me ad averla. Ma per lui è arrivato il momento in cui scegliere tra sport e studio».
Pesa molto stare lontano dalla famiglia?
«Ora meno, ma l’anno scorso è stata veramente dura. Quando decisi di partire ero così concentrata sul mio obiettivo da non essere consapevole della nostalgia che mi avrebbe presa. Ma il peso della mancanza della mia famiglia si fece sentire già il giorno dopo la partenza. Iniziarono i giorni delle lacrime, erano più quelli tristi di quelli felici. C’è stato anche un momento in cui pensavo di tornare a casa. Però, più forte di tutto sentivo di voler restare per realizzare l’obiettivo di diventare un’azzurra. La nostalgia c’è tutt’ora, ma oggi ha un peso diverso».
Terzo anno delle medie a Cutrofiano, ora Liceo Scientifico, indirizzo sportivo; come va a scuola?
«Molto bene, in classe sono con altre due compagne di squadra e una, che proviene dal Piemonte, vive in foresteria come me. Il Liceo è frequentato da molte atlete e i professori capiscono benissimo la nostra situazione e ci danno una mano».
Come?
«Non certo semplificando i percorsi, perché pretendono tanto, però ci permettono di programmare le interrogazioni a seconda del calendario delle partite. Anche le prove scritte vengono decise in base agli impegni, assieme al resto della classe».
E dopo il Liceo? C’è un “piano B”, vista la brevità di carriera dello sportivo?
«Lo studio è al primo posto. Dopo il Liceo mi iscriverò forse a Medicina, come Davide, ma anche Giurisprudenza mi affascina perché parla di regole, che sono vitali per la società quanto per il benessere del singolo cittadino. Mi urta chi va contro le regole, anche questo sarà un portato del mio amore per lo sport».
Tre giorni di permesso per andare a casa, a Natale; dal 26 al 29 dicembre, allenamento; altri tre giorni di vacanza a Capodanno e due a Pasqua… I ritmi sono spartani.
«È vero, ma quando torno tra le mie amiche del Lizzana Volley è come non me ne fossi mai andata. È questo il bello dell’amicizia».
C’è un trucco per vincere la nostalgia di casa?
«Leggo le lettere che mi scrive papà, arrivano a sorpresa e mi fanno tanto, tanto, piacere. Pensare che ha trovato il tempo per scriverle e di andare in posta per spedirle, dopo il lavoro, mi commuove. Ho chiamato ancora mamma e papà alle due di notte perché non riuscivo a prendere sonno. Alla sera si pensa tanto… e allora cedevo al desiderio di sentirli e loro ci sono sempre stati. A qualsiasi ora telefonassi non me lo facevano pesare e mi distraevano raccontandomi della loro giornata finchè mi addormentavo cullata dalla loro voce. Quando sentivano che non parlavo più, e non rispondevo alle loro domande, riagganciavano. Succede anche ora, se sono particolarmente stressata, di rilassarmi semplicemente nel sapermi “in chiamata”, in linea con loro. Mi basta saperli “in presenza”, anche se dormono e non mi parlano, per farmi stare bene».

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