Scuola
domenica 18 Ottobre, 2026
Scuola, la protesta dei prof che supera i sindacati. Meo (Cgil): «Ai sit-in eravamo 4 gatti, ora possiamo fare molto»
di Donatello Baldo
Il segretario commenta la nuova mobilitazione dei docenti: «Reclutavamo i pensionati per fare numero: se vogliamo fare delle rivendicazioni questo è il momento»
Un po’ di frustrazione c’è stata in questi giorni. Dopo anni di lotte nel mondo della scuola, di vertenze e agitazioni, di negoziazioni per ottenere uno spicciolo in più… e arrivano gli insegnanti autoconvocati che si permettono pure di criticare i sindacati che non farebbero abbastanza. E che sono centinaia e centinaia, che prima non si erano mai visti. «Alle manifestazioni sotto la Provincia eravamo sempre quattro gatti. Reclutavamo gli insegnanti in pensione per fare numero. Magari avessimo avuto questa partecipazione negli anni passati. Avremmo ottenuto di più, perché se entri a trattare sull’onda di una mobilitazione è tutta un’altra cosa», si sfoga Raffaele Meo, segretario della Flc Cgil. Ragiona però a mente fredda, e rientra nel suo ruolo di sindacalista: «Se vogliamo fare rivendicazioni salariali è questo il momento, perché dobbiamo portare a casa i risultati con la legge di bilancio di dicembre, al massimo all’assestamento di luglio. E le risorse servono per avere più soldi in busta paga, ma anche per le questioni giuridiche inerenti al contratto, soprattutto per il tema degli orari. E poi — aggiunge — non si può ridurre la scuola agli insegnanti perché come sindacato noi guardiamo alla scuola a 360 gradi. Al personale Ata, agli assistenti educatori. Ora il focus è concentrato sui docenti, ma noi guardiamo all’interesse di tutti i lavoratori del mondo dell’istruzione».
Gli «autoconvocati» rimproverano ai sindacati della scuola di aver ceduto proprio sul tema dell’orario. Bruciano ancora quelle 70 ore aggiuntive che devono essere fatte annualmente per recuperare quei dieci minuti delle ore da cinquanta minuti. «Ma lo abbiamo spiegato in mille occasioni. Solo che c’è chi fomenta». Il sindacato Delsa, «che allora non c’era e che oggi non mi sembra che sia quello che non firma gli accordi». Meo ricorda quella firma: «Avevamo firmato tutti, tutti e tre i sindacati confederali. Era il 2010, vi ricordate quegli anni? C’erano i conti pubblici che strabordavano, tempo di austerity, blocco della contrattazione. In tutta onestà — dice il segretario della Flc — non potevano ottenere di più. E all’inizio sarebbero state 99 ore, abbiamo strappato le 70. Ma soprattutto abbiamo conservato gli scatti di anzianità, abbiamo creato i fondi unici, quando prima si trattava di pagamenti a piè di lista». Allora è andata così, «ed eravamo da soli», sospira Meo.
Ora invece? «Ora è diverso e per un sindacalista è grasso che cola. Nel senso che stiamo assistendo a un momento inedito di mobilitazione, una base che si organizza per sostenere i sindacati nella contrattazione». Raffaele Meo è ottimista: «Per la prima volta negli ultimi da tanti anni c’è una base solida che potenzialmente ha una capacità di spinta molto forte. Si possono riaprire questioni ferme da tempo, ne sono convinto. Non posso non essere felice perché prima eravamo pochi, soli, senza appoggio dalla base del corpo insegnante». E dunque le incomprensioni iniziali passano in secondo piano: «Con il movimento degli insegnanti ci siamo scambiati messaggi nelle ultime ore, e ho chiesto loro un incontro. Dobbiamo sgomberare il campo da alcuni equivoci, chiarire qualche aspetto. Ma siamo dalla stessa parte».
Il movimento vedrà l’assessora Gerosa mercoledì prossimo: «Ma mica andranno a trattare, loro stessi dicono che si devono prima informare, ed è giusto così. E noi siamo a disposizione per aiutarli a capire cosa si nasconde tra le pieghe di un contratto, non è cosa semplice». E Gerosa, lo stesso giorno, vedrà anche i sindacati, tutti. All’inizio era solo la Cisl: «Per mediare», dice scoraggiato il segretario della Flc Cgil. «Ma il sindacato non deve mica mediare tra la Provincia e i lavoratori. Deve rappresentarli i lavoratori». E spiega: «La Cisl ha voluto fare una fuga in avanti. Voleva intestarsi l’interlocuzione con Gerosa. Ma se proprio vogliamo dirla tutta, quei docenti autoconvocati sono passati dalla nostra assemblea. La scintilla ha trovato una camera di scoppio anche dentro il nostro sindacato. E detto questo, non c’è nessuna intenzione di cavalcare o men che meno strumentalizzare quella protesta. E nemmeno c’è l’intenzione di assorbirla. Crescano, aumenti la partecipazione, e non c’è alcun contrasto o contraddizione tra movimenti dal basso e Cgil». Meo arriva a dire una frase che da tempo non si sentiva: «Coscienza di classe». Poi si corregge, ma il senso è questo: «Coscienza di categoria. Grazie a questo movimento è aumentata la consapevolezza. Ci sono insegnanti che parlano del loro contratto, che vogliono capirne i meccanismi, che capiscono come la lotta porti risultati in termini di contrattazione. Meglio di così…». Poi, alla fine, a trattare ci vanno però Cgil, Cisl e Uil: «Ma sai che bello entrare nel palazzo della Provincia con dietro migliaia di insegnanti consapevoli che ti appoggiano e ti stimolano, che ti incalzano pure? Io ci metterei la firma». All’accordo? «A questa situazione. Ma anche all’eventuale accordo, perché con questa forza si riuscirebbe a ottenere molto».
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