Grandi carnivori
giovedì 24 Settembre, 2026
Il recinto elettrico non ferma il lupo: sulla Paganella uccise 34 pecore in un’unica predazione. Gli animalisti: «Servono anche cani e custodia»
di Redazione
L'episodio nella notte tra giovedì 17 e venerdì 18 settembre: le conferme dalla Provincia
La recinzione elettrificata avrebbe dovuto proteggere il gregge. Non è bastata. Nella notte tra giovedì e venerdì un branco di lupi ha raggiunto un gregge di ovini a Cavedago, in località Priori, provocando una pesantissima perdita per l’allevatore: 34 animali sono stati uccisi, altri sei risultano dispersi e cinque sono rimasti feriti.
Un bilancio che comprende 22 agnelli e 12 ovini adulti. Per il pastore, anni di lavoro e di allevamento andati in gran parte perduti in una sola notte.
L’attacco nella notte
La scoperta è avvenuta venerdì mattina, quando l’allevatore ha trovato gli animali a terra e ha fatto scattare le verifiche. Sul posto è intervenuto il Corpo forestale del Trentino, che ha esaminato le tracce lasciate dai predatori.
«Il sopralluogo effettuato dal Corpo forestale del Trentino ha accertato che l’episodio è riconducibile all’azione di un branco di lupi», conferma la Provincia, definendo quello avvenuto a Cavedago «un evento di proporzioni importanti».
Al termine degli accertamenti sono state recuperate le carcasse dei 34 animali uccisi. Altri sei capi non sono stati ritrovati e potrebbero essersi allontanati nel bosco durante l’aggressione. Cinque, invece, sono sopravvissuti riportando ferite.
La recinzione elettrica
L’aspetto che rende particolarmente significativo l’episodio è rappresentato dalle modalità con cui il gregge era stato protetto. Secondo quanto accertato, infatti, gli ovini si trovavano all’interno di una rete elettrificata mobile correttamente installata.
Una barriera che, in questo caso, non ha impedito ai lupi di entrare nel recinto.
La Provincia riconduce l’accaduto, «con ogni probabilità», a un fenomeno di surplus killing, cioè una situazione nella quale i predatori uccidono un numero di animali superiore a quello che riescono poi a consumare.
«È un comportamento che può verificarsi soprattutto quando le prede sono numerose, concentrate in uno spazio ristretto e hanno limitate possibilità di fuga», spiegano da piazza Dante.
In questo caso, dunque, la concentrazione degli animali all’interno del recinto avrebbe favorito una dinamica particolarmente pesante.
Allevatori preoccupati
Sui pascoli aperti le predazioni attribuite ai lupi comportano generalmente l’uccisione di uno o pochi animali. Episodi di questa portata, tuttavia, non sono senza precedenti in Trentino.
Lo scorso aprile, a Comano, erano state uccise più di cinquanta pecore. In quell’occasione, però, durante il sopralluogo la Provincia aveva rilevato l’assenza della linea elettrificata nel recinto.
A Cavedago la situazione è diversa: la protezione era presente e risultava correttamente elettrificata, ma non è stata sufficiente a impedire l’ingresso dei predatori.
Un episodio che torna così a porre l’attenzione sulle difficoltà degli allevatori che lavorano in quota e sulla necessità di proteggere il bestiame dalla presenza dei grandi carnivori, in particolare lupi e orsi.
Gli animalisti: «Il recinto da solo non basta»
Sulla vicenda è intervenuta anche l’associazione Bearsandothers, che invita a non considerare la recinzione elettrificata come uno strumento sufficiente da solo a prevenire le predazioni. «Il recinto non è una bacchetta magica. E il lupo fa il lupo», è il messaggio dell’associazione, secondo cui la prevenzione dovrebbe prevedere un insieme di misure, dalla sorveglianza alla presenza di cani da guardiania, oltre alle recinzioni.
Bearsandothers richiama inoltre le misure di sostegno previste dalla Provincia per la prevenzione e per l’indennizzo dei danni e chiede che, dopo ogni predazione, vengano verificati anche gli strumenti adottati per proteggere il gregge: dalla presenza e adeguatezza dei cani da guardiania alla sorveglianza, fino alle condizioni degli animali e alla corretta installazione delle recinzioni.
L’associazione sottolinea infine che non intende formulare accuse nei confronti dell’allevatore, ma pone una questione generale sulla gestione del sistema di prevenzione e degli indennizzi. «La prevenzione non può essere soltanto un recinto», sostiene Bearsandothers: deve essere «un sistema» e, insieme, una responsabilità.
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