Cronaca
martedì 26 Maggio, 2026
Travolto e ucciso in bici, aperta l’inchiesta sulla morte di Roberto Forzini. Federcislismo: «La sicurezza non può attendere»
di Redazione
Nei prossimi giorni verrà effettuata l’autopsia sul corpo dell'uomo, titolare della nota ditta Sds Trento Sistemi di Sicurezza
La Procura di Trento ha aperto un’inchiesta per omicidio stradale per fare piena luce sulla tragica scomparsa di Roberto Forzini, l’imprenditore di 64 anni che ha perso la vita in un drammatico incidente stradale lungo la provinciale 109, al confine tra i comuni di Borgo Valsugana e Roncegno. Nei prossimi giorni verrà effettuata l’autopsia sul corpo dell’uomo, titolare della nota ditta Sds Trento Sistemi di Sicurezza, mentre i carabinieri della compagnia di Borgo Valsugana stanno completando i rilievi per ricostruire con esattezza la dinamica di una fatalità che ha sconvolto l’intera comunità trentina. Un’indagine che punta a chiarire le responsabilità del conducente della Fiat che ha travolto il ciclista, ma che riaccende prepotentemente i riflettori sulla sicurezza di un attraversamento stradale già in passato segnalato per la sua estrema pericolosità.
L’incidente
La tragedia si è consumata intorno alle 15.30 di una giornata che doveva essere di festa e relax. Roberto Forzini e la moglie avevano deciso di concedersi una gita in bicicletta: lasciata l’automobile a Calceranica, si erano immessi sulla ciclabile della Valsugana con l’obiettivo di raggiungere Bassano del Grappa. Un percorso frequentato ogni giorno da centinaia di appassionati e turisti. Arrivati al famigerato incrocio sulla provinciale 109, le due ruote si sono dovute arrestare davanti alle strisce pedonali, regolate da un semaforo a chiamata.
Forzini ha premuto il pulsante, attendendo che il dispositivo facesse scattare la luce verde per i ciclisti e, di conseguenza, il rosso per i veicoli in transito. Convinto che le vetture si fossero accorte del cambio di segnalazione, il 64enne è partito per attraversare la carreggiata e riguadagnare la pista ciclabile. In quel preciso istante, però, una Fiat proveniente da Roncegno e diretta verso Borgo ha tirato dritto. Secondo le prime ricostruzioni delle forze dell’ordine, l’automobilista non si sarebbe avveduto del semaforo che da lampeggiante arancione era appena diventato rosso fisso.
L’impatto è stato violentissimo. Roberto Forzini è stato letteralmente sbalzato dalla sella, compiendo un volo di diversi metri prima di rovinare esanime sull’asfalto. Il tutto è accaduto sotto gli occhi pietrificati della moglie, rimasta miracolosamente indenne sul ciglio della strada grazie a una maggiore prudenza. Sotto shock, la donna ha raccontato ai soccorritori i dettagli di quegli istanti interminabili: ha gridato disperatamente nel tentativo di fermare il marito, assistendo poi impotente all’investimento. Tra le lacrime, ha ripetuto più volte che Roberto era ormai prossimo alla pensione: una vita di lavoro nella sua azienda di sistemi di sicurezza che stava per concludersi, lasciando spazio al tempo libero e alle sue amate escursioni.
I soccorsi sono scattati immediatamente. Lo stesso conducente della vettura si è subito fermato per prestare aiuto e lanciare l’allarme. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Roncegno e Borgo Valsugana, le ambulanze del 118 e l’elicottero di Trentino Emergenza con l’equipe medica e il rianimatore. Il cuore di Forzini si era già fermato a causa del tremendo impatto con il suolo, ma i sanitari sono riusciti a rianimarlo sul posto dopo lunghi e disperati tentativi. Una volta stabilizzato, l’uomo è stato trasportato d’urgenza in codice rosso al reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Chiara di Trento. Lì, purtroppo, poche ore dopo il ricovero, il suo quadro clinico è precipitato e i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.
La protesta di Federciclismo
La notizia della morte di Roberto Forzini ha sollevato un’ondata di commozione e di profonda indignazione nel mondo del ciclismo locale. A farsi portavoce di questo sentimento è Renato Beber, Presidente del Comitato Trentino della Federazione Ciclistica Italiana (FCI), che ha rilasciato una nota ufficiale dai toni duri e accorati, chiedendo interventi non più rimandabili.
«Ancora una volta siamo costretti a fare i conti con il dramma di un ciclista ucciso sulle nostre strade» ha dichiarato il presidente Beber. «Uno di noi, una persona che amava la bicicletta e viveva questa passione ogni giorno. Si tratta di una morte che sconvolge profondamente il nostro mondo e l’intera comunità. In questo momento di profonda tristezza, ci stringiamo con affetto e commozione all’angoscia e al grande dolore della sua famiglia e di tutti coloro che lo hanno conosciuto».
Il vertice della FCI Trentino ha sottolineato come la perdita di una vita umana in circostanze simili debba rappresentare un punto di svolta per le coscienze di tutti. «Una simile tragedia non può lasciarci indifferenti: costringe tutti noi, ancora una volta, a una maggiore responsabilità e a un impegno ancora più deciso per far maturare una reale cultura della sicurezza stradale nel nostro territorio».
«La sicurezza non può attendere»
Il nodo centrale della questione, secondo la Federazione, risiede nella necessità di affiancare all’educazione stradale interventi strutturali che obblighino gli automobilisti a rallentare nei punti critici. Il Comitato Trentino e le società affiliate sono da tempo attivi in prima linea con progetti come «Bicimparo», incontri nelle scuole e collaborazioni con le Polizie Locali. Tuttavia, lo sforzo del volontariato non può colmare le lacune della rete viaria.
«Lo sforzo dell’associazionismo e dello sport non basta se non è supportato da interventi strutturali e politici» ha incalzato Beber. «Per questo motivo, sentiamo il dovere di ribadire con forza alla politica e alle istituzioni le proposte concrete già avanzate nei mesi scorsi attraverso l’iniziativa “Sulla Buona Strada”, promossa insieme ad altre associazioni del territorio».
Il Comitato ha quindi stilato un elenco di richieste urgenti da presentare ai tavoli istituzionali. In primo luogo, viene invocato un piano straordinario di comunicazione pubblica focalizzato sul rispetto della distanza minima di sorpasso e sulla vulnerabilità di chi si muove a piedi o in bicicletta. In secondo luogo, si richiede un incremento sostanziale dei controlli sui limiti di velocità da parte delle forze dell’ordine, specialmente sulle tratte extraurbane e provinciali.
Infine, l’attenzione si sposta proprio sul luogo in cui Roberto Forzini ha trovato la morte, un incrocio ben noto per la tendenza degli automobilisti a sfrecciare a velocità sostenuta dando per scontato il semaforo verde o lampeggiante. «Quel punto di attraversamento specifico, utilizzato ogni giorno da centinaia di ciclisti e pedoni, va urgentemente messo in sicurezza» ha concluso il presidente della FCI Trentino. «Chiediamo che venga installata una cartellonistica adeguata e altamente visibile e che in quel tratto specifico venga istituito il limite di velocità a 30 km/h. La sicurezza di chi pedala e di chi cammina non può più attendere. Non vogliamo più piangere vittime evitabili».
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È successo alle 15.30, sulla strada per Roncegno. Gravissimo un 61enne che arrivava dalla ciclabile, era partito da Trento assieme alla moglie