Sanità

domenica 26 Luglio, 2026

Liste d’attesa, il Pd attacca Ferro e Fugatti: «I dati Agenas smentiscono la difesa di Asuit»

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Il partito insiste sulle cifre. Zanella e Parolari: «Abbiamo raffrontato il Trentino con l’Emilia Romagna: incredibile»

ll Pd torna sui dati, «che non mentono e sconfessano la difesa che Fugatti sta facendo del direttore generale dell’Asuit Antonio Ferro», dice il consigliere Paolo Zanella assieme alla collega Francesca Parolari. I due hanno analizzato le tabelle del rapporto Agenas, cercando di fare raffronti e confronti tra la situazione delle liste di attesa in Trentino con il resto delle regioni italiane. «Per l’incidenza del pubblico sul privato, per il numero di medici ogni mille abitanti, il paragone con l’Emilia Romagna è il più calzante», affermano. In esame si prende la distribuzione delle prime visite in base a quello che un tempo era il Rao, il tempo entro cui ottenere un appuntamento: «U», entro tre giorni; «B», entro 10 giorni; «D», entro 30 giorni e infine «P», entro 120 giorni. In Trentino, nella casella «U», quindi entro 3 giorni, vengono assegnate il 2,9% delle prenotazioni e in quella «B», entro 10 giorni, 24,1%. In Emilia Romagna meno: l’1,8% «U» e l’11% «B». Quindi è vero, come sostengono Tonina e Ferro che esiste un problema di appropriatezza: si prescrivono troppe visite urgenti e questo rallenta le liste. Ma il divario tra Trentino ed Emilia nel rispetto dei tempi è comunque davvero eclatante: per i codici «U» si passa dal 36,5% delle richieste del Trentino contro l’83,3% dell’Emilia. Per i codici «B» si passa rispettivamente dal 33,1% al 71,6%. Insomma, a Trento c’è l’intenzione di fare presto, ma alla fine si aspetta più che a Bologna. Più saggiamente, o forse per una diversa presa in carico del paziente, in Emilia Romagna si concentra gran parte degli appuntamenti specialistici nella casella «D», che prevede l’assegnazione dell’appuntamento entro 30 giorni: il 77,8% del totale delle prime visite, mentre in Trentino in quella fascia c’è solo il 33,8%. Il tasso di risposta? In Trentino è del 46,7%, in Emilia Romagna del 77%. Nell’ultima fascia, per un appuntamento entro 120 giorni, in Trentino c’è il 39% delle prenotazioni, in Emilia Romagna, come detto, soltanto il 9%, a cui viene data risposta entro i tempi previsti nell’84,3% dei casi, mentre in Trentino nel 76,2%. E, come detto, l’incidenza dei medici per mille abitanti è pressoché la stessa, mentre la spesa sanitaria procapite è di oltre tremila euro in Trentino e di 2.500 euro in Emilia Romagna. Insomma, se qui va peggio non è per una questione di carenza di medici e nemmeno per una carenza di risorse. «Non è vero che questi ritardi sono dovuti all’aumento delle prestazioni: le prime visite prenotate nel 1° semestre 2026 in Trentino sono addirittura diminuite rispetto al 2025», affermano i dem. «E in Emilia Romagna, come in gran parte delle Regioni, sono aumentate, ma nonostante questo le hanno governate con esiti ben diversi. Questo trend si conferma anche se guardiamo il numero di prestazioni per il numero di residenti». E poi, sulle priorità: «Non è vero che nelle altre Regioni con trend in miglioramento le visite con priorità urgente vengono richieste meno rispetto al Trentino e che invece vengono chieste prevalentemente prime visite con codice P -120 giorni. In Emilia Romagna le visite con codice P sono solo il 9%, mentre addirittura il 77,8% ha codice D – 30 giorni. Peccato che lì i tempi li rispettino molto di più: per i codici D, ad esempio, l’Emilia Romagna è al 77%, mentre in Trentino siamo a un misero 46,7%. E l’Emilia ci surclassa per il rispetto di tutti i codici di priorità». E la conclusione: «Manca capacità organizzativa di gestire le liste di attesa e lo sfacelo dei sistemi informativi aggrava la situazione. Che nessuno se ne stia assumendo la responsabilità è gravissimo».