Alto Adige

venerdì 21 Agosto, 2026

Violenta il figlio e ne diffonde le immagini su Tik Tok: condannato a 12 anni di carcere

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Il caso al tribunale di Bolzano: con la rinuncia all'appello la sentenza è definitiva

È diventata definitiva la condanna a 12 anni di carcere inflitta lo scorso marzo a un quarantenne residente in Alto Adige, accusato di aver sottoposto a violenza sessuale il figlio quando era ancora neonato.

Dopo il processo, celebrato con rito abbreviato davanti alla Corte d’assise di Bolzano, l’uomo ha scelto di rinunciare all’appello. Una decisione che rende definitiva la condanna e gli consentirà inoltre di beneficiare della riduzione di un sesto della pena prevista per la rinuncia all’impugnazione. Il quarantenne è detenuto nel carcere di Trento, dove si trova da circa due anni.

L’indagine partita da TikTok

L’inchiesta della Polizia postale, coordinata dalla Procura distrettuale di Trento, era partita da una segnalazione delle autorità statunitensi relativa alla pubblicazione su TikTok di materiale pedopornografico.

In uno dei video individuati dagli investigatori il volto dell’uomo non era visibile. Gli inquirenti sono però riusciti a risalire alla sua identità analizzando alcuni dettagli, tra cui gli abiti indossati e le piastrelle del bagno dell’abitazione.

La successiva perquisizione avrebbe confermato che la trama delle piastrelle era inequivocabilmente riconducibile all’ambiente ripreso nel video.

Nel fascicolo del pubblico ministero Davide Ognibene erano confluiti 12 video e due fotografie, nei quali l’imputato si sarebbe ripreso mentre sottoponeva il figlio ad atti di violenza sessuale.

I file erano stati recuperati dagli investigatori nonostante fossero stati cancellati. Gli episodi documentati risalivano a un periodo compreso tra la fine del 2020 e l’inizio del 2023. Nell’ultimo video il bambino aveva due anni e cinque mesi.

Un iter giudiziario complesso

La vicenda processuale è stata particolarmente articolata. Il procedimento era inizialmente approdato al Tribunale di Trento, che era stato però dichiarato territorialmente incompetente. Il fascicolo era quindi passato a Bolzano.

Al termine del primo processo, celebrato con rito abbreviato e dunque con la riduzione di un terzo della pena, il collegio giudicante aveva condannato l’uomo a 10 anni di reclusione, una pena superiore rispetto ai nove anni richiesti dalla Procura.

La condanna era stata successivamente confermata in appello. La difesa, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Pontrelli, aveva quindi presentato ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte aveva riconosciuto un problema relativo alla competenza formale del tribunale in composizione collegiale, rimettendo la questione alla Corte d’assise di Bolzano. Il procedimento era così tornato alla fase di primo grado.

Il nuovo processo si è concluso lo scorso marzo con una condanna a 12 anni, a fronte dei nove anni chiesti dall’accusa.

Ora, con la rinuncia all’appello, la sentenza è definitiva.

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