Cronaca

martedì 1 Settembre, 2026

La vicina molesta filma e prende in giro un’intera famiglia: scatta il divieto di avvicinamento per stalking

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Dagli insulti («Sei Satana») alle maldicenze su relazioni e affetti: mesi da incubo e poi il provvedimento

Perseguitava, filmava senza permesso, derideva e insultava una famiglia di vicini composta da padre, madre e due figli. Per questo il gip di Trento Gianmarco Giua ha emesso nei confronti di una donna settantenne della val Rendena un’ordinanza cautelare che impone alla donna di non avvicinarsi, anche in maniera casuale, alle persone offese e di non contattarle, neanche per via telematica e o telefonica. Il divieto di avvicinamento è scattato dopo che i vicini avevano presentato denuncia nei confronti della donna che è stata iscritta sul registro degli indagati per il reato di atti persecutori, quello che viene comunemente definito stalking. Secondo quanto sostenuto dalla famiglia delle persone, la donna li sorvegliava in maniera quasi ossessiva ad esempio passando anche più volte al giorno in macchina davanti al loro giardino e guardando insistentemente verso la loro casa come per controllare i loro spostamenti. Ma il racconto dei componenti della famiglia poi raccolto dai carabinieri è lungo e dettagliato. Nel giro di pochi mesi, dal settembre 2025, il comportamento della donna avrebbe costretto i componenti del nucleo familiare a cambiare abitudini e a vivere in uno stato di perenne inquietudine, elementi questi richiesti dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione per la sussistenza del reato di stalking.

Più volte, la donna si sarebbe anche appostata fuori dall’abitazione, in disparte, e avrebbe ripreso con il telefono cellulare i movimenti. Poi avrebbe atteso che i componenti della famiglia uscissero di casa e li avrebbe insultati con frasi ingiuriose e anche molto fantasiose. Alla donna avrebbe detto più volte che è una satana. Al marito, invece , rivolgeva epiteti più vari, dicendogli che è un merlo e se la prendeva anche con la figlia dubitando delle sue virtù morali e aggiungendo che l’avrebbe fatta licenziare. Poi avrebbe anche inventato accuse in relazione al fatto che il fumo dei mezzi agricoli dell’uomo le avrebbe provocato malattie anche gravi. Andando più nello specifico, i componenti delle famiglia hanno spiegato che la donna era anche arrivata a seguire il capofamiglia fino a un campo in cui stava tagliando legna e poi lo avrebbe fotografato e insultato. Poi avrebbe seguito più volte l’uomo in auto anche quando andava fuori dal comune di residenza. In altre occasioni se la prendeva direttamente con la figlia prendendola in giro per il suo aspetto fisico e l’avrebbe minacciata direttamente che prima o poi l’avrebbe fatta licenziare dal lavoro. Poi si spingeva anche molto oltre inventando e fantasticando sulle amicizie della ragazza usando anche epiteti e linguaggio molto spinti e intollerabili. Con il fratello, invece, usava altri insulti odiosi soprattutto perché lo attaccava prendendosela con lui per il suo stato di salute e metteva in dubbio anche i suoi affetti personali instiilando il sospetto che la fidanzata del giovane non avesse sentimenti sinceri.

E ogni volta che lo incontrava lo prendeva in giro deridendolo. Secondo la famiglia, la donna ogni volta che incontrava uno di loro iniziava a insultarlo e ad avere atteggiamenti provocatori, anche di fronte ad altri vicini di casa. Ma non si limitava a questo. Spesso la donna si affacciava dal balcone e urlava i suoi epiteti e le ingiurie in direzione della casa in cui vivono le persone che aveva preso di mira. Ormai per lei disturbare i vicini era diventata una vera e propria ossessione. Un’ossessione che aveva trasformato la vita della famiglia che non sopportava più i continui insulti che doveva subire e gli atteggiamenti provatori assunti dalla donna. Per questo la famiglia si è rivolta a un legale e ha presentato denuncia. Il pm poi ha chiesto la misura cautelare del divito di avvicinamento. Ora la Procura si appresta a chiudere le indagini e la difesa potrà presentare prove a proprio favore per cercare di dimostrare che le accuse sono infondate.

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