L'intervista

giovedì 8 Ottobre, 2026

Sinner e la stagione finita, Camporese: «Fa bene a non avere fretta». E sull’infortunio: «Con le infiammazioni serve pazienza»

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L’ex numero 18 del mondo e numero uno italiano negli anni ’90 racconta la propria esperienza con gli infortuni: «Non ha nulla di rotto, qualche mese di stop non è nulla davanti a dieci anni di carriera»

«Sinner fa bene a non avere fretta. Ora deve pensare a curarsi e guarire». Parola di Omar Camporese, ex 18 del mondo e numero uno del tennis italiano negli anni 90, che di infortuni non traumatici se ne intende. Alla base dell’infortunio al ginocchio di Sinner – che ieri ha annunciato lo stop fino a fine anno – sembra ci sia una tendinopatia da sovraccarico. Camporese, al top della carriera, soffrì di un’epicondilite al gomito, ma per qualche mese anche di un un’infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio. «Le infiammazioni – dice Camporese – sono malanni sfuggenti, un po’ bastardi, ti procurano anche delle paranoie pazzesche. Perché magari pensi di stare bene, ma poi vai in campo e appena spingi torna il dolore. Però guarderei il lato positivo: Sinner non ha nulla di rotto, nel suo caso deve avere solo un po’ di pazienza e le cose si sistemano».
Camporese, come vive un atleta momenti del genere?
«Non è facile. È dura sia sul lato mentale, perché qualsiasi tennista vuole sempre giocare e competere, e anche sul piano fisico, perché senti che hai male. Poi il ginocchio fa girare tutto il corpo e se è infiammato non ti limita solo sulla corsa, ma anche su servizio, rotazioni e scivolate».
Lei, oltre che l’epicondilite, ebbe anche un’infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio.
«L’epicondilite mi condizionò il resto della carriera, avevo 23 anni ed ero in top-20. Quella al ginocchio invece fu una banale infiammazione, anche se facevo fatica perfino a camminare, la risolsi in quattro mesi».
Perciò con Sinner lei guarda il bicchiere mezzo pieno…
«Il suo infortunio è serio, ma dico che ci sono cose più gravi. Jannik non si è rotto e non deve operarsi, ora farà il ciclo di terapie annunciato e poi potrà essere in salute per la preparazione invernale in vista del 2027».
Sinner ha giustificato lo stop affermando che deve pensare alla sua carriera nel lungo termine…
«Il ragazzo è intelligente, scrupoloso, perfezionista. Ed è seguito benissimo. E questa sua dichiarazione lo conferma. In questi casi l’istinto ti porterebbe ad avere fretta, ma se forzi poi peggiori la situazione. Lui lo sa e si prende il tempo necessario. Stiamo parlando di un campione di 25 anni, che ne ha ancora diversi davanti. In questa prospettiva, qualche mese di stop non è nulla».
A fine anno però perderà il numero 1 al mondo a favore di Zverev…
«Ma non credo che Sinner pensi molto a questo. Dispiace perché si è fermato proprio nel periodo dell’anno in cui in genere domina, cioè nei tornei sul cemento e indoor. Ma davanti magari ad altri dieci anni di carriera, non è importante il ranking di adesso».
Sinner non gioca dal trionfo di Wimbledon. È stato criticato per il silenzio seguito ai suoi numerosi forfait.
«Ma sappiamo che viviamo ormai nell’epoca dei social, che vengono usati soprattutto per attaccare e demolire. Mi chiedo, come si può criticare uno come Sinner? Un consiglio alla gente: restate calmi e date il tempo necessario al giocatore di recuperare. Poi sul silenzio del ragazzo le dico la mia…»
Prego.
«Quando si tratta di infortuni del genere, senza una scadenza precisa, noi tennisti ci teniamo le cose per noi, perché non sappiamo bene quando finiscono. Non è che stai lì a badare agli altri, pensi a te stesso e a guarire. Con Sinner è tutto più esasperato perché è Sinner, un fuoriclasse, un’icona». È esasperato anche il calendario del tennis di oggi…
«Infatti quest’anno si sono fatti male anche Alcaraz, Draper, Fonseca. Gli atleti sono molto sollecitati».
Si gioca troppo?
«Si giocava tanto anche ai miei tempi, anzi pure di più e allora sempre al meglio dei cinque set. Il punto è che il tennis di adesso è molto fisico, il mio era più tecnico e gli scambi più brevi perché noi scendevamo molto a rete. Oggi poi si gioca tanto sul cemento e lì le articolazioni sono più sollecitate. Un tennista di adesso deve annoverare come normali infortuni e pit stop».
Sinner ha comunicato la rinuncia a Us Open e Shangai all’ultimo. Forse ci ha pure provato a rientrare…
«Il punto è che con le infiammazioni non capisci immediatamente se sei guarito davvero. Quindi magari vai in campo e te ne accorgi appena spingi. In casi del genere se sei anche all’80 per cento non puoi competere, non puoi giocare per vincere. Pertanto, giusto fermarsi finché non si è guariti completamente».

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