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giovedì 13 Agosto, 2026

Nadia Battocletti racconta i segreti della sua medaglia: «Dieta a base di carne di struzzo e un ritiro di cinque settimane in malga»

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L'atleta nonesa: «A causa del crollo della ferritina nel sangue ero priva di forze»

Nadia Battocletti, fresca del successo nei 5mila metri agli europei a Birmingham, ha raccontato a La Repubblica i problemi affrontati in termini di salute negli ultimi due mesi: «A causa del crollo della ferritina nel sangue ero priva di forze e non riuscivo ad allenarmi. Mi sono fermata per capire cosa stava accadendo, ho messo insieme i pezzi del puzzle. Poi ho passato un mese senza scarpe chiodate e cinque settimane in un rifugio sopra Asiago con una dieta a base di carne di struzzo».

L’atleta nonesa oltre a brillare nello sport sta anche terminando gli studi all’università. La giovane è infatti a un passo dalla laurea in Ingegneria e Architettura e racconta: «Ho dato esami anche durante i giochi olimpici. A Tokyo ho preso un 28 in Disegno Automatico due giorni prima della mia batteria. A Parigi, un 30 in Materiali Innovativi 10 giorni dopo la gara».

La capacità di conciliare la vita da atleta a quella di studentessa la deve a papà Giuliano, ex mezzofondista e suo allenatore: «Grazie a mio padre sono riuscita a coniugare allenamenti, gare e studio. C’erano giornate in cui magari andavo a correre alle sei e mezza del mattino, perché alle otto e mezza dovevo essere sui libri o in Università, e poi alla sera tornava a correre». In qualità di coach, Giuliano Battocletti segue da vicino la figlia anche durante le gare, e così è stato a Birmingham. «Papà è papà: non devo aggiungere altro. L’altra sera l’aveva capito, prima del via: “Corri come un corvo all’inizio, ma poi come un’aquila» le parole di Nadia.

Il successo non ha cambiato di molto il carattere della giovane, come lei stessa ammette sempre a La Repubblica: «Sono sempre stata molto discreta. A volte quasi in imbarazzo, quando l’attenzione si concentra su di me. Sono una ragazza semplice, vengo da un paese di montagna della Val di Non, non siamo grandi chiacchieroni».

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