Cultura
mercoledì 15 Luglio, 2026
Riapre Centrale Fies, dall’«amore politico» alle «Scintille trentine» un’estate di mostre
di Maria Viveros
Nel panorama culturale contemporaneo Centrale Fies continua a rappresentare una preziosa (e quasi ostinata) anomalia: è un luogo che investe nella ricerca senza inseguire il consenso immediato e che preferisce mettere alla prova le proprie idee invece di trasformarle in formule promozionali. È una coerenza che nasce da una precisa presa di posizione, quella, cioè, di produrre ricerca artistica senza adattarsi alle logiche dell’intrattenimento, rappresentando uno spazio di idee in cui l’arte contemporanea può ancora permettersi di essere varia ed esigente, conflittuale e politicamente rilevante.
Anche il programma dell’estate 2026 conferma questa vocazione, articolandosi in quattro capitoli che, dal 16 al 26 luglio, mettono al centro pratiche performative e residenze per osservare e ragionare sul presente. A precederlo, nella giornata di oggi, è il laboratorio «Pane per il Mondo», in collaborazione con la Pro Loco Sant’Antonio Dro, parte di un più ampio lavoro di Tiziano Cruz, performance durante la quale l’artista coinvolge la comunità locale nella cottura collettiva del pane, in un tentativo esplicito di cancellare il confine fra opera e comunità.
Live Works Summit
L’apertura di domani giovedì 16 luglio (dalle 18) è affidata alla personale di Monia Ben Hamouda, curata da Barbara Boninsegna e Simone Frangi, visitabile fino al 26 luglio durante le giornate di programmazione o su appuntamento. E si entra immediatamente nel cuore della proposta artistica: dalle ore 20, ad accompagnare la mostra è «MoonJar», momento performativo di Kat Válastur e Aho Ssan, un’interazione fra movimento e suono che parte dai miti di creazione per trasformare lo spazio in una sorta di contenitore risonante: gli oggetti in ceramica, sorta di reliquie-ossa, diventano la partitura di una coreografia che, nei movimenti spiraliformi di Válastur, richiama sia i cicli lunari che le torsioni elicoidali del Dna. Aho Ssan concluderà la serata con un live set. Questa serata apre il primo momento di Live Works Summit (fino al 19 luglio), giunto alla tredicesima edizione. Progetto di ricerca sostenuto da una rete di partner internazionali (Tanzfabrik Berlin, Hangar Barcelona, Operaestate Festival, Palazzo Grassi e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo), rappresenta oggi il momento culminante di un percorso annuale dedicato al monitoraggio dei linguaggi performativi contemporanei, all’individuazione di nuovi talenti e al sostegno di artisti emergenti che vengono accompagnati nel loro percorso di ricerca. In otto sono stati selezionati dal board curatoriale di Centrale Fies attraverso un bando, presentando lavori sviluppati nel corso di un anno di residenze e affiancamento formativo. I loro nomi sono Tim Bartel, Publik Universal Frxnd, Kristina Kusmina Dreit, Pina Danila Gambettola, Abdul Halik Azeez, Eleni Roberts Kazouri e Vladimir Babinchuk, Juan Yung-Han. A questi si affianca Luc Ndikubwimana, artista italiano vincitore della fellowship intitolata ad Agitu Ideo Gudeta, in collaborazione con Palazzo Grassi e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, pensata per affrontare apertamente il tema delle disuguaglianze generate da processi di discriminazione legati alla razzializzazione nel sistema dell’arte. Ospiti dell’evento sono Alif Hilal, Katerina Andreou, Mélissa Guex e Tiziano Cruz.
The Sparks Return
Il 22 luglio è la volta di «The Sparks Return», progetto vincitore dell’avviso pubblico incentrato sul rapporto fra arte e territorio di Laboratorio di Creatività Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea e da Dolomiti energia. Curato da Stefania Santoni, Pierangelo Giacomuzzi e P. Parenti, nasce anche da una scelta biografica: dopo essersi formati altrove, i tre curatori, trentini, hanno deciso di tornare e di operare nel territorio, sviluppando pratiche fondate sull’ascolto e sul confronto con le comunità locali. In tale ottica il territorio emerge come patrimonio da valorizzare e identità da preservare, in quanto spazio attraversato da corpi in continua mobilità, conflitti e responsabilità condivise. Prospettiva, questa, particolarmente significativa in un momento in cui il lessico della «valorizzazione» rischia spesso di ridursi a formula amministrativa o promozionale.
Love is Political
Dal 23 al 26 luglio il programma entra nel suo ultimo capitolo, «Love is Political», ulteriore tappa di un percorso curatoriale che, dopo Enduring Love, Evolving Love e Radical Love, continua a interrogare le relazioni come pratica politica. Il pensiero sotteso all’edizione di quest’anno è che i legami non costituiscono una sfera privata, separata dalla politica, ma il primo luogo in cui si costruiscono responsabilità, conflitti, alleanze e possibilità di trasformazione collettiva. Tornano compagnie che con Centrale Fies hanno una storia consolidata (Anagoor, Dewey Dell, Motus e CollettivO CineticO) e che oggi, dopo riconoscimenti nazionali e internazionali, portano qui le loro creazioni più recenti. Nuove artiste e nuovi artisti condividono, poi, col pubblico attività che possono rimanere incompiuta: a contare è il processo creativo più che la sua forma definitiva.
La stessa tensione fra corpo, relazione e trasformazione si ritrova in «Blue Blue Blue Limbo», il progetto con cui Industria Indipendente e Michele Bertolino inaugurano il nuovo spazio ricavato dall’ex archivio di Dolomiti energia. Letture, immagini, oggetti sono intrecciati con paesaggi sonori e «uniti» dalla forte presenza olfattiva del profumo che dà il titolo alla mostra. Questo lavoro di Industria Indipendente prosegue un’indagine sulla permeabilità dei corpi, qui evidente nella fragranza, usata come dispositivo relazionale per riflettere sulle molteplici sfaccettature dell’io.
«Club Altrove», curato dal collettivo trentino Rifugio Amore, legge il clubbing come spazio di relazione e trasformazione collettiva. Dalla loro consolle concluderanno rispettivamente le serate del 24, 25 e 26 luglio Mantis, Kobramulata e Kunthug che, con la forza di diverse grammatiche sonore, sfideranno le convenzioni, in coerenza con un’idea che dimostra, ancora una volta, cosa significhi fare cultura a Centrale Fies.
Cronaca
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