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giovedì 1 Ottobre, 2026
Riceve due dosi di iniezione letale, ma resta in vita: caso senza precedenti in Tennessee
di Redazione
La detenuta è Christa Gail Pike, nel 1996 ha ucciso un donna che frequentava una scuola professionale con lei
È rimasta in vita dopo aver ricevuto i farmaci previsti per l’iniezione letale: è la prima volta nella storia che accade. Christa Gail Pike, 50 anni, non è stata messa a morte mercoledì in Tennessee nonostante la somministrazione di due dosi di pentobarbital. La donna, condannata per l’omicidio di una donna che frequentava assieme a lei una scuola di formazione professionale, reato commesso nel 1995, è stata trasferita in ospedale in ambulanza.
I suoi avvocati hanno riferito che, dopo l’iniezione, Pike era ancora viva e russava rumorosamente. In una dichiarazione depositata in tribunale, i legali hanno parlato di una situazione di «agonia non necessaria» e hanno chiesto di fermare immediatamente l’esecuzione.
Il governatore del Tennessee, Bill Lee, ha annunciato una revisione indipendente dell’accaduto e ha disposto che l’altra esecuzione prevista nello Stato entro la fine dell’anno non venga effettuata.
Due dosi di pentobarbital
L’esecuzione era stata programmata alle 10 del mattino, ma a circa un’ora dall’orario previsto la Corte d’appello federale del Sesto Circuito aveva disposto una sospensione. Al centro del ricorso c’erano, tra gli altri aspetti, le accuse di abusi sessuali subiti da Pike durante l’infanzia e la questione se tali elementi fossero stati adeguatamente considerati al momento della condanna.
Lo Stato aveva impugnato il provvedimento davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che più tardi aveva dato il via libera all’esecuzione.
Secondo i documenti depositati dagli avvocati di Pike, nel corso della procedura sono state somministrate due dosi di pentobarbital. Il protocollo del Tennessee prevede una seconda serie di farmaci nel caso in cui il detenuto non sia morto dopo la prima, ma non specifica cosa debba accadere qualora la persona sia ancora viva dopo la seconda somministrazione.
Il Dipartimento penitenziario del Tennessee ha sostenuto di aver seguito «ogni passaggio del protocollo di esecuzione legale e stabilito dallo Stato», approvato dall’ufficio del procuratore generale.
La detenuta resta cosciente
I testimoni dei media, che assistevano alla procedura da una stanza separata, hanno riferito che alle 19.27 sono state aperte le tende della camera delle esecuzioni, mostrando Pike legata a una barella.
Nelle sue ultime parole, la donna ha detto di voler lasciare questo mondo «come ho trascorso gran parte della mia vita, cioè innamorata», affermando di essere in pace.
La procedura, però, non è andata come previsto. Pike è rimasta cosciente e, a un certo punto, ha sollevato la testa chiedendo agli agenti se fosse normale che il suo braccio si sentisse in quel modo.
Alle 20.26, secondo i testimoni, era stata somministrata anche la seconda dose di pentobarbital. In questo frangente, Pike è stata sentita russare dietro la tenda chiusa. Il microfono è stato spento alle 20.53, quando ai giornalisti è stato chiesto di lasciare l’area.
Gli avvocati hanno quindi presentato ricorsi d’emergenza alla Corte Suprema del Tennessee, alla Corte d’appello federale e a un tribunale distrettuale, sostenendo che la procedura stesse violando il diritto della detenuta a non essere sottoposta a una punizione crudele e inusuale.
«Un caso senza precedenti»
La direttrice esecutiva del Death Penalty Information Center, associazione non profit americana che si occupa di informare sulla pena di morte, Robin Maher ha definito quanto accaduto «singolare e senza precedenti».
Secondo Maher, sette persone sono sopravvissute a problemi medici durante altre esecuzioni perché gli addetti non erano riusciti ad accedere a una vena per somministrare i farmaci letali. Nessuno, però, sarebbe rimasto in vita dopo aver ricevuto i farmaci utilizzati per l’iniezione letale.
«Eseguire una condanna legalmente imposta è una delle responsabilità più serie dello Stato», ha dichiarato il governatore Lee, annunciando una «revisione completa da parte di soggetti esterni per determinare esattamente cosa sia accaduto».
L’omicidio del 1995
Pike aveva 18 anni quando, il 12 gennaio 1995, uccise Colleen Slemmer, 19 anni, sua compagna in un centro di formazione professionale di Knoxville. Secondo i procuratori, Pike attirò la ragazza in una zona boscosa perché temeva che volesse sottrarle il fidanzato.
Slemmer fu colpita con un taglierino e percossa con un grosso frammento di asfalto. Il fidanzato di Pike, Tadaryl Shipp, ha ammesso di aver inciso sul corpo della vittima un pentagramma, simbolo a cinque punte associato a Satana.
Il caso aveva suscitato enorme attenzione negli Stati Uniti anche per gli elementi legati al cosiddetto «satanic panic», il fenomeno che negli anni Ottanta e Novanta alimentò timori e accuse legati a presunti culti satanici.
Pike non ha mai negato di essere responsabile dell’omicidio. I suoi sostenitori hanno però chiesto di tenere conto dell’età che aveva al momento del delitto, dei problemi di salute mentale e delle accuse di gravi abusi sessuali subiti durante l’infanzia.
Dopo l’omicidio le furono diagnosticati disturbo bipolare e disturbo da stress post-traumatico. Nella richiesta di clemenza, Pike ha raccontato di aver voluto inizialmente soltanto affrontare Slemmer, ma di aver perso il controllo durante l’aggressione.
«Ero una ragazza di 18 anni malata di mente», aveva dichiarato, spiegando di aver impiegato anni per comprendere pienamente la gravità di ciò che aveva fatto.
Il fidanzato condannato all’ergastolo
Shipp, che aveva 17 anni al momento del delitto, è stato condannato all’ergastolo con possibilità di libertà condizionale. Pike è stata invece l’unica dei due a ricevere la pena di morte.
La madre di Slemmer, May Martinez, aveva raggiunto Nashville nella speranza di assistere all’esecuzione della donna ritenuta responsabile della morte della figlia. In un’intervista all’Associated Press aveva raccontato di aver atteso per decenni che la condanna venisse eseguita.
Pike sarebbe stata la prima donna giustiziata dal Tennessee da oltre due secoli e la 30esima persona messa a morte negli Stati Uniti nel 2026.
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