La nota
martedì 27 Ottobre, 2026
Caporalato, la Flai Cgil: «In Trentino un’escalation di sfruttamento, dai piccoli frutti alla ristorazione»
di Redazione
Dopo i casi emersi in Valsugana e in Val di Non, il sindacato chiede un’azione condivisa con istituzioni, imprese e parti datoriali. Il segretario Juri Frapporti: «Il fenomeno interessa ampi territori e diversi settori»
Il caporalato in Trentino emerge in più settori produttivi e, secondo la Flai Cgil, presenta segnali di un’escalation nelle condotte contestate, che arrivano fino alla riduzione in schiavitù. Dopo i casi che hanno interessato la Valsugana, il comparto dei piccoli frutti e un’azienda vitivinicola, nelle ultime ore è arrivata la notizia di un’altra indagine in Val di Non, relativa a un presunto sistema di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori stranieri.
A richiamare l’attenzione sulla diffusione del fenomeno è Juri Frapporti, segretario generale della Flai Cgil del Trentino, che chiede un impegno congiunto di sindacati, enti pubblici, associazioni datoriali e aziende che operano nel rispetto delle regole.
«È di pochi giorni fa la notizia delle indagini nel mondo dei piccoli frutti e, andando solo poco più indietro, quello dell’azienda vitivinicola. Lo diciamo da tempo avendo costanti contatti coi lavoratori e assicurando loro tutela, anche legale: il caporalato in Trentino si è diffuso andando a interessare ampi territori e diversi settori», afferma Frapporti.
Per il sindacalista, è necessario rafforzare il coordinamento tra i soggetti coinvolti nel contrasto allo sfruttamento. «Mai come ora serve trovare condivisione nel contrasto a questa piaga: azioni congiunte devono essere studiate dai sindacati in sinergia con gli enti pubblici, le parti datoriali, le aziende sane».
Frapporti richiama inoltre la gravità delle contestazioni emerse nei diversi procedimenti: «Stiamo assistendo non solo all’emersione del fenomeno, ma anche a una sorta di “escalation” dei reati contestati: caporalato, sfruttamento, pestaggi, fino alla riduzione in schiavitù».
Dalla Valsugana alla Val di Non, le indagini sullo sfruttamento
I casi citati dalla Flai Cgil riguardano diversi comparti e territori. In Valsugana, come riportato dai quotidiani, una coppia di cittadini nigeriani è in carcere e i titolari di tre aziende sono stati denunciati. Le accuse contestate comprendono, tra gli altri reati, sfruttamento dei lavoratori, riduzione in schiavitù, tratta di persone e maltrattamenti con lesioni. Si tratta di contestazioni nell’ambito dell’indagine, da distinguere dagli eventuali accertamenti e dagli esiti giudiziari definitivi.
In Val di Non, la Guardia di finanza ha comunicato l’esecuzione di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 384.551 euro nei confronti di un imprenditore attivo nella ristorazione. L’uomo è indiziato di aver sviluppato, in concorso con alcuni imprenditori agricoli, un sistema di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori stranieri, facendo leva sulle procedure di ingresso previste dal cosiddetto decreto flussi.
Un altro intervento delle Fiamme gialle risale al 22 ottobre, quando è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di 790.514 euro nei confronti di un imprenditore trentino e di cinque suoi collaboratori. Sono indiziati di appartenere a un’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro e alla truffa nel settore dei piccoli frutti. A luglio era emerso, inoltre, il caso relativo a un’azienda vitivinicola.
La tutela dei lavoratori e le informazioni in più lingue
Secondo Frapporti, in alcuni di questi casi i lavoratori hanno trovato nella Flai Cgil un sostegno per difendersi e far valere i propri diritti. «Nel caso della Valsugana, come in quello dei piccoli frutti e dell’azienda vinicola, alcuni dei lavoratori hanno trovato, nella Flai Cgil, la possibilità di difendersi».
Il sindacato punta anche a favorire l’emersione di altre situazioni di sfruttamento, informando chi lavora sulle tutele disponibili e sulle possibilità di rivolgersi alle organizzazioni sindacali e alle forze dell’ordine.
Un ostacolo, sottolinea Frapporti, è rappresentato dalla difficoltà di comprendere la lingua italiana. «Spesso l’ostacolo della comprensione dell’italiano è una vera e propria arma a disposizione dei caporali». Per questo, spiega, la Flai Cgil traduce le proprie comunicazioni in diverse lingue, tra cui arabo e urdu.
Il decimo anniversario della legge contro il caporalato
Il richiamo del sindacato arriva nei giorni in cui ricorre il decimo anniversario della legge 199 del 2016, che ha introdotto disposizioni per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro. Per il 4 novembre è in programma a Roma un convegno nazionale promosso dalla Flai Cgil.
Per il sindacato, i casi emersi in Trentino rendono urgente un’azione coordinata che affianchi alle indagini e agli interventi delle autorità un sistema di prevenzione, informazione e tutela dei lavoratori, coinvolgendo istituzioni, imprese e parti sociali.
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