Cultura
sabato 12 Settembre, 2026
Anna Serlenga nuova direttrice artistica di Oriente Occidente: «Un luogo dove costruire nuove mappe»
di Redazione
La regista e ricercatrice guiderà la realtà culturale roveretana dal 2027 al 2029. Al suo fianco un team curatoriale con Marcos Morau, Lanfranco Cis e Lucrezia Stenico
Anna Serlenga, regista teatrale e ricercatrice nel campo delle arti performative, è la nuova direttrice artistica di Oriente Occidente. La nomina arriva al termine di una open call internazionale alla quale hanno risposto circa 50 proposte. Il progetto di Serlenga è stato valutato e scelto da una commissione internazionale e guiderà la realtà culturale roveretana per il triennio 2027-2029.
La nuova direttrice arriva a Rovereto con un percorso sviluppato tra Italia, Europa e Mediterraneo, che intreccia pratica teatrale e performativa, ricerca, processi partecipativi e riflessione sui temi dell’identità, della memoria e delle migrazioni. Al suo fianco lavorerà un team curatoriale che potrà contare sulla consulenza del coreografo internazionale Marcos Morau, sull’esperienza del curatore storico Lanfranco Cis e sul coordinamento di Lucrezia Stenico.
La nomina rappresenta anche il primo passo di uno degli obiettivi previsti dal piano di sviluppo strategico triennale di Oriente Occidente, finanziato da Fondazione Caritro e accompagnato da Fondazione Euricse. Una nuova fase per una realtà che in oltre quarant’anni ha costruito a Rovereto un’identità legata all’incontro tra culture e alla ricerca nelle arti performative.
Al centro del progetto di Serlenga c’è innanzitutto la volontà di interrogare il significato stesso delle parole «Oriente» e «Occidente». La nuova direzione artistica parte dall’idea di superare il tradizionale binarismo con cui questi concetti sono stati utilizzati per leggere e organizzare il mondo. Un’impostazione ispirata anche al pensiero del filosofo Bayo Akomolafe, secondo il quale è necessario cambiare il punto di osservazione, senza cercare di semplificare la complessità ma accettando di abitarne le contraddizioni.
In questa prospettiva, Oriente Occidente viene immaginato come uno spazio intermedio, poroso e relazionale, capace di mettere in discussione categorie come identità, appartenenza, centro e periferia. Non soltanto un festival, dunque, ma un luogo fisico e insieme uno spazio di relazione nel quale far emergere nuove geografie culturali, artistiche e umane attraverso il confronto e la contaminazione.
L’obiettivo è costruire un laboratorio permanente, nel quale le arti performative possano diventare uno strumento per interrogare il presente e sperimentare nuove forme di relazione. «Mappe» non più sufficienti a descrivere una realtà attraversata da trasformazioni geopolitiche, crisi ambientali, migrazioni e ridefinizioni delle identità europee dovranno lasciare spazio a nuovi modi di orientarsi.
È qui che si inserisce il ruolo attribuito alla danza e alle arti performative. La performance, nella visione di Serlenga, non deve limitarsi a rappresentare la realtà, ma può contribuire a mettere temporaneamente in discussione le forme attraverso cui quella realtà viene organizzata. Può quindi rendere possibili altre modalità di incontro, producendo presenze, prossimità e immaginari condivisi.
Il nuovo progetto considera Oriente Occidente come un ecosistema culturale integrato, nel quale Festival, Studio e People sono tre dimensioni dello stesso processo. Il Festival rappresenta il momento pubblico di una ricerca che si sviluppa durante tutto l’anno; Studio sostiene artisti e artiste attraverso residenze, coproduzioni e percorsi di accompagnamento creativo; People rafforza invece il rapporto con i territori e le comunità, coinvolgendoli nei processi di ricerca e produzione culturale.
Il Mediterraneo, in questo disegno, non è soltanto un’area geografica ma diventa un metodo. Un punto di osservazione attraverso il quale affrontare le trasformazioni contemporanee e interrogare questioni come il diritto alla visibilità, alla memoria, al movimento e all’appartenenza. L’obiettivo è fare dell’incontro tra linguaggi e culture non un elemento accessorio, ma uno degli strumenti centrali della programmazione.
La visione curatoriale individua così alcune direttrici che dovranno orientare il lavoro dei prossimi tre anni: il sostegno alla ricerca artistica come processo continuo, il coinvolgimento delle comunità nella creazione contemporanea, un Festival capace di connettere artisti, pubblico e territori, l’utilizzo del paesaggio di Rovereto e del Trentino come spazio di sperimentazione e una vocazione europea rivolta alle nuove cittadinanze delle diaspore e all’ibridazione tra culture.
Un’impostazione che guarda quindi sia al sistema delle arti performative sia alle trasformazioni più ampie della società. L’intento è rafforzare Oriente Occidente come spazio di ricerca, incontro e produzione, mantenendo il legame con la storia della manifestazione ma aprendolo a nuove domande e nuovi linguaggi.
Serlenga, classe 1982, lavora da anni tra pratica artistica e ricerca teorica. Si è diplomata all’Università IUAV di Venezia in Scienze e Tecniche del Teatro e ha conseguito un dottorato di ricerca in Cultural Studies all’Università di Palermo. Nel suo percorso ha sviluppato un lavoro che incrocia performance, pratiche coreografiche e teatrali, ricerca sociale e politica e processi partecipativi nello spazio pubblico, con particolare attenzione a un approccio decoloniale ai temi dell’identità, della memoria e della migrazione.
Come regista è stata finalista al Premio Kantor nel 2010 e semifinalista al Premio Scenario nel 2013, mentre nel 2022 è stata selezionata per FOREVER YOUNG. Una parte significativa del suo percorso si è sviluppata in Tunisia, dove ha vissuto e lavorato dal 2012 al 2018 e dove ha fondato il collettivo artistico multidisciplinare Corps Citoyen.
Con il collettivo ha ottenuto finanziamenti internazionali e partecipato a diversi appuntamenti e progetti internazionali, tra cui Dream City Festival, Jaou, Manifesta 12, Valletta 2018 e Matera Capitale europea della cultura. In Tunisia ha inoltre insegnato alla Facoltà di Scienze Umane dell’Università di Sfax e collaborato con l’Institut Supérieur d’Art Dramatique e con l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi.
Dal 2018 Serlenga è tornata in Italia, collaborando con MOTUS nell’ambito del laboratorio per Iuav – Teatro e Arti Performative. Ha quindi lavorato come progettista e networker europea e come assegnista di ricerca post-dottorato con il progetto «PTM! Decolonizing education through arts».
Attualmente vive a Milano, dove continua il lavoro come regista teatrale per Corps Citoyen ed è co-direttrice artistica, insieme a Rabii Brahim, del progetto curatoriale decoloniale Milano Mediterranea. Ora il suo percorso approda a Rovereto, con l’obiettivo di tradurre questa esperienza in una nuova stagione per Oriente Occidente e di fare del festival, ancora una volta, un luogo nel quale culture, linguaggi e comunità possano incontrarsi e mettere in discussione le proprie mappe.
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