Il premio
domenica 13 Settembre, 2026
Alla Mostra del cinema di Venezia il Leone d’oro va a «Woman Unknown»
di Redazione
Premio speciale per «Naza», Leone d'Argento a «Possible Love». Niente da fare per «The Echo Chamber» di Pallaoro
La vittoria delle donne, con la politica e il dramma della guerra che resta sullo sfondo. “Woman Unknown”, ambientato in Danimarca all’indomani dell’occupazione nazista e diretto da May el-Toukhy, ha vinto il Leone d’Oro all’83sima Mostra del Cinema di Venezia. El-Toukhy era l’unica regista nel concorso principale quest’anno. La sua pellicola è incentrata su una giovane domestica che, nel dopoguerra, sta per sposare il suo ricco datore di lavoro; tuttavia, la donna cela una passata relazione intima con un soldato tedesco, un segreto che minaccia di compromettere la sua reputazione. La protagonista, Mathilde Arcel, ha vinto anche la Coppa Volpi per la migliore attrice. La giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal ha annunciato i vincitori, tra cui il premio per il miglior attore assegnato a John Malkovich per la sua interpretazione nella cupa commedia sulla Cia “Wild Horse Nine”.
“Naza”, il documentario sconvolgente sulle strategie militari adottate durante la guerra a Gaza realizzato dai cineasti israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, già premi Oscar per “No Other Land”, ha ricevuto il Premio Speciale della giuria. «Grazie alla giuria, e siamo entrambi molto grati di essere qui. Onestamente, non è facile stare qui. Penso a tutte le persone, ai politici israeliani, ai giornalisti, che stanno attaccando questo film, contestandolo senza nemmeno averlo visto. E si sta facendo di tutto per non guardare la realtà. Per noi è davvero fondamentale che gli israeliani vedano questo film», ha affermato il regista Abraham. Il film è stato inserito nel concorso principale in extremis – su richiesta degli autori – e proiettato verso la fine del programma, ma ha lasciato il segno: dopo l’anteprima, ha ricevuto una standing ovation da record, durata circa 25 minuti. “Naza” raccoglie le testimonianze di 24 israeliani interni all’apparato militare – tra cui ufficiali dell’intelligence e soldati – che offrono uno sguardo sulla guerra a Gaza e su quella che descrivono come l’uccisione sistematica di civili palestinesi.
“Possible Love”, poetico ritratto delle dinamiche di classe e lavoro firmato dal regista sudcoreano Lee Chang-dong, ha vinto il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria, il secondo riconoscimento più importante. La giuria ha assegnato poi il Leone d’Argento per la regia a Ilya Krzhanovsky per il film “Dau”, un progetto sulla realizzazione della bomba atomica da parte di fisici sovietici, la cui produzione ha richiesto oltre vent’anni. Krzhanovsky, che ha rinunciato alla cittadinanza russa per protestare contro la guerra in Ucraina, ha dedicato il premio agli ucraini, inclusa sua madre, nata proprio lì. Il regista francese Stéphane Brizé ha vinto il Premio per la sceneggiatura con il dramma aziendale “A Good Little Soldier”. A Malou Khebizi è stato conferito il Premio Marcello Mastroianni per l’attore emergente, grazie alla sua interpretazione nel film di Cédric Kahn “A Place to Heal”.
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