Il dibattito

giovedì 23 Luglio, 2026

Garda Capitale della Cultura 2029, minoranze all’attacco: «Schizofrenia istituzionale, la Giunta esce dalla Comunità del Garda ma segue Garda Unico»

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A Riva scoppia la polemica sulla possibile candidatura: «Un atto di miopia politica senza precedenti»

La manifestazione d’interesse del Comune di Riva ad aderire alla candidatura del Lago di Garda a Capitale italiana della Cultura 2029 (Il T del 21 luglio, ndr) ha suscitato le perplessità del gruppo consiliare formato da Patt e Lega. Cristina Santi e Silvia Betta interpretano la scelta come sintomo di una «schizofrenia istituzionale».

La candidatura arriva infatti, sottolineano le consigliere di minoranza, dopo l’uscita della città dalla Comunità del Garda, l’ente interregionale fondato nel 1972 che, a loro giudizio, rappresenta lo strumento naturale per costruire iniziative di questo tipo. «Il progetto – osservano – vive esattamente di ciò che Palazzo Pretorio ha bocciato solo pochi mesi fa: la cooperazione sovraregionale, l’abbattimento dei confini amministrativi, la sinergia tra Trentino, Lombardia e Veneto». Lo strappo, divenuto definitivo il 1° gennaio 2026 dopo che il sindaco Alessio Zanoni aveva sollevato dubbi – ritenuti dalle consigliere «gravi e infondati» – sui bilanci e sulla gestione contabile della Comunità del Garda, sarebbe stato un errore dalle pesanti conseguenze, lasciando Riva più isolata e irrilevante che mai. «Oggi – ricordano – la nostra città è l’unico Comune del bacino ad essersi autoescluso dai tavoli dove si decidono le infrastrutture strategiche, il nuovo depuratore, la tutela dell’ecosistema idrico, la mobilità sostenibile d’area vasta e la promozione turistica».

Da qui la denuncia di quella che definiscono un’ipocrisia di fondo: da un lato l’abbandono dei tavoli operativi «quando c’è da affrontare l’impegno quotidiano del governo del territorio», dall’altro il tentativo di riagganciarsi «agli stessi coordinamenti sovraregionali quando c’è un’operazione d’immagine da cavalcare». Il giudizio politico è netto: «La giunta Zanoni ha scelto il ripiegamento autarchico», compiendo «un atto di miopia politica senza precedenti». Per Santi e Betta, abbandonare la «casa comune» del Benaco e pretendere al contempo di esserne protagonisti negli eventi di richiamo internazionale conferma «un modus operandi aggressivo», anziché fondato sulla diplomazia, sulla visione d’insieme e sulla capacità di intessere quelle relazioni istituzionali necessarie per amministrare una città come Riva. Da questa lettura scaturisce infine un appello al sindaco Alessio Zanoni: «Chiediamo al sindaco – scrivono – un gesto di responsabilità: prenda pubblicamente atto del fallimento di questa linea prima che la credibilità costruita da Riva del Garda in decenni venga compromessa in modo irreversibile».