L'intervista

mercoledì 15 Luglio, 2026

Furti in città, per Confesercenti serve un tavolo permanente. Paissan: «Non sono casi isolati, è un fenomeno strutturale»

di

Per il presidente serve un'azione congiunta tra Comune, Provincia, commissariato del Governo e rappresentanze economiche

«Non sono casi isolati… i furti sono un fenomeno strutturale. È necessario un tavolo permanente tra Comune, Provincia, commissariato del Governo e rappresentanze economiche». Mauro Paissan, presidente di Confesercenti del Trentino, interviene sulla serie di spaccate che si sono registrate in città negli ultimi tre mesi. Sono ventisette circa uno ogni quattro giorni ai danni di esercizi commerciali del centro, Trento nord e zona ospedale. Le ultime ai danni de Il Tulipano a Trento Nord e del negozio Artigianino in Piazza Cesare Battisti. Il criminologo Gabriele Baratto, coordinatore del gruppo di ricerca «eCrime» e professore di Sociologia del diritto e della devianza dell’Università di Trento, ha analizzato i furti spiegando che sono manifestazione di problemi più profondi, come dipendenze e marginalità sociali.

Paissan, condivide l’analisi del criminologo?
«L’analisi del criminologo richiama correttamente la necessità di intervenire sulle cause profonde: marginalità e dipendenze non si risolvono soltanto attraverso la risposta penale. Il dato che colpisce di più non è il bottino: trecento, quattrocento, cinquecento euro. È la sproporzione. Per portare via poche centinaia di euro si sfonda una vetrina che ne costa migliaia, si lascia un’attività chiusa per giorni, si costringe un esercente a ricominciare da capo la mattina successiva. Il professore Baratto lo riconosce: i danni sono ben superiori al valore della refurtiva. E quel costo ricade sulle imprese».

La colpisce il numero registrato in tre mesi?
«Almeno venticinque furti o tentativi in poco più di tre mesi, con una spaccata ogni quattro giorni, non sono una successione di episodi isolati. Il dato colpisce. Descrivono un fenomeno, e come tale deve essere affrontato. Ma comprendere le cause non significa ridimensionare le conseguenze».

Può spiegarci meglio?
«C’è un dato che si ripete».

Quale?
«Le forze dell’ordine individuano e arrestano quasi tutti gli autori, e a loro va il nostro ringraziamento. Eppure uno di questi, sottoposto a misura cautelare e al divieto di dimora, è tornato a colpire dopo appena tre giorni. Il problema, dunque, non è soltanto individuare i responsabili. È ciò che accade dopo. Per questo raccogliamo la proposta che arriva dall’Università: analizzare il problema nella sua specificità, progettare interventi mirati e misurarne concretamente i risultati. Chiediamo che a Trento, e ovunque in Trentino questi episodi assumano carattere ricorrente, questo metodo venga applicato davvero».

Cosa propone per gestire questa situazione?
«Serve un tavolo permanente tra Comune, Provincia, commissariato del Governo e rappresentanze economiche, con obiettivi concreti e verificabili: maggiore presidio delle aree più colpite nelle fasce notturne. Tempi di intervento certi. Presa in carico effettiva delle situazioni di fragilità. Misure che, una volta disposte, siano realmente efficaci. Perché un divieto di dimora aggirato dopo tre giorni non protegge gli esercenti, non tutela la comunità e non affronta il problema».

E cosa chiedono i commercianti?
«Non chiedono pene simboliche né risposte semplicistiche. Chiedono con fermezza che il costo economico e umano di un problema sociale complesso non continui a ricadere su chi, ogni mattina, alza una serranda e contribuisce a mantenere vive, frequentate e presidiate le nostre città».