La storia

lunedì 28 Settembre, 2026

Un anno lontano da scuola per la sofferenza poi l’incontro con il «bullo», che lo ascolta: «Non pensavo di averti fatto così male»

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Una storia raccontata in occasione dell'inaugurazione del centro per la giustizia riparativa. Il dialogo permette di confrontarsi sulle conseguenze di quanto accaduto

Frequentavano la stessa scuola, ma dopo la denuncia presentata dalla famiglia della vittima i due ragazzi non si sono più incontrati. Uno aveva subito comportamenti di bullismo, l’altro li aveva messi in atto. Nei colloqui preliminari, però, il ragazzo che aveva agito minimizzava: «Lui se l’è presa troppo». Era la sua lettura di quello che era successo, almeno fino a quando i due si sono trovati nella stessa stanza. Durante l’incontro, il ragazzo ha raccontato quello che era accaduto. Poi ha ascoltato l’altro. E la sua reazione, alla fine del racconto della vittima, è stata: «Non pensavo di averti fatto così male». Quel «così» dice molto di ciò che può accadere in uno spazio di confronto. Perché dietro il comportamento che aveva provocato la denuncia c’era una persona che per un anno aveva smesso di andare a scuola. C’era una sofferenza che, prima di quell’incontro, il ragazzo non aveva conosciuto fino in fondo e che probabilmente, il processo in un aula poco avrebbe mostrato. Non perché non sapesse che cosa fosse successo, ma perché non ne aveva visto le conseguenze attraverso gli occhi di chi le aveva subite. Nella giustizia riparativa il centro non è soltanto la sanzione per chi ha commesso il fatto, ma la possibilità di confrontarsi con ciò che quel fatto ha provocato nell’altra persona.

La vittima può raccontare la propria esperienza e dare un nome a sentimenti che spesso restano fuori dal procedimento: la rabbia, l’odio, il senso di tradimento, la paura. Chi ha commesso il reato può invece essere accompagnato in un percorso di responsabilizzazione. In effetti, nel processo «tradizionale» per la vittima non sempre c’è uno spazio in cui poter essere ascoltata. E quella sofferenza, anche quando il procedimento finisce, può rimanere. In quella stanza, quindi, non c’era soltanto un ragazzo chiamato a riconoscere il proprio comportamento. C’era anche un altro ragazzo che, dopo un anno lontano dalla scuola, poteva finalmente raccontare che cosa gli era successo. E dall’altra parte qualcuno che, per la prima volta, poteva dire: non avevo capito quanto ti avevo fatto male.

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