Il caso
domenica 10 Maggio, 2026
L’assessore Spinelli lancia l’allarme: «Wired Next Fest 2026 a Rovereto rischia di saltare»
di Simone Casciano
La chiusura di Wired Italia mette in forte dubbio la tre giorni dell’innovazione prevista dal 27 al 29 settembre. La Provincia tratta con la sede europea della testata e cerca soluzioni per salvare l’evento, per il futuro si cercano nuovi partner
Le date erano già state scelte, dal 27 al 29 di settembre, una tre giorni che anche quest’anno doveva essere la vetrina con cui l’innovazione e la ricerca trentina si mostravano al mondo, e al contempo anche un’occasione per esercenti e albergatori di Rovereto di accogliere visitatori e turisti, e invece il Wired Next Fest 2026 rischia di saltare, trascinato con sé dalla chiusura di Wired Italia decisa dalla multinazionale americana. A dirlo è l’assessore provinciale a sviluppo economico e ricerca Achille Spinelli grande sponsor della kermesse. «Non so se è recuperabile – osserva – Ci stiamo lavorando, ma è difficile. Per noi è un danno».
I primi timori erano arrivati a metà aprile quando l’azienda editoriale americana Condé Nast aveva comunicato la chiusura della versione italiana di Wired, tra le più conosciute e rispettate riviste di tecnologia, cultura digitale e innovazioni, lasciando a casa una decina di lavoratori (un direttore, tre giornalisti, cinque grafici, tre collaboratori fissi) oltre a tanti altri collaboratori.
Al momento dell’annunciata chiusura di Wired l’ad di Condé Nast Roger Lynch aveva detto che c’era l’intenzione di continuare a eventi in Europa, come il Wired next fest, gestiti dalla sede europea nel Regno Unito.
Parole che pur non essendo un impegno preciso, facevano ben sperare l’assessore Achille Spinelli sulla possibilità di effettuare anche l’edizione 2026 del festival già annunciata e messa in calendario per fine settembre.
Tre settimane dopo però, l’assessore appare per sua stessa ammissione più pessimista su queste possibilità.
«Vedremo se il festival è salvabile e recuperabile, al momento non è facile – osserva Spinelli – Dovesse saltare, per noi sarebbe un danno enorme e senza alcuna colpa da parte nostra».
L’assessora lamenta l’assenza di comunicazioni da parte dell’azienda. «Era già tutto in programmazione, eravamo a buon punto, erano state anche annunciate le date, così è un colpo che ci fa male».
Spinelli spiega che al momento è «Trentino Marketing che sta portando avanti le interlocuzioni con la sede eurpea di Wired che si trova nel Regno Unito».
L’obiettivo numero uno rimane quello di «dar corso all’evento. Di andare avanti nel rispetto degli obiettivi e delle ambizioni ci siamo dati con questo festival».
Nelle prossime settimane si capirà definitivamente «se il festival è recuperabile o meno, se è possibile trovare un organizzatore che lo salvi o se dobbiamo spostare le date o trovare altre soluzioni. Sarebbe negativo se dovessimo cancellarlo, perché veniamo ingiustamente penalizzati».
Giunto alla sua quarta edizione, il festival di tecnologia, innovazione e attualità era diventato un punto fermo per molti trentini, ma anche per molti appassionati che negli anni arrivavano a Rovereto per una tre giorni di confronti e dibattiti.
Una bella abitudine «che non dobbiamo assolutamente perdere» osserva Spinelli.
Ragione per cui, se l’obiettivo numero uno è mettere in sicurezza l’edizione 2026 della kermesse, il secondo è quello di trovare il modo di avere un’offerta stabile a partire dal 2027. «Sicuramente vogliamo proseguire, bisogna solo capire come – spiega Spinelli – L’intenzione rimane quella di avere un festival dell’innovazione e della tecnologia trentina che deve essere forte, importante, visibile, capace di mostrare i valori del sistema di nnovazione e ricerca del Trentino fuori dai confini provinciali».
Un obiettivo da raggiungere «cercando anche partner diversi a partire dall’anno prossimo, visto come la situazione di Wired sia precipitata all’improvviso negli ultimi tempi e senza che venissimo informati per tempo».
La storia
BlackSheep, la storia del bistrot vegano di Trento: «Siamo le pecore nere della ristorazione»
di Irene Parietti
Dal laboratorio di dolci vegetali aperto nel 2016 al locale in centro città: il progetto dello chef Michele Granuzzo unisce cucina etica, biodiversità e sostegno ai piccoli produttori italiani.