crisi climatica

sabato 9 Maggio, 2026

L’arte come sentinella del clima: il Muse porta alla Biennale di Venezia il grido dell’Antropocene

di

Con la mostra «Luna» di Ronald Ventura, il museo trentino analizza la crisi climatica unendo idealmente le Filippine alla Laguna veneta in un appello urgente per la salvaguardia degli ecosistemi acquatici

Il MUSE – Museo delle Scienze di Trento valica i confini della divulgazione tradizionale per posizionarsi al centro del dibattito culturale internazionale. In qualità di istituzione co-organizzatrice, insieme a Castel Belasi, Centro d’Arte Contemporanea per il Pensiero Ecologico, il museo annuncia la partecipazione alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia con l’evento collaterale ufficiale «Ronald Ventura: Luna». La mostra, curata da Ruel Caasi, vede protagonista uno degli artisti più autorevoli del Sud-est asiatico, chiamato a indagare il rapporto viscerale e tormentato tra l’uomo e l’acqua nell’era dell’Antropocene.

L’esposizione, ospitata nello spazio storico dei Docks Cucchini, antica sede della cantieristica navale veneziana, mette in scena un dialogo ideale tra la Laguna di Venezia e il villaggio di pescatori di Malabon, nelle Filippine. Al centro della ricerca di Ventura svetta la Luna, il corpo celeste che governa le maree e funge da ancora spirituale e scientifica tra due mondi geograficamente distanti ma accomunati dalla medesima precarietà ambientale. Attraverso oltre una dozzina di opere inedite — tra cui oli su tela, installazioni video e sculture in resina e vetro di Murano — l’artista esplora l’acqua come forza ambigua, capace di sostenere la vita o di distruggerla.

Il presidente del MUSE, prof. Stefano Bruno Galli, sottolinea l’importanza politica e culturale di questa operazione: «Con la partecipazione alla 61. Biennale d’Arte di Venezia, il MUSE riafferma la propria natura di istituzione dinamica, capace di superare i confini della divulgazione scientifica tradizionale per abbracciare i linguaggi dell’arte contemporanea. Sostenere l’opera di Ronald Ventura significa per noi dare voce a una riflessione urgente sull’Antropocene: l’acqua, che unisce le Filippine alla Laguna veneta così come alle nostre montagne, è l’elemento che meglio racconta la fragilità del presente. Attraverso questo evento collaterale, il MUSE si pone come ponte tra territori e culture, convinto che solo un approccio multidisciplinare possa aiutarci a comprendere e affrontare le sfide della crisi climatica globale».

La mostra non è un evento isolato, ma si inserisce organicamente in «We Are the Flood», la piattaforma creativa del MUSE dedicata al pensiero ecologico e alla crisi climatica. Questa collaborazione tra scienza e sperimentazione estetica trasforma l’arte in un reagente chimico capace di scuotere le coscienze sulla transizione ecologica. Il sodalizio con Castel Belasi rappresenta infatti un modello d’avanguardia: se il MUSE apporta il rigore della ricerca scientifica, il maniero medievale della Val di Non si offre come hub per la riflessione profonda e l’isolamento creativo.

In linea con la visione del museo, l’evento veneziano avrà importanti ricadute sul territorio trentino. Ronald Ventura non resterà confinato nei Docks veneziani, ma sarà protagonista di una residenza d’artista tra il MUSE e Castel Belasi. Durante questo periodo, l’artista filippino guiderà la quinta Masterclass per artisti e creativi under 35, un laboratorio intensivo dove le nuove generazioni potranno confrontarsi direttamente con i grandi protagonisti del contemporaneo e gli scienziati del museo.

Secondo Stefano Cagol, direttore artistico di Castel Belasi: «La ricerca di Ronald Ventura si innesta nel cuore della pratica di Castel Belasi, volta a fare dell’arte uno strumento per immaginare futuri condivisi e desiderabili. Attraverso il coinvolgimento di artisti internazionali, promuoviamo un confronto necessario tra visioni diverse, capace di generare nuove consapevolezze. In questo senso, il progetto di Ventura alla Biennale e la sua presenza a Castel Belasi per una residenza e una masterclass consolidano l’alleanza strategica con il MUSE per guardare alle attuali sfide ambientali con un approccio critico e interdisciplinare».

L’obiettivo finale è ambizioso: unire idealmente la fragilità dei ghiacciai alpini a quella degli oceani, dimostrando che l’interconnessione tra i fenomeni globali richiede una narrazione coraggiosa, capace di fondere memoria e metafora in un unico, urgente, richiamo alla responsabilità.