Rotaliana

giovedì 3 Settembre, 2026

Vandalizzato il crocifisso della chiesa di Mezzolombardo: parte la raccolta fondi per sostituirlo

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Don Romagnuolo: ««Là dove qualcuno ha lasciato un segno di sfregio noi desideriamo rispondere con un segno di amore, di fede e di partecipazione».

Un crocifisso è stato distrutto a Mezzolombardo. Ma non si tratta di quello che la leggenda storica tramanda nella secolare contesa tra paesi vicini, quando gli abitanti di Mezzocorona avrebbero bruciato un crocifisso nel territorio dei rivali, guadagnandosi il soprannome di «brusacristi», mentre i mezzolombardesi, partiti all’inseguimento dei responsabili armati di forche, sarebbero diventati i «forcoloti». Una vicenda consegnata alla tradizione popolare della Piana Rotaliana e legata alle antiche rivalità tra le due comunità.

Questa volta, però, non si tratta di una leggenda. A essere preso di mira è stato infatti il grande crocifisso ligneo custodito nella chiesa parrocchiale della Natività di San Giovanni Battista, nel centro di Mezzolombardo: un’opera di notevoli dimensioni, con la figura di Cristo in croce, collocata all’interno dell’edificio sacro e ben conosciuta dai fedeli. Qualcuno nei giorni scorsi è penetrato nella chiesa, è salito sull’altare e ha infierito sul crocifisso, danneggiandolo in maniera tale da rendere necessaria la sua sostituzione.

Un gesto che ha suscitato amarezza e sconcerto nella comunità parrocchiale, anche per il valore religioso e simbolico dell’opera colpita. A rendere noto quanto accaduto è stato il parroco, don Daniel Romagnuolo, che si è rivolto ai fedeli annunciando anche l’intenzione di raccogliere offerte per realizzare un nuovo crocifisso. Nella sua comunicazione alla comunità il sacerdote parla di un crocifisso «recentemente sfregiato» e ricorda come davanti a quanto accaduto non vi sia soltanto l’amarezza per il danno materiale, ma anche il dolore provocato dall’aver colpito qualcosa che appartiene alla storia, alla fede e all’identità della comunità.

Interpellato sull’episodio, don Daniel preferisce però non aggiungere altre considerazioni. «Preferisco non fare commenti sull’accaduto – spiega il parroco –. Ho esposto alla comunità questa richiesta di aiuto e basta». Una scelta, dunque, di non entrare nel merito del gesto e delle sue possibili motivazioni, concentrando invece l’attenzione sulla volontà di restituire alla chiesa ciò che è stato distrutto. «Là dove qualcuno ha lasciato un segno di sfregio – aveva scritto don Romagnuolo rivolgendosi alla comunità – noi desideriamo rispondere con un segno di amore, di fede e di partecipazione».

Ogni contributo, indipendentemente dall’importo, potrà così concorrere alla ricostruzione. L’episodio di Mezzolombardo riporta però inevitabilmente in primo piano anche il problema della tutela delle chiese e dei simboli religiosi. Non si tratta infatti del primo grave episodio sacrilego che interessa edifici di culto e immagini cristiane in Trentino. Fatti differenti, sui quali responsabilità e motivazioni devono naturalmente essere accertate caso per caso, ma che non possono essere considerati alla stregua di semplici danneggiamenti casuali di cose. Entrare in una chiesa, raggiungere l’altare e distruggere un crocifisso o insozzare deliberatamente o un altare, come successo a Brentonico solo 10 giorni fa, significa colpire un simbolo che per i credenti possiede un significato ben diverso dal suo semplice valore materiale o artistico, ferendo la sensibilità religiosa di una comunità e intervenire su uno spazio che, indipendentemente dalle convinzioni personali di ciascuno, deve poter essere rispettato come luogo di culto.

Da qui anche la necessità che episodi di questo genere ricevano la dovuta attenzione e che venga compiuto ogni possibile sforzo per individuarne i responsabili. A Mezzolombardo, intanto, la risposta della comunità sarà quella indicata dal parroco: raccogliere le offerte necessarie e riportare un grande crocifisso al posto di quello distrutto.

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