Il caso
mercoledì 29 Luglio, 2026
Trento, ancora undici donne senza casa restano fuori dai dormitori: «Costrette a cercare un posto dove dormire»
di Simone Casciano
Sportello Casa e Lucia Coppola denunciano l'esaurimento dei posti nell'accoglienza femminile. E il Comune chiede una risposta strutturale alla Provincia
Ieri sera a Trento undici donne senza una casa hanno dovuto trovarsi un posto dove dormire. Undici donne avranno aperto la rubrica del loro cellulare, se ne hanno uno, e scorso la rubrica alla ricerca salvifica di quella persona nella loro rete sociale, forse un attivista o forse un’amica, che potesse rappresentare la sua salvezza. L’auspicio è che tutte e undici ce l’abbiano fatta, la denuncia è che, nonostante le promesse della Provincia e i proclami per cui «nessuna donna verrà lasciata per strada», ancora una volta ben 11 donne si sono trovate nella condizione di doverlo fare. Una condizione dura e inaccettabile per gli uomini, ma che diventa anche pericolosa per le donne.
I primi a denunciare la situazione sono stati, con un post sui social, gli attivisti dello Sportello Casa per tutti. «Anche questa notte, a Trento, alcune donne dormiranno all’addiaccio – hanno scritto – Non a causa di un evento imprevedibile, ma perché i posti nell’accoglienza a bassa soglia sono insufficienti e nessuna istituzione, tra Provincia e Comune di Trento, si assume la responsabilità di colmare questa mancanza: una dinamica che si ripete da settimane, con una regolarità che non può più essere ignorata». La loro stima è che le donne in questa situazione fossero 4, un’analisi delle liste d’attesa per la bassa soglia ha invece rivelato che si trattava di ben undici. Attualmente per le donne sono previsti 50 posti in dormitorio tra Casa della Giovane e Casa Paola, oltre al percorso attivato dalla Provincia alla Saluga. Numeri insufficienti nonostante non sia aumentato il numero di donne bisognose, a riprova che il famigerato «effetto richiamo» è solo un mito alla stregua dello «Yeti». Nei dormitori però c’è un limite di tempo per la permanenza e così ora 11 donne si trovano fuori dalle strutture. «Per alcune settimane la Provincia aveva dimostrato che garantire un posto letto a tutte le donne che ne facevano richiesta era possibile. Oggi quella scelta è stata abbandonata. Non è cambiata la vulnerabilità delle persone: è cambiata la volontà di farsene carico – ha denunciato la consigliera provinciale di Avs Lucia Coppola – Lasciare una donna senza accoglienza è una decisione consapevole. Significa accettare che donne vulnerabili, lavoratrici, richiedenti protezione internazionale e residenti sul nostro territorio siano costrette a trascorrere la notte in strada, esposte a violenze, sfruttamento e gravi rischi per la propria incolumità». Coppola conclude dicendo che la Provincia «non può continuare a proclamare attenzione alle persone più fragili mentre, nei fatti, considera normale che una donna resti senza un luogo sicuro dove dormire. Chiedo alla Provincia di smettere di nascondersi dietro il silenzio e di assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie scelte. Se ritiene accettabile lasciare delle donne in strada, lo dica chiaramente. Se non lo ritiene accettabile, intervenga subito».
Interpellata sulla situazione, l’assessora alle politiche sociali del Comune di Trento, Giulia Casonato, osserva che il Comune «sta monitorando la situazione, vogliamo capire se riusciamo a far partire alcuni percorsi individuali per queste donne». Casonato denuncia come ci sia «disponibilità di alloggi di accoglienza gestiti dalla Provincia, ma che vengono lasciati vuoti vista la decisione di dimezzare ulteriormente i posti in accoglienza. Una situazione che ci lascia impotenti». Qualcosa però si muove. «Stiamo facendo pressione sulla Provincia e intanto vediamo se possiamo fare qualcosa noi, ma così la situazione è sempre emergenziale, quando la Provincia potrebbe dare una risposta strutturale».
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