Rovereto
lunedì 25 Maggio, 2026
Caso Amadori, la Cassazione chiude: inammissibile il ricorso dell’ex sindaco Francesco Valduga
di Redazione
La condanna definitiva impone un pagamento di 80 mila euro: originariamente il danno erariale calcolato era di mezzo milione
Si conclude la vicenda giudiziaria legata al caso Amadori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’ex sindaco di Rovereto, oggi consigliere provinciale, Francesco Valduga contro la sentenza della Corte dei Conti che aveva confermato la condanna per la nomina di Mauro Amadori a direttore generale del Comune nel 2016.
L’ordinanza, firmata lo scorso 12 maggio, riguarda il ricorso presentato da Valduga, assistito dall’avvocata Silvia Zancanella, contro la decisione della Sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei Conti.
I giudici contabili avevano ritenuto illegittima la nomina di Mauro Amadori a direttore generale del Comune di Rovereto, pur riducendo sensibilmente il danno erariale contestato inizialmente dalla Procura regionale.
La condanna definitiva riguarda l’ex sindaco Francesco Valduga, il segretario generale Giuseppe Di Giorgio e il dirigente del personale Mauro Viesi, chiamati a versare complessivamente circa 80 mila euro. In origine la Procura aveva ipotizzato un danno erariale vicino al mezzo milione di euro.
La Corte ha comunque riconosciuto la qualità dell’operato svolto da Amadori durante il suo incarico.
Nel procedimento erano stati coinvolti anche gli assessori della giunta in carica all’epoca dei fatti. Per loro la Corte dei Conti aveva disposto sanzioni economiche più contenute: 1.500 euro ciascuno per il primo mandato e 2 mila euro per il secondo, inclusi gli assessori assenti al momento della formalizzazione dell’incarico.
Diversa invece la posizione attribuita a Valduga, per il quale i giudici avevano ravvisato una condotta dolosa. Secondo la Corte dei Conti, tuttavia, Amadori avrebbe potuto ricoprire il ruolo di dirigente, ma non quello di direttore generale, in quanto privo della qualifica dirigenziale richiesta.
Nel ricorso in Cassazione, articolato su tre motivi, la difesa di Valduga aveva richiamato: i pareri favorevoli ricevuti durante la procedura di nomina, i controlli amministrativi mai contestati e infine una sentenza del Tribunale ordinario che aveva dichiarato falso un verbale d’udienza utilizzato dai giudici d’appello per sostenere l’elemento doloso.
La difesa sosteneva inoltre che la Corte dei Conti avesse oltrepassato i limiti della propria giurisdizione.
Una tesi respinta dalla Cassazione. Secondo gli “Ermellini”, infatti, non vi sarebbe stata alcuna invasione delle competenze del legislatore, poiché «l’interpretazione delle norme di diritto costituisce il proprium della funzione giurisdizionale».