L'intervista
lunedì 18 Maggio, 2026
Vigili del fuoco volontari, la storia di Francesca Passarini: «Fare la pompiera era il mio sogno da bambina, devo dire grazie a mio papà»
di Patrizia Rapposelli
È nel corpo di Brentonico «Vivo il servizio come un atto d’amore verso la comunità»
Erano in 500 i vigili del fuoco volontari trentini, in rappresentanza di undici unioni distrettuali,sabato mattina in piazza Dante, palcoscenico del Convegno provinciale. L’evento che ha celebrato l’impegno di seimila volontari, la preparazione e il forte legame con la comunità. Una distesa di divise. Compatti. Ordinati. Accanto a loro gli allievi, i più giovani. Uniforme blu scuro. È una piazza piena e silenziosa insieme. Poi l’inno. Mani sul cuore. E la cerimonia della bandiera. Il ritorno di un convegno che mancava da 17 anni. Sul T di domenica 17 maggio quattro storie raccolte tra i tanti volontari. Ve ne riproponiamo una.
«Da piccola giocavo con le camionette telecomandate. Mio fratello è vigile del fuoco, mio papà lo è da oltre 40 anni e mia mamma è nella Croce Rossa. Il mio destino era già scritto». Francesca Passerini è volontaria del corpo di Brentonico. Lo è da undici anni. Una passione la sua nata in famiglia, alimentata dal profondo desiderio di aiutare gli altri, «essere pompiere è un atto d’amore nei confronti della tua comunità».
Il suo papà è stato un grande esempio da seguire?
«Sì, è stato lui a trasmettermi il valore della dedizione e della solidarietà. Mio papà è artigiano, un gran lavoratore, ma anche un volontario che ha dato tanto alla gente togliendo tempo alla sua famiglia. Mi ha insegnato tanto. E, poi, da piccola mi comprava camionette giocattolo, anche telecomandate. Potevo non diventare un pompiere?».
In famiglia il volontariato era presente.
«Sì, anche mia mamma è nella Croce Rossa. In generale in casa c’è sempre stata questa attenzione verso gli altri».
Che cosa rappresenta per lei questo servizio?
«Un atto d’amore verso la comunità. In un momento storico in cui c’è tanto egoismo, scegliere di dare tempo agli altri ha un valore immenso».
Qual è la soddisfazione più grande che ha ricevuto dopo un intervento?
«Quando le persone si ricordano di te. A distanza di anni ti fermano per strada e ringraziano ancora».
Capita spesso?
«Sì, ma non è il grazie in sé. È il modo in cui ti guardano, pieno di gratitudine. Poi, capita che dopo un intervento la persona che hai soccorso o la famiglia arriva alla porta di casa con una fetta di torta. Sono gesti semplici che però ti riempiono il cuore».
C’è un intervento che l’ha segnata?
«Ci sono, sono molto emotiva. Ma non voglio parlarne. Ogni intervento lo affronto mettendo un po’ di distanza emotiva. Lo faccio per non crollare».
E il suo futuro come lo vede?
«Vigile del fuoco si è per la vita. E se avrò figli, spero seguano questa strada».