L'intervista

sabato 31 Ottobre, 2026

Tobia, studente in piazza contro il carovita: «Pago 500 euro per una stanza. Lavorare durante l’università è ormai un obbligo se vuoi essere indipendente»

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«Mantenersi durante gli studi diventa sempre più complicato»

Tobia, 21 anni, studente del Dipartimento di Sociologia, è stato uno dei duemila a scendere in piazza ieri (venerdì 30 ottobre a Trento). Questa intervista fa parte di una serie di cinque pubblicate sul numero del T di sabato 31 ottobre 2026, dedicata alle voci dalla manifestazione.

Cosa condivide delle istanze portate avanti oggi?
«Faccio la vita da studente fuorisede: sono di Rovereto, ma ho scelto di trasferirmi a Trento per poter studiare. Trovare casa è stato difficile: c’è molta richiesta e i prezzi sono alti. Sono qui però anche per chi arriva da città molto più lontane della mia e per chi vive situazioni economiche più difficili. Posso ritenermi fortunato, ma conosco ragazzi per i quali riuscire a mantenersi durante gli studi è davvero complicato. Sono temi che riguardano molto la nostra generazione e che, secondo me, gli adulti a volte fanno fatica a comprendere».

Quali sono le ingiustizie che vedi maggiormente nella società di oggi?
«Ne vedo molte. Quella che mi riguarda più da vicino è sicuramente il caro vita e il problema degli affitti. Non credo sia giusto che uno studente debba arrivare a pagare più di 500 euro al mese, spese escluse, per una stanza in un appartamento condiviso con altri studenti. L’alternativa è spesso quella di iniziare a lavorare mentre si studia. Lavorare durante l’università non è necessariamente qualcosa di negativo, ma diventa un problema quando non è più una scelta. Sappiamo poi quanto sia difficile conciliare università e impiego».

Sente che queste istanze sono oggi rappresentate?
«Vedo poca rappresentanza politica. Penso, per esempio, alle proteste organizzate da realtà sindacali come Udu. Proprio settimana scorsa hanno manifestato con le tende a Piazza Montecitorio a Roma contro la crisi abitativa e il caro affitti. Il problema è che spesso la risposta delle istituzioni mi sembra sempre la stessa preconfezionata: “sì, faremo qualcosa”. Poi però faccio fatica a vedere una tutela concreta».

Cosa potete fare voi studenti?
«Possiamo e dobbiamo farci sentire. Solo noi sappiamo davvero cosa significhi avere vent’anni oggi, quali siano le nostre preoccupazioni e quanto possa essere difficile immaginare il futuro. Manifestare serve anche a rendere visibile tutto questo. Andremo avanti».

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