Editoria

martedì 14 Luglio, 2026

Algoritmi al posto dei giornalisti: il sindacato lancia l’allarme sullo sbarco a Trento e Bolzano di WeNews

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La testata cinese utilizza l'intelligenza artificiale per riscrivere le notizie della stampa locale

Il sindacato dei giornalisti del Trentino-Alto Adige lancia un «vivo allarme per lo sbarco del sito giornalistico cinese WeNews», con sede ad Hong Kong. E viene subito da chiedersi: che male c’è? La pluralità d’informazione è fondamento delle sane democrazie: ecco, il punto è proprio questo. WeNews non si avvale di giornalisti, e di conseguenza le notizie non possono essere verificate, non sapendo chi le ha scritte. Può essere obiettato che su WeNews si legge l’autore del pezzo, ed è effettivamente così ad una prima occhiata. Ma basta un controllo un po’ più approfondito per rendersi conto che «Marco Ferretti», giornalista sportivo della presunta testata, con 39 articoli all’attivo, è, in realtà, inesistente. WeNews si avvale infatti di «agenti editoriali» che controllano notizie recuperate da altre fonti aperte. In altre parole, le informazioni vengono prese da altri giornali e comunicati stampa, controllate dall’AI e pubblicate. Il sindacato fa notare che i nomi di questi agenti «corrispondono a personas reali che nella vita fanno tutt’altro e che non risultano iscritti all’Ordine dei giornalisti». Ma come funziona nello specifico? «Il sistema si avvale dell’analisi dei dispacci delle agenzie di stampa e del “rewriting” degli articoli scritti dai giornalisti veri sulla stampa locale». Prende gli articoli pubblicati da un qualsiasi giornale e li riscrive non dando credito alla fonte.

Nel comunicato stampa del sindacato si legge che un altro «aspetto da considerare è quello delle cosiddette fake news, notizie false, incontrollate ed incontrollabili che possono influenzare, come già avvenuto in tempi recenti, i processi elettorali nel momento in cui si stanno terremotando gli equilibri geopolitici nelle varie aree di crisi internazionali». Un tema che assume ancor più rilevanza durante periodi elettorali. «Siamo alla vigilia di importanti scadenze democratiche in Trentino-Alto Adige Südtirol e in Italia, dove i cosiddetti troll potranno giocare un ruolo fondamentale nella formazione di opinioni in grado di spostare consensi su tematiche cruciali e divisive», continua. A titolo esemplificativo, ma necessario per far comprendere la portata del problema, il sindacato elenca una serie di tematiche cruciali quali «l’inceneritore, la caccia, bypass ferroviario». E ancora «la sicurezza, l’immigrazione in regione, il posizionamento della Repubblica italiana nell’Unione Europea, nella Nato, nel salvataggio in mare dei migranti, sul nucleare». Questo per dizer che «non stiamo parlando di un tema corporativo che interessa una ristretta categoria di professionisti, ma riguarda tutti noi come comunità».

Perché nonostante «tutti i difetti e gli errori possibili, è da preferire sempre una informazione professionale di qualità libera, esercitata da giornalisti in carne ed ossa che hanno studiato per diventare tali, superato un esame di Stato, e sottoposti al controllo deontologico», piuttosto che «appaltare l’informazione all’impersonale algoritmo». Ed è proprio sull’impersonalità dell’algoritmo che il sindacato pone qualche riserva. Infatti, quest’ultimo non potrebbe tranquillamente essere «governato da una ristretta élite di oligarchi dell’AI in grado di manipolare l’opinione delle persone?». La sigla fa poi notare come il governo centrale abbia affidato alle università un ruolo di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale, e proprio nel capoluogo altoatesino la Libera università ha siglato «una convenzione quinquennale con il sindacato giornalisti Trentino Alto Adige Südtirol, federato con la Fnsi, di ricerca e studio su AI ed altri temi di comune interesse». In questo contesto, la richiesta del sindacato è di gestire a livello politico il fenomeno. «Diventa dirimente a questo punto l’intervento della politica a Trento, a Bolzano e a Roma per governare questo fenomeno che, se non controllato, rischia di minare la democrazia».