Calcio

sabato 9 Maggio, 2026

Dalla doppietta al primo titolo da presidente: la favola rossonera di Gasperotti. «Ero in campo, oggi guido il club nel nome di Andrea Vaccari»

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Il numero uno dell'Us Marco celebra la terza coppa in quattro anni

L’Unione sportiva Marco, compagine calcistica del sobborgo, riscrive una bella pagina di storia. Un successo dal peso speciale, il terzo trofeo negli ultimi quattro anni, dedicato alla memoria dell’ex presidente Andrea Vaccari, scomparso nell’agosto del 2025. Un’altra notte da ricordare per la squadra lagarina, sempre capace di fare comunità. Un’altra coppa alzata al cielo davanti al proprio folto pubblico. Dopo i trionfi del 2022 e del 2024 contro Condinese e MolvenoSpor nelle finali di Coppa Casse Rurali Trentine di Prima Categoria, i rossoneri si sono ripetuti mercoledì a Mezzolombardo superando il Porfido Albiano grazie alla rete lampo di Manfredi dopo appena quattro minuti. A raccontare emozioni, sacrifici e senso di appartenenza è il presidente rossonero Roberto Gasperotti, quattro anni fa freddo dal dischetto del rigore a Riva del Garda, due anni fa eroe in campo con la doppietta decisiva nella finale di Lavis e oggi guida del club fuori dal rettangolo verde. Con una società radicata nel territorio.

Roberto Gasperotti, cosa prova in questo momento dopo il successo?
«Sono molto contento. È stata una bella serata. Sono sempre emozioni belle nonostante sia già la terza coppa in quattro anni. Poi farlo davanti al nostro pubblico è sempre bellissimo».
Una vittoria che porta a una dedica doverosa.
«La dedica va al presidente Vaccari. Era il punto di riferimento di tutti. A livello umano e gestionale abbiamo dovuto rimboccarci le maniche, con molti sforzi. Siamo contenti che questo pensiero sia per lui. Questa vittoria è per lui».
Quanto inevitabilmente la riporta a quel giorno che ha segnato profondamente l’ambiente del Marco?
«È mancato l’8 agosto 2025. Fu una notizia scioccante. Ci stavamo preparando per un’amichevole a Pergine. Ricordiamo tutti quel momento».
Da lì è iniziato un percorso inatteso per lei, giusto?
«Io sono subentrato da gennaio. Prima ha gestito tutto il vicepresidente. Sono partito dal 9 gennaio e con l’assemblea dei soci sono uscito presidente. Sono passati pochi mesi ma sembrano anni».
Un incarico arrivato in un momento complicato?
«Sono stati mesi turbolenti. Serate come quelle della finale di Coppa ti ripagano. Arrivare anche solo in finale è qualcosa di incredibile. Non ci posso credere che un paese piccolo come il nostro possa arrivare a festeggiare tre successi in così pochi anni».
La vittoria del Marco, però, va oltre il risultato sportivo. È il riflesso di un paese intero che vive attorno ai colori rossoneri.
«C’erano tantissimi tifosi sugli spalti. Il paese segue sempre la squadra. Siamo tremila abitanti. La squadra comunità. È quello spirito che ti porta a collaborare e seguire con affetto».
Nelle finali tutto questo si amplifica?
«Alle finali di Coppa quell’affetto arriva alla massima potenza, con tantissimi ragazzi sugli spalti. Tanti giovani ma anche tante famiglie del paese».
Dalla doppietta in finale due anni fa al successo da presidente. Come ha vissuto queste vittorie?
«Da quella doppietta al primo titolo da presidente è una cosa che non mi sarei mai aspettato. Ho smesso di giocare e ho scelto di accettare la proposta di fare il presidente. Una scelta nata dall’amore per questi colori. Mai avrei detto di fare il presidente. Dopo due anni esatti da quando ho vinto la coppa con la mia doppietta, la vita mi ha portato qui. Se ami dei colori dai tutto te stesso. E sono doppiamente felice».
L’Us Marco diventa qualcosa che supera il calcio?
«Noi siamo una frazione di Rovereto, ma il paese è vivo. Dentro la comunità ci sono nove associazioni. È normale andare ancora a vedere le squadre durante le partite. È un ritrovo, un appuntamento sentito. Tutti sono tifosi della squadra del paese. Nel nostro piccolo è una cosa meravigliosa e vale tanto».
Con risorse limitate ma idee chiare, cosa sognate per il futuro?
«Noi viviamo sul senso di comunità. Non abbiamo disponibilità economiche per fare voli pindarici e sognare chissà cosa».
Ma il futuro, nonostante tutto, pare avere basi solide.
«Stiamo crescendo con giovani in società e anche come dirigenti. È una spinta positiva per il futuro. Queste serate danno ancora più energia anche a me».