Le barriere antirumore alte 6,5 metri previste a Marco per mitigare l’impatto acustico del bypass ferroviario potrebbero alterare il microclima della frazione, con possibili ripercussioni anche sulle aree agricole. È quanto emerge da un documento redatto dalla Fondazione Mach e presentato dal Consorzio irriguo di miglioramento fondiario di Marco, nel quale vengono richiamati alcuni casi di studio internazionali relativi a infrastrutture ferroviarie analoghe.
La realizzazione di barriere alte, si legge nel documento, potrebbe «introdurre la problematica del ristagno d’aria fredda». In particolare vengono analizzati gli effetti delle infrastrutture ferroviarie ad alta velocità sul microclima agricolo, «con particolare attenzione al rischio di gelate primaverili causato dai rilevati ferroviari che agiscono come ostacoli ai flussi d’aria fredda».
Tra gli elementi più significativi citati compare uno studio condotto tra il 1994 e il 1995 in Francia, nel quale erano stati evidenziati «rischi significativi associati a un rilevato di 5 metri di altezza». Ciò aveva portato a una revisione progettuale, con riduzione dell’altezza dell’argine — portata tra 0,5 e 3 metri — e con un rimodellamento morfologico del terreno finalizzato a limitare il possibile accumulo di aria fredda.
Nel caso di Marco, le barriere previste raggiungeranno i 6,5 metri di altezza, una dimensione superiore rispetto a quella considerata critica nello studio francese.
Nel documento viene inoltre richiamato il caso della Valle della Durance, in Francia, interessata dalla realizzazione della linea treno ad alta velocità Méditerranée. La ricerca ha analizzato «l’impatto di un rilevato alto fino a 10 metri situato tra Mallemort e Sénas, in una zona dedicata alla frutticoltura di mele, pere e pesche».
Secondo lo studio, in particolari condizioni meteorologiche — cielo sereno e vento debole — l’infrastruttura può modificare la circolazione dell’aria: il rilevato «blocca il vento di valle che normalmente rimescola l’aria limitando il raffreddamento, e favorisce invece il ristagno dei venti gravitazionali più freddi provenienti dai rilievi circostanti».
Il risultato osservato è la formazione di un «lago di aria fredda» sul lato sud-occidentale della linea ferroviaria, dove le temperature minime notturne possono risultare anche di oltre 2 gradi inferiori rispetto alle aree non influenzate dall’ostacolo. Lo studio ha inoltre individuato circa 100 ettari di frutteti esposti a un rischio supplementare di gelata. «Il danno è stato confermato dall’analisi dei fiori: in alcune parcelle a sud-ovest del rilevato si è riscontrato il 100% di pistilli distrutti (anneriti), contro il 10% di zone simili poste a nord-est».
La ricerca, spiegano gli autori, ha fornito una base scientifica sia per la richiesta di compensazioni economiche agli agricoltori sia per la proposta di modifiche strutturali al rilevato al fine di mitigare il rischio.
Un ulteriore studio richiamato dalla Fondazione Mach riguarda invece la linea ad alta velocità Parigi–Strasburgo e la valutazione preventiva dell’impatto microclimatico nei pressi di Verzenay e Sillery. «Poiché l’opera non era ancora stata costruita — si legge — i ricercatori hanno simulato l’ostacolo installando un telo di plastica lungo 480 metri e alto fino a 3 metri, riproducendo le dimensioni previste dal progetto».
In questo caso, le misurazioni effettuate non hanno evidenziato effetti significativi sull’intensità o sulla frequenza delle gelate nei vigneti interessati. Secondo la sintesi riportata dalla Fondazione Mach, «mentre il primo studio documenta un impatto reale e dannoso di un’opera già costruita che blocca i venti regionali, il secondo evidenzia come una progettazione preventiva, con riduzione dell’altezza e rimodellamento del suolo, possa mitigare quasi del tutto il rischio microclimatico per le colture di pregio».
Da qui la conclusione: «È evidente che la valutazione dovrebbe essere effettuata sulla base di studi che integrino modelli climatici accurati nella pianificazione delle grandi opere, al fine di prevedere e mitigare gli impatti meteorologici negativi sulle attività agricole vulnerabili».
Fondamentale, quindi, diventa studiare la situazione di Marco, soprattutto perché a pagare dazio potrebbero essere i 347 proprietari che detengono in totale 160 ettari dove si coltiva uva, mele e altri prodotti minori di pregio.
«Ci riserviamo di costituirci parte civile per eventuali danni causati al Consorzio e ai consorziati» scrive il Consorzio Irriguo di Miglioramento Fondiario di Marco nello scrivere a Rfi.