La storia
lunedì 28 Settembre, 2026
Genzianella, 40 anni di lavoro e crescita: «Siamo partiti con 30 posti, ora siamo a 150. Gli inizi? Avevo 23 anni e vedevo i coscritti andare in giro»
di Massimiliano Moser
Nata nel 1986 dalla scommessa di Franco e Raffaella, oggi l’attività è un punto di riferimento per famiglie e clienti del Basso Sarca. «La chiave? Qualità e passione»
Quarant’anni di attività non sono soltanto un anniversario da celebrare, ma il racconto di una famiglia, di una scommessa portata avanti con determinazione e di un’attività cresciuta insieme alle persone che, anno dopo anno, l’hanno resa possibile. È la storia della pizzeria-ristorante Genzianella di Masi di Vigo Cavedine, nata nel 1986 dalla volontà di Franco Genzianella e della moglie Raffaella e diventata, nel tempo, un punto di riferimento per chi cerca buona cucina, pizza e un ambiente pensato anche per le famiglie.
Un percorso fatto di investimenti, momenti difficili e soprattutto di tanto lavoro. Oggi la struttura si presenta ampia e moderna, ma conserva quell’atmosfera familiare che ha accompagnato la Genzianella fin dagli inizi. Il quarantesimo anniversario è stato celebrato nei giorni scorsi con tre serate dedicate ai clienti, tra musica, intrattenimento e piccoli premi, per festeggiare, assieme ai clienti, i quattro decenni di attività.
Franco, partiamo dall’inizio. Come è nata la Genzianella?
«Nell’86 quando abbiamo iniziato di sicuro non pensavamo di arrivare fino a qua. Siamo partiti con 30 posti a sedere e ora siamo a 150. Piano piano abbiamo ampliato, una sala dopo l’altra».
La pizza resta il cuore della vostra proposta. Quanto è cambiata in questi quarant’anni?
«Siamo impostati al 90 per cento come pizzeria. Sono quarant’anni che mi dedico a corsi specializzati sulle farine».
Qualche pizza speciale?
«Al di là della nostra caratteristica pizza Genzianella, ogni mese proponiamo una pizza diversa. Ora ne abbiamo una bianca con le mele, seguiamo le stagioni: a novembre ci sarà la zucca e poi, a dicembre, le castagne. La pizza di quarant’anni fa non ha nulla a che vedere con la pizza di adesso: adesso si osa di più».
E la cucina?
«La cucina comunque si difende, con i piatti tipici. Ma il forte rimane la pizza».
Anche la clientela è cambiata insieme alla vostra proposta?
«Si, bisogna stare al passo. Anche il cliente cerca sempre qualcosa di nuovo e non la solita cosa. Se vede che proponi cose sempre più aggiornate, c’è la risposta del cliente».
Un percorso di crescita che, però, immagino non sia stato semplice. Quali sono state le difficoltà più grandi?
«Quando si pensava di ingrandirsi mancava un po’ la certezza, a livello di clientela. C’erano delle spese enormi, sia a livello economico sia per i debiti; abbiamo pensato anche di chiudere. Però abbiamo sempre trovato la forza di continuare».
Che cosa vi ha permesso di superare quei momenti?
«La determinazione ci ha aiutato. Piano piano abbiamo superato questi momenti, ma bisogna avere la passione per stare qui sempre, anche nei giorni di festa. Io avevo 23 anni nel 1986, e vedevo i coscritti andare in giro il sabato sera mentre io lavoravo, e anche quello era un sacrificio».
Oggi, dopo quarant’anni, la famiglia è ancora al centro dell’attività.
«I miei figli hanno 38 e 35 anni. Hanno fatto l’alberghiero e, una volta finiti i cinque anni, da quasi vent’anni a questa parte ci danno una mano».
E quanto è cambiato secondo lei il rapporto dei giovani con questo lavoro?
«C’è poca voglia di sacrificio adesso secondo me, lo vedi, lo percepisci. Lavorare sabato e domenica, soprattutto d’estate e nei giorni festivi, non è semplice. Nonostante ciò credo che l’interesse dei giovani in questo ultimo periodo sia in crescita, ma abbiamo passato degli anni, anche abbastanza di recente, dove era veramente difficile trovare personale».
La Genzianella ha sempre avuto un’attenzione particolare per le famiglie. Perché questa scelta?
«Abbiamo un parco giochi dedicato ai bambini che è proprio davanti alla nostra terrazza, di modo che il cliente possa stare con una bella vista e intanto poter far giocare i propri bambini. È recintato, sicuro, e abbiamo anche il menù per i bambini. Avevamo anche un piccolo angolo giochi, poi dopo il Covid non lo abbiamo più confermato. Quello che vogliamo far passare è che non ci interessa solo il lato economico dell’attività, ma anche che il cliente e la sua famiglia si senta a casa».
Dopo quarant’anni, qual è la chiave per continuare a crescere?
«Bisogna lavorare sulla qualità. Nella nostra zona c’è poco turismo e bisogna lavorare portando la gente dal Basso Sarca, da Arco e da Riva. La passione è la chiave per continuare».
La storia
Un anno lontano da scuola per la sofferenza poi l’incontro con il «bullo», che lo ascolta: «Non pensavo di averti fatto così male»
di Redazione
Una storia raccontata in occasione dell'inaugurazione del centro per la giustizia riparativa. Il dialogo permette di confrontarsi sulle conseguenze di quanto accaduto
La storia
Bimba trentina di 5 anni torna a camminare dopo l’incidente a Mollaro: l'intervento al Gaslini le ridona l'uso di gambe e braccia
di Redazione
Tre mesi fa piccola era rimasta gravemente ferita nello schianto mentre andava in vacanza con i genitori. A Genova il percorso di riabilitazione che le ha permesso di recuperare i movimenti
l'intervista
Storia di un collezionista di biciclette, Pierluigi Farè: «Ne ho 200 e le amo tutte. Il pezzo più antico? Una Michaux del 1868»
di Veronica Antoniazzi
Nel garage dell’Hotel Virgilio, custodisce dagli anni ‘90 oltre due secoli di storia del velocipede. Il museo è aperto gratuitamente al pubblico su prenotazione online o telefonica
Commenti:
Devi effettuare il login per poter pubblicare un commento.