Economia

lunedì 31 Agosto, 2026

Meno negozi, ma più grandi: il commercio trentino cambia volto. Tra i settori in crisi abbigliamenti e giocattoli

di

Al centro del vertice tra Confcommercio e Camera di Commercio, l'e-commerce e l'AI: «Non devono essere un ostacolo per le piccole imprese ma un'opportunità»

Meno negozi, soprattutto tra le attività di piccole dimensioni, ma una maggiore tenuta delle superfici complessivamente destinate alla vendita. È la fotografia del commercio trentino emersa dal confronto tra la Giunta dell’Associazione Commercianti al Dettaglio del Trentino di Confcommercio e i vertici della Camera di Commercio di Trento.

All’incontro, promosso dal presidente dell’Associazione Massimo Piffer, hanno partecipato il presidente della Camera di Commercio Andrea De Zordo, il segretario generale Alberto Olivo e il direttore generale di Confcommercio Trentino Massimo Travaglia.

I dati camerali evidenziano una tendenza ormai strutturale alla riduzione del numero degli esercizi commerciali al dettaglio, particolarmente marcata per le attività di minori dimensioni. La diminuzione dei negozi non è però accompagnata da una contrazione equivalente delle superfici di vendita: un elemento che indica una progressiva concentrazione dell’offerta in strutture mediamente più grandi.

A incidere sono anche le nuove abitudini di consumo, con una maggiore concentrazione degli acquisti, meno tempo a disposizione per lo shopping, la ricerca di strutture capaci di offrire più categorie merceologiche e la crescita del commercio elettronico.

Le dinamiche cambiano inoltre a seconda dei settori. Abbigliamento, calzature, pelletteria e giocattoli hanno registrato negli anni una riduzione significativa del numero degli esercizi, mentre altri comparti mostrano una maggiore capacità di tenuta, anche in relazione all’evoluzione demografica e ai nuovi bisogni della popolazione.

Significative anche le differenze territoriali. Le zone a forte vocazione turistica possono contare su una domanda aggiuntiva che sostiene la rete commerciale, mentre nelle aree periferiche e nei territori interessati dallo spopolamento la chiusura di un negozio assume una rilevanza che va oltre il dato economico.

«Il commercio svolge una funzione essenziale non soltanto per l’economia, ma per la qualità stessa dei territori – ha sottolineato Andrea De Zordo –. I negozi costituiscono presidi di socialità, servizi e vitalità urbana e contribuiscono a mantenere vive le comunità».

Per Massimo Piffer, i dati confermano fenomeni che l’associazione segnala da tempo. «Il commercio trentino sta cambiando profondamente e non possiamo permetterci di osservare questa trasformazione limitandoci a registrarla», ha affermato, chiedendo politiche costruite sulla realtà economica del territorio.

Tra le principali criticità affrontate figurano l’accessibilità dei centri urbani, la desertificazione commerciale, la concorrenza delle grandi superfici e dell’online, il calo del potere d’acquisto, il ricambio generazionale, l’accesso al credito, la patrimonializzazione, la difficoltà nel reperire personale e la sostenibilità economica delle microimprese.

Proprio l’accessibilità è stata indicata come una delle questioni sulle quali intervenire con maggiore urgenza. «Tutti vogliamo città più belle, più vivibili e più sostenibili, ma non possiamo contemporaneamente dichiarare di voler difendere il commercio di prossimità e rendere sempre più difficile raggiungere i negozi», ha osservato Piffer, chiedendo di affrontare insieme accessi, parcheggi, mobilità e attività economiche.

Altro tema centrale è quello del ricambio generazionale. Secondo De Zordo, il passaggio dell’impresa alle nuove generazioni richiede una programmazione di medio-lungo periodo. Piffer ha invece sottolineato la necessità di tornare a presentare l’imprenditoria come una possibilità concreta per i giovani: «Fare impresa significa anche costruire qualcosa di proprio, creare lavoro, scegliere, innovare e avere la possibilità di realizzare un progetto personale e professionale».

Nel corso dell’incontro si è parlato anche di e-commerce e intelligenza artificiale. L’obiettivo, secondo l’associazione, non deve essere contrastare l’innovazione, ma fare in modo che le nuove tecnologie non aumentino il divario tra grandi operatori e piccole imprese. Formazione, accompagnamento e strumenti concreti vengono indicati come elementi necessari per consentire anche ai negozi di prossimità di sfruttare le opportunità offerte dal digitale.

«Pensare di fermare l’online o l’intelligenza artificiale sarebbe semplicemente assurdo – ha detto Piffer –. Dobbiamo impedire che l’innovazione diventi un ulteriore fattore di divario tra grandi operatori e piccole imprese».

I dati della Camera di Commercio saranno ora ulteriormente analizzati dall’Associazione Commercianti al Dettaglio insieme ai rappresentanti delle categorie e dei territori, con l’obiettivo di definire una piattaforma di proposte da sottoporre alle istituzioni provinciali e locali.

«Il commercio di prossimità non può essere lasciato solo ad adattarsi alle conseguenze delle scelte economiche, urbanistiche, demografiche e sociali – ha concluso Piffer –. Deve essere parte di quelle scelte».

Commenti: