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mercoledì 21 Ottobre, 2026
Padre e figlio bolzanini arrestati in Cisgiordania e accusati di terrorismo. Il racconto di Manuel Tartarotti: «Mi hanno bendato e picchiato»
di Elena Mancini
Fermati in Cisgiordania mentre documentavano demolizioni nei villaggi palestinesi, sono stati detenuti per 24 ore
Pubblichiamo questo articolo per gentile concessione di salto.bz
“La polizia israeliana ci ha chiesto i documenti, poi hanno preso me e mio padre, ci hanno bendati e ci hanno caricati su un furgone militare. Non ci hanno detto dove ci portavano, io sono stato preso e menato nel retro del mezzo. Non sapevo cosa sarebbe successo ed ho avuto paura”. E’ la storia di Manuel Tartarotti, bolzanino di 35 anni, che, assieme a suo padre Alberto di 67, è stato arrestato ieri (20 ottobre) dall’esercito israeliano nei pressi di Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania. Adesso (nel pomeriggio del 21 ottobre) Alberto e Manuel sono al sicuro nel gate di un aeroporto in attesa di essere rimpatriati in Italia, dopo essere stati detenuti per 24 ore con l’accusa di terrorismo.
Padre e figlio erano in Cisgiordania dal 18 ottobre per portare fondi raccolti in Italia a Youth of Sumud, l’associazione di volontariato che nel 2024 ha vinto il premio Langer per la resistenza nonviolenta palestinese nell’area a sud di Hebron, in Cisgiordania. Ieri mattina alle 8, spiega Manuel, l’amico Sami Huraini lo ha avvisato di nuove demolizioni nei villaggi palestinesi. “Siamo andati verso il villaggio e ci siamo seduti su un muretto a guardare da lontano e a filmare”, racconta, a più di quattro chilometri di distanza e in compagnia di due palestinesi del collettivo e tre giornalisti di Al Jazeera. Dopo circa mezz’ora è arrivata la polizia: prima è stato effettuato il controllo dei documenti, poi il prelievo dei soli due italiani.
Manuel racconta di essere stato malmenato, bendato e trasportato in una base militare a Hebron. “Siamo stati interrogati, schedati con impronte e DNA e tenuti ammanettati fino alla notte”. La notte in cella, aggiunge, è stata “quasi la cosa minore”. “Ero con mio padre in una cella lurida, ma almeno con lui, quindi eravamo tranquilli.”
All’alba di stamattina i due sono stati ammanettati di nuovo e portati a un ufficio dell’immigrazione vicino a Tel Aviv. “Dopo altra burocrazia e altri interrogatori ci hanno detto che venivamo deportati per terrorismo.” Le motivazioni alla base dell’accusa, spiega Manuel, sono due: la presenza in una zona dichiarata illegale (“anche se non c’era nessun cartello ad indicarlo”) e soprattutto l’affiliazione a Youth of Sumud, “che loro definiscono terrorista, cosa che ovviamente non è vera”.
Ai due sono stati controllati anche i cellulari e i loro post sui social, comprese le affiliazioni con gruppi attivisti sudtirolesi. “Realtà come Spazio 77, che ci ha aiutato a raccogliere i fondi, o Sinistra – Die Linke sono considerate da loro vere e proprie organizzazioni terroristiche. Per loro era scontato che fossimo terroristi anche noi”. Per entrambi è scattato un divieto di ingresso in Israele di dieci anni. “Ma l’accusa di terrorismo non durerà solo dieci anni: sarà per sempre, perché non potremo più essere riammessi a un confine israeliano.”
Per Manuel non è la prima volta in questi territori. “E’ la terza volta che vengo, per mio padre è la seconda. Ogni volta che sono venuto sono arrivati militari o polizia a chiedermi di identificarmi, perché l’associazione testimonia gli abusi di militari e coloni.” Ma questa volta, spiega, è stato diverso. “Un conto è essere fermati e vedersi chiedere il passaporto, un altro è una detenzione, un arresto, una deportazione per terrorismo. È proprio un altro livello.”
Si tratta di una pratica già usata dall’esercito israeliano: “L’obiettivo è scoraggiare gli internazionali che arrivano nel periodo della raccolta delle olive e a mandarli via per sempre.” Gli amici palestinesi, assicura, stanno bene e non sono stati arrestati; uno di loro ha portato ai due italiani zaini e bagagli, che altrimenti non sarebbero potuti tornare a riprendere. Prima dell’imbarco, Manuel resta soprattutto con un sentimento: “Il dispiacere per non poter tornare, per essere accusati per niente. È tutto assurdo.”
Lo studio
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