Giornata dell'Autonomia

domenica 6 Settembre, 2026

Mattarella a Trento: «L’Autonomia va valorizzata anche oltre le frontiere. Le persone vengono prima dei confini»

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Teatro sociale gremito Il Capo dello Stato Mattarella: «Euregio, prospettiva da sviluppare. Alle generazioni odierne è consegnata la responsabilità di costruire tempi nuovi». Il governatore Fugatti: «Tenere viva la partecipazione popolare»

Il Coro della Sat ha appena finito di eseguire «Serafin», canto popolare della Val Rendena. L’intrattenimento musicale si interrompe. I corazzieri avanzano verso la platea. Il Teatro sociale di Trento è gremito: oltre 650 persone, tra autorità e gente comune. Pochi attimi dopo – alle 17.25 – entra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, arrivato da Merano. Il suo ingresso è accompagnato da una sincera ovazione. Due minuti di applausi che potrebbero protrarsi per lungo. È lo stesso Capo dello Stato a fare un cenno alle persone sedute nei palchi e nel loggione, chiedendo di lasciare spazio al Coro della Sat, pronto a intonare l’Inno d’Italia. Ha inizio così la Giornata dell’Autonomia, che celebra gli 80 anni della Repubblica e dell’Accordo firmato il 5 settembre 1946 a Parigi dai ministri degli Esteri italiano Alcide De Gasperi e austriaco Karl Gruber, che pose le fondamenta per lo Statuto speciale del Trentino-Alto Adige/Südtirol. «De Gasperi — ha poi rimarcato Mattarella nel suo intervento, durato 10 minuti — ha operato nella direzione di una Regione ampia, plurale, che fosse garantita nella sua solidità. Una prospettiva che merita di essere sviluppata e valorizzata anche oltre le frontiere, come si sta tentando di fare con l’Euregio».

«Le note della Sat anche nel mio cuore»
È la quarta volta, in poco più di un anno, che il Capo dello Stato presenzia appuntamenti pubblici in Trentino: il 19 luglio 2025 per il centenario della Campana dei Caduti «Maria Dolens» a Rovereto e il quarantesimo anniversario della catastrofe di Val di Stava a Tesero, il 28 ottobre al Castello del Buonconsiglio di Trento per il centesimo anniversario del Gruppo sciatori, l’11 febbraio per la cerimonia di intitolazione della Biblioteca universitaria centrale (Buc) a De Gasperi e ieri per l’80esimo anniversario dell’Accordo di Parigi. «Un evento colmo di significato per la Repubblica, per il Trentino, per l’Italia e l’Austria», ha esordito Mattarella, che ha rivolto subito un pensiero ai coristi sul palco: «Abbiamo apprezzato insieme il Coro della Sat, che ha richiamato antiche note presenti nel cuore di tutti gli italiani, anche di chi come me — ha detto con il sorriso — proviene dalla Regione più lontana geograficamente, e che però ha usufruito della vostra calorosa accoglienza e che, venticinque anni addietro, ha anche avuto l’onore di rappresentare questa terra in Parlamento». Nel 2001, infatti, fu (ri)eletto alla Camera, nelle liste della Margherita, proprio in Trentino-Alto Adige.

«Repubblica in opposizione al fascismo»
Sul palco il coro, in prima fila, oltre al presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti e il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher, c’erano la deputata Sara Ferrari (Pd), il senatore Pietro Patton (Gruppo per le autonomie), il presidente del Consiglio provinciale di Bolzano Angelo Gennaccaro, il presidente del Consiglio provinciale di Trento Claudio Soini, il deputato Andrea de Bertoldi (Lcd-Lega), il sindaco di Trento Franco Ianeselli, il deputato Alessandro Urzì (FdI), la deputata Vanessa Cattoi (Lega) e la commissaria del governo Isabella Fusiello. La cerimonia è stata introdotta e moderata dalla giornalista Maria Concetta Mattei.
Mattarella ha iniziato il suo intervento sottolineando anche la «specialità» della Repubblica italiana: «Ottanta anni – come ha ben ricordato il professore Gentiloni – sono sufficienti per comprendere quanto la nostra Repubblica sia stata a sua volta “speciale” e quanto si sia rafforzata esprimendo, in tutti i campi, qualità e protagonismo – sottolineo anch’io quello femminile – che noi talvolta non abbiamo completamente colto». Dunque «Repubblica e autonomie e tra esse quelle speciali, sono legate strettamente fra di loro e hanno nutrito e contrassegnato lo sviluppo della democrazia italiana in contrapposizione al fascismo e in discontinuità rispetto a quelle caratteristiche che l’Italia prefascista presentava». Una nazione «non pietrificata», ma che «si rinnova, aperta al divenire», ha spiegato citando ancora Gentiloni, che ha parlato di una cittadinanza in divenire (vedi articolo a fianco). «Contro il centralismo, contro la dittatura, le genti trentine — ha detto — hanno saputo opporre la loro orgogliosa esperienza di autogoverno, collegandola al futuro del Paese.

«Le persone prima dei confini»
Un Paese attraversato però da una crescente sfiducia che «serpeggia tra i cittadini nei confronti della partecipazione democratica, manifestata dalla crescente tendenza all’astensione dal voto». E che può essere superata «attingendo a esempi di autentica abnegazione e di rispetto per le esigenze e le attese dei cittadini». La capacità della politica di rispondere alle aspettative e ai bisogni delle persone come antidoto all’astensionismo. «Come ha detto recentemente Papa Leone — ha proseguito Mattarella — le persone vengono “prima di confini, definizioni, istituzioni”. È una lezione nota a voi trentini, che avete donato alla Repubblica uno statista come De Gasperi, che ha aperto la strada verso orizzonti nuovi, indicando come si può essere liberi e autonomi in casa propria e liberi e solidali nei confronti di tutti i cittadini della Repubblica».

«Oltre i confini»
Nelle trattative diplomatiche che portarono a quell’Accordo di 80 anni fa, De Gasperi «non ha agito con egoismo e tanto meno per spirito di parte, anzi», ha ricordato Mattarella, che esprime un debito di riconoscenza verso la gente trentina. Allora «il Trentino era povero e l’Italia aveva allora ben poco da offrire, De Gasperi apparteneva a questo popolo, ne conosceva la tempra e ha aperto la strada alla possibilità di costruire con esso un futuro migliore. Siete riusciti a farlo in tanti campi, nell’economia, nella formazione, nella ricerca, per l’ambiente. Anche nella solidarietà. La Repubblica vi è riconoscente».
De Gasperi ha agito anche in direzione di «una Regione ampia, plurale», che va valorizzata «oltre le frontiere», ha affermato Mattarella, invitando a continuare a percorrere la strada dell’Euregio, il Gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera (Gect) che riunisce da 15 anni Tirolo, Bolzano e Trento. «La nozione di frontiera come recinto per “contenere” i propri cittadini gli era del tutto estranea. Le Regioni frontaliere sono state, e sono consapevoli di essere, luoghi di condivisione, di incontro, e la Repubblica è chiamata a rimuovere ostacoli che impediscano non solo ai singoli ma anche alle comunità di evolvere e sperimentare forme di autogoverno».
Il compito spetta soprattutto alle generazioni future. «Le sfide sono numerose anche oggi, la guerra minaccia la pace che abbiamo così faticosamente conquistato. Alle generazioni odierne, anche ai più giovani — ha concluso Mattarella — è consegnata la responsabilità di costruire i tempi nuovi. Del sentiero che venne tracciato da quell’accordo – e coltivato e sviluppato con grande sagacia, con grande successo, con risultati encomiabili, a Trento e a Bolzano – occorre continuare a percorrere la strada, occorre continuare a consolidarlo. Auguri per questo compito».

«La responsabilità delle scelte»
Fugatti, nel suo intervento, è stato chiaro su questo punto: «L’Autonomia può cambiare, può evolvere, può assumere forme nuove, ma non può perdere questo fondamento: la libertà di scegliere porta con sé la responsabilità delle proprie scelte». Il presidente trentino ha citato tra «i luoghi che hanno fatto la storia» proprio il Teatro sociale di Trento, dove si tenne l’assemblea («traversale») promossa dall’Asar, precursore del Patt, il 23 dicembre 1945 e «l’incontro del 2 giugno del 1947, in cui si riunirono i sindaci, insieme ai rappresentanti dei partiti, i sindacati, delle associazioni imprenditoriali». Da questo incontro «ne uscì un ordine del giorno che rivendicava solennemente il riconoscimento dell’autonomia del Trentino in una fase in cui la Costituente si accingeva a trattare la questione». E ricollegandosi idealmente a quel consesso Fugatti ha sottolineato come l’autonomia «si costruisca anzitutto nella vita quotidiana delle comunità, nelle famiglie, nei Comuni, nelle associazioni e nel volontariato», di cui un esempio sono i vigili del fuoco volontari, «testimoni di un senso di solidarietà con radici ben profonde»

«Nei Comuni l’autonomia è tangibile»
Un concetto ribadito anche dal presidente del Consiglio delle autonomie locali (Cal) Michele Cereghini: «È nei nostri Comuni che l’autonomia assume un significato tangibile. Perché l’autonomia è fatta di persone per le persone. E proprio per questo non può esistere senza partecipazione». E il calo dell’affluenza «impone a tutti noi il dovere di riportare le persone al voto», ha detto. Soini ha ripreso e fatto suo un concetto di una cittadina del domani: «Qualche mese fa, incontrando alcune classi in Consiglio, ho sentito una bambina definire De Gasperi “un architetto dell’autonomia”. È un’immagine efficace. Perché l’Autonomia è davvero una costruzione: richiede equilibrio e responsabilità da parte di tutti». Quella responsabilità richiamata con forza anche da Mattarella, che ha lasciato il teatro, di nuovo, tra gli applausi.

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