l'editoriale

mercoledì 28 Ottobre, 2026

Eu Kids Act, qualcosa si muove

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Rimane molto difficile però, per una singola famiglia, limitare o negare ai propri figli l’accesso a quei canali di comunicazione a cui ricorrono tutti i loro compagni. La scelta drammatica è fra abbandonare i propri ragazzi a una frequentazione pericolosa e monopolizzante di internet oppure condannarli ad essere estranei e isolati dal gruppo dei pari

«Riduzione dell’attività fisica, aumento del rischio di miopia e di diminuzione del sonno, sintomi di depressione e di ansia, diminuzione dell’autostima, effetti negativi sull’apprendimento e sullo sviluppo cognitivo, disturbi alimentari, diminuzione dell’empatia, solitudine, comportamenti di dipendenza…». E ancora: «I minori sono inoltre esposti a rischi di bullismo, abuso sessuale e adescamento». Lascereste i vostri bambini e bambine esposti ad esperienze che abbiano conseguenze di questo tipo?

Eppure, la stragrande maggioranza dei genitori non riesce a difendere i propri figli da questi rischi, in molti casi non ne percepisce la gravità. Finché i bambini e ragazzi stanno nelle loro camerette e non per strada l’illusione è che non succeda niente di male. Anche se scrollano lo schermo del loro smartphone per ore.
Nonostante alcuni minoritari scetticismi sono fenomeni ormai evidenziati da molte ricerche, come effetto dell’esposizione incontrollata e dilagante dei minori alla navigazione online, citati nella proposta di Regolamento europeo, «Eu Kids Act – l’Ue per spazi digitali responsabili e affidabili in internet», da poco pubblicata.
I recenti dati Ocse-Pisa confermano un’impressione, da qualche anno diffusa fra i docenti, di un calo delle motivazioni e della capacità di concentrazione degli studenti. L’allarme lanciato da indagini e da importanti prese di posizioni, fra i tanti cito il libro di Haidt «La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli», segnalano forme di dipendenza, di disagio, di isolamento fra preadolescenti e adolescenti, collegati all’abuso di internet e alla frequentazione di contenuti e attività online assolutamente inadatti.

Man mano che si è diffusa negli educatori la consapevolezza della nocività dell’utilizzo che stavano facendo i loro figli di social network, di condivisione di video, di giochi online, ci sono stati tentativi di invertire la rotta. Rimane molto difficile però, per una singola famiglia, limitare o negare ai propri figli l’accesso a quei canali di comunicazione a cui ricorrono tutti i loro compagni. La scelta drammatica è fra abbandonare i propri ragazzi a una frequentazione pericolosa e monopolizzante di internet oppure condannarli ad essere estranei e isolati dal gruppo dei pari. In teoria non si potrebbe avere un account su Instagram o Facebook prima dei 13 anni, in pratica, secondo recenti studi, già dai 12 anni il 90% dei bambini ha un proprio smartphone, e a 13 anni la quasi totalità di loro usa già i social.

La strategia difensiva dei grandi operatori è di coinvolgere le famiglie, attraverso campagne pubblicitarie, in forme di parenting control. Insomma, qualche consiglio e qualche strumento di supervisione, pubblicizzato da qualche vip, e rivolto in realtà a una percentuale molto piccola di genitori che abbiano tempo e capacità di seguire i loro figli nella navigazione, e sembra che la responsabilità di qualsiasi nefandezza pubblicata o della pervasività degli algoritmi possa venir scaricata sulle famiglie. È certamente necessario e proficuo che i genitori si organizzino per coordinarsi e gestire assieme il problema, la nascita dal basso dei «Patti digitali» fra famiglie è una bellissima testimonianza di questa esigenza condivisa. Ma non può sostituirsi alla assunzione di responsabilità dei gestori.

Negli Usa Meta è stata chiamata a rispondere in tribunale, da importanti municipi, come quello di New York, e da numerosi stati, con l’accusa di aver intenzionalmente progettato Facebook e Instagram per catturare il più tempo possibile i giovani e aver raccolto i loro dati, puntando su alcuni tratti tipici della personalità in formazione degli adolescenti: la ricerca di ricompense, la forte sensibilità al giudizio degli altri e una capacità di controllo degli impulsi ancora in fase di maturazione. L’incremento evidenziato di disagio psichico e di disturbi dell’età evolutiva è stato uno degli elementi addotti contro i grandi operatori digitali. Meta ha recentemente disinnescato in California, attraverso un patteggiamento, uno di tanti processi in cui è coinvolta, e che poteva anche condurre, se si fosse arrivati ad un giudizio definitivo nel merito, ad una pesante condanna per danni ai minori. Meta ha accettato un pagamento miliardario allo stato della California e proposto alcune mitigazioni degli algoritmi dei suoi social. Ma certamente non basta.
La prospettiva in cui si è mossa l’Europa con il Kids Act è quella di dare una risposta unitaria, imponendo alle piattaforme stesse che vogliano stare nel mercato europeo di adeguarsi a garanzie di tutela dei minori, la cui effettività sia responsabilità delle piattaforme stesse, non scaricata sui genitori.
Gli Stati che si sono finora mossi in ordine sparso non sono in grado di imporre i loro criteri alle grandi compagnie, ma se l’Europa armonizza le regole e impone paletti a protezione dei minori, unificando i criteri richiesti, può dare effettività a norme cogenti per chi vuole operare nel suo vasto mercato. La proposta europea fissa fino a 13 anni il divieto di accedere alle piattaforme tramite proprio account; semmai il bambino potrà fruire di piattaforme di condivisione di video specificamente progettate per la fascia di età, attraverso un adulto responsabile. Dai 13 ai 15 anni si potrà accedere a social disegnati per la fascia di età e supervisionati dalla famiglia. Progettare servizi specifici per i minori significa evitare compulsività, contatti con estranei non richiesti, tempi illimitati, interferenze con le ore di scuola e di sonno, per esempio.
Andranno adottati sistemi di verifica dell’età a prova di privacy. L’onere della prova sulla sicurezza per i minori starà alle piattaforme stesse.
Speriamo che il Parlamento ed il Consiglio approvino il Regolamento proposto in tempi rapidi e senza cedere a interessi che non siano quelli dei minori.

*Già dirigente scolastica

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