Salute
mercoledì 30 Settembre, 2026
Fuga dai medici dagli ospedali trentini, Brugnara (Cimo): «Se ne vanno perché non valorizzati. Eppure l’autonomia potrebbe dare maggiori risorse»
di Donatello Baldo
La segretaria del sindacato medico: «Senza aumentare gli stipendi non si va da nessuna parte»
«Gestito così, il sistema privato convenzionato è un problema». Ne è convinta la segretaria del sindacato dei medici ospedalieri (Cimo-FesMed) Sonia Brugnara.
Crede anche lei che il privato convenzionato sta impoverendo il sistema pubblico?
«Se si va avanti così, in questa direzione, il pubblico si svuota. Al privato si affida di fatto l’intervento in elezione, quello programmato, quello che appaga il professionista, perché in quell’occasione esprime al meglio le sue competenze. Se si svuota il pubblico di casistica e si lasciano solo gli interventi in emergenza, quelli più rischiosi, è ovvio che i medici guardano altrove per cercare condizioni migliori. Anche dal punto di vista della conciliazione vita-lavoro: nel privato non si fanno turni, non si affrontano emergenze, non si fanno reperibilità di giorno e di notte e di domenica».
Un tempo quella del medico sembrava essere una missione…
«È ancora una professione ad alto contenuto di dedizione, ma alla lunga, se non sei valorizzato, se lavori con ritmi a dir poco sostenuti, con organici asfittici… e facendo bassa manovalanza e niente che possa darti soddisfazione…».
È questa la situazione?
«Anche in Trentino è così, e non va bene. Qui si potrebbe fare di più con l’autonomia. Nel servizio pubblico dovrebbe esserci tutto, dall’urgenza all’intervento programmato. Altrimenti non vale, e non ci si lamenti se i medici fuggono».
Il privato è però una realtà con cui fare i conti.
«Sì, ma facciamoli bene. ricordo che la Provincia lo paga il privato convenzionato, e questo non è un risparmio. Lo paga e, allo stesso tempo, si rischia che al pubblico rimangano solo quello che il convenzionato non vuole».
Che cosa propone lei?
«Ci sono due livelli di responsabilità. Il primo è politico: se si vuole che la sanità trentina rimanga sui livelli alti delle classifiche ci si deve impegnare di più in termini di risorse».
Dice di risorse per gli stipendi dei medici?
«Il nostro contratto è legato alla pubblica amministrazione, con vincoli sui tetti, con l’impossibilità di aumentarlo oltre certe percentuali. Si trovino risorse extra-contrattuali, ma si intervenga per evitare un gap tra gli stipendi del pubblico e del privato, perché se si apre al privato non si può evitare di ragionare in termini di concorrenza anche a livello di remunerazione».
Ma è solo una questione di stipendio?
«Anche di organizzazione, e questa è la responsabilità in capo all’Azienda sanitaria. L’ho detto prima: se sei gonfio di lavoro, di responsabilità, se deve sopperire alle mancanze di organico…. Idee per come migliorare l’organizzazione ce ne sono».
E vengono sottoposte ad Asuit, al Dipartimento Salute e all’assessorato alla Salute?
«Ci si deve ragionare, ci si deve confrontare. Magari lo faremo agli Stati generali della Sanità».
È ironica? Sono forse stati convocati?
«Non mi sembra. Diciamo che li stiamo aspettando con trepidazione».
Tornando al privato convenzionato…
«…si sta allargando, quando con la nostra autonomia potrebbe essere limitato».
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