L'indagine

mercoledì 21 Ottobre, 2026

Caporalato nelle serre dei piccoli frutti: 84 lavoratori sfruttati, sequestri per 790 mila euro

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Inchiesta della Guardia di Finanza in Trentino: turni infiniti, alloggi fatiscenti e per il permesso di soggiorno si pagavano 5 mila euro

Ottantaquattro lavoratori, perlopiù stranieri, sfruttati per anni nella raccolta dei piccoli frutti e nelle attività agricole collegate. È quanto emerso da un’indagine della Guardia di Finanza di Trento, condotta insieme al Servizio Lavoro della Provincia autonoma di Trento e coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha portato al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di 790.514 euro.

Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento su richiesta della Procura, riguarda un imprenditore agricolo trentino e altri cinque familiari, indiziati di appartenere a un’associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro e alla truffa.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sistema sarebbe stato operativo dal 2018 al 2024 e avrebbe coinvolto due aziende agricole riconducibili agli indagati.

Turni fino a 250 ore in più al mese

Al centro dell’inchiesta ci sono le condizioni di lavoro di 84 persone provenienti da Marocco, Romania, India, Nigeria, Pakistan e Camerun. I lavoratori, assunti con contratti stagionali, sarebbero stati impiegati per un numero di ore largamente superiore a quello previsto, arrivando a svolgere fino a 250 ore mensili aggiuntive rispetto ai limiti indicati dalla normativa, secondo quanto riferito dagli investigatori.

Anche le retribuzioni sarebbero state inferiori a quelle stabilite dal contratto collettivo nazionale di riferimento, sia per le ore ordinarie sia per quelle straordinarie.

A queste condizioni si sarebbero aggiunte ulteriori trattenute per spese quotidiane. In particolare, secondo gli accertamenti, ai lavoratori sarebbero stati richiesti 3 euro a notte per l’alloggio, 100 euro una tantum per una coperta e un cuscino e 5 euro per il carburante ogni volta che avevano bisogno di utilizzare un’automobile degli indagati per fare la spesa.

Alloggi fatiscenti 

L’indagine avrebbe inoltre documentato condizioni abitative particolarmente precarie. I lavoratori sarebbero stati ospitati in abitazioni fatiscenti, prive dei requisiti igienico-sanitari minimi e caratterizzate da un sovraffollamento tale da non garantire spazi adeguati neppure per riporre gli effetti personali.

Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza e del Servizio Lavoro provinciale, la vulnerabilità delle persone coinvolte sarebbe stata accentuata dalla scarsa conoscenza della lingua italiana, dalla mancanza di alternative occupazionali e dalla necessità di assicurare un reddito a sé stessi e alle proprie famiglie.

Il vantaggio economico che gli indagati avrebbero ottenuto attraverso questo sistema, insieme alle due aziende agricole riconducibili al gruppo, è stato quantificato in 753.014 euro. La cifra comprende il risparmio derivante dalle retribuzioni non corrisposte nella misura dovuta e dai contributi previdenziali e assistenziali che, secondo gli investigatori, non sarebbero stati versati.

Permessi di soggiorno a caro prezzo

L’inchiesta avrebbe fatto emergere anche un secondo filone, relativo a presunte truffe aggravate ai danni di nove cittadini marocchini.

Secondo gli accertamenti, le vittime avrebbero versato complessivamente 37.500 euro agli indagati, convinte di dover pagare per convertire il permesso di soggiorno per lavoro stagionale in un permesso per lavoro subordinato non soggetto agli stessi limiti temporali.

Le somme richieste sarebbero state comprese tra 4.000 e 5.000 euro a persona. In base alla ricostruzione investigativa, ai lavoratori sarebbe stato prospettato il rischio di perdere il posto di lavoro, l’alloggio e la possibilità di restare regolarmente in Italia in caso di mancato pagamento.

La procedura di conversione, secondo quanto precisato nel comunicato della Guardia di Finanza, è invece gratuita nell’ambito della normativa richiamata.

Sequestri per 790mila euro

Sulla base degli elementi raccolti, il Tribunale di Trento ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, di beni per un valore complessivo di 790.514 euro, ritenuto riconducibile al profitto illecito ipotizzato per i reati di sfruttamento del lavoro e truffa aggravata.

L’importo deriva dalla somma dei 753.014 euro stimati come vantaggio economico legato allo sfruttamento dei lavoratori e dei 37.500 euro che sarebbero stati versati dalle nove persone coinvolte nel presunto raggiro.

L’operazione si inserisce nell’attività della Guardia di Finanza di contrasto al caporalato e di tutela dei diritti, della salute e della dignità dei lavoratori.

La Procura della Repubblica di Trento ha autorizzato la diffusione della notizia. Come precisato nel comunicato ufficiale, gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva: le responsabilità contestate dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario.

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