cronaca
giovedì 8 Ottobre, 2026
Spari a Madonna bianca: la faida tra famiglie, l’assalto con armi da fuoco poi il blitz della Polizia. Ecco come è andata
di Ubaldo Cordellini
Padre e figlio sono stati fermati ieri dopo una maxi operazione degli agenti: erano stati sentiti in questura a Bolzano
Li hanno presi ieri, dopo quattro giorni di indagini serrate volte soprattutto a raccogliere gli elementi necessari a incastrarli. Ieri pomeriggio, al culmine di un’operazione nella zona di via Sassari a Bolzano — impressionante per il dispiego di forze — la polizia ha sottoposto a fermo i due uomini sospettati di aver sparato, sabato scorso, contro la facciata della Torre 13 e le finestre dei primi tre piani. L’assalto è scattato come spedizione punitiva ai danni della famiglia di un quarantunenne di origine sinti, attualmente agli arresti domiciliari per una serie di assalti ai bancomat messi a segno tra il novembre 2022 e il marzo 2023. I due fermati, condotti nel carcere veronese di Montorio, appartengono a un clan rivale.
Gli agenti della Squadra mobile della questura di Trento sono riusciti a identificarli analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza intorno a via Conci, mettendosi sulle tracce di un Suv nero fuggito a tutta velocità dopo che gli occupanti avevano esploso una raffica di colpi contro l’edificio. Gli inquirenti nutrivo forti sospetti sui possibili autori già da sabato sera e, nei giorni successivi, hanno cercato i riscontri necessari a incriminarli. Ieri mattina, prima dell’alba, è scattato il blitz in grande stile: gli uomini della Squadra Mobile di Trento, in collaborazione con i colleghi di Bolzano, il Reparto prevenzione crimine Lombardia, le Unità operative di Primo intervento di Milano e Bolzano, le unità cinofile antiesplosivo e gli artificieri di Padova, Bergamo, Bolzano e Verona, la Polizia Scientifica e il personale della Protezione Civile altoatesina, hanno proceduto al fermo giudiziario. Le accuse sono di tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco. Il ricorso al fermo, anziché a un’ordinanza di custodia cautelare, evidenzia un concreto e imminente pericolo di fuga. Questo dettaglio porta a escludere che i due indagati (residenti in via Milano a Bolzano) coincidano con le persone arrestate l’altro ieri nel capoluogo altoatesino per un aggravamento dei domiciliari, misura scaturita da precedenti reati contro il patrimonio come furto e ricettazione. La polizia ha già ricostruito la dinamica del raid di sabato e dei violenti alterchi che lo hanno preceduto, scoppiati prima davanti al carcere di Spini di Gardolo e poi sotto la Torre 13. Proprio questi elementi hanno guidato la Mobile verso i sospettati. Dietro la vendetta si nasconderebbe una faida profonda, le cui radici affondano in episodi gravi avvenuti negli ultimi cinque o sei anni. Nel 2022, infatti, la stessa famiglia della Torre 13 era stata bersaglio di un simile agguato a colpi di pistola, sebbene meno eclatante. A maggio, inoltre, il rogo di alcune biciclette elettriche parcheggiate sotto un immobile Ipes in via Milano a Bolzano ha causato danni per oltre un milione di euro all’intero palazzo. Sabato la tensione è degenerata in una doppia lite: prima il diverbio davanti al penitenziario tra un esponente del clan bolzanino e una donna della famiglia di Trento; poi, intorno a mezzogiorno, l’uomo arrivato da Bolzano ha raggiunto via Conci, aggredendo un residente del primo piano. Infine, verso le 17, la sparatoria: una raffica diretta prima contro l’auto di famiglia e poi verso gli appartamenti, rischiando di colpire inquilini del tutto estranei alla vicenda. Una sequenza temporale che fa ipotizzare il coinvolgimento di tre o quattro persone, con l’assalto pomeridiano forse eseguito da altri membri del gruppo.
La violenza dell’episodio ha provocato l’immediata reazione delle forze dell’ordine, ringraziate pubblicamente dal sindaco Franco Ianeselli: «Ringrazio la Procura della Repubblica e gli uomini della Polizia di Stato che, nel giro di pochi giorni, hanno prima identificato e poi fermato i due presunti responsabili della sparatoria dello scorso 3 ottobre a Madonna Bianca. Dopo giorni di paura e tensione, auspico che questa svolta restituisca serenità agli abitanti della Torre 13 e a tutto il quartiere. La rapidità delle indagini ci rassicura sulle capacità investigative delle nostre forze dell’ordine, che ancora una volta hanno dimostrato come i crimini commessi in città non restino impuniti».
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