Il caso
mercoledì 6 Maggio, 2026
Allontanato da Torino con il foglio di via, non si presenta alla questura di Trento: attivista salvato dal decreto Caivano
di Ubaldo Cordellini
Accolta la tesi della Difesa secondo cui la norma del governo Meloni avrebbe svuotato il potere del questore
Il filosofo e psicologo tedesco Wilhelm Wundt la chiamerebbe eterogenesi dei fini. Un osservatore meno raffinato potrebbe parlare semplicemente di figuraccia. Il risultato, comunque, è che una norma adottata dal governo Meloni per dare una stretta nella direzione del contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile come il famoso Decreto Caivano in realtà è servita ad assolvere un giovane trentino, attivista della galassia ambientalista che aveva ricevuto un foglio di via dalla Questura di Torino per aver partecipato a una manifestazione di Extintion rebellion dai toni accesi nel 2022.
In teoria il Decreto Caivano aveva inasprito le conseguenze del foglio di via, estendendone la validità fino a 4 anni e trasformando la sua violazione da contravvenzione a delitto, con pene aumentate (reclusione da 6 a 18 mesi e multa fino a 10.000 euro). Ma di fatto la norma è stata svuotata, dal momento che nel decreto Caivano, a differenza del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza del 1931, non si fa nessuna menzione del potere del questore di ordinare il rientro nel comune di residenza. Come previsto dal regio decreto 773 del 1931 i protagonisti di azioni pericolose per la sicurezza pubblica che si trovino in un luogo diverso da quello di residenza o dimora abituale possono essere raggiunti da un provvedimento del questore che ordini loro di lasciare il comune entro 48 ore e di presentarsi entro questo termine alla questura della città di residenza. Il giovane, dopo aver ricevuto il foglio di via da Torino, però, non si presentò alla questura di Trento, suo luogo di residenza. Così, scaduto il termine delle 48 ore, partì un accertamento e poi la denuncia per inottemperanza a un ordine della pubblica autorità. La Procura aveva emesso un decreto penale di condanna al pagamento di un’ammenda di 600 euro, ma il giovane si oppose al pagamento della somma presentando opposizione al decreto penale di condanna tramite l’avvocato Nicola Canestrini. Il giudizio si è tenuto in Tribunale a Trento nei giorni scorsi. Se fosse rimasto in vigore il vecchio regio decreto del 1931, il giovane trentino non avrebbe avuto scampo e sarebbe stato condannato. Però il Decreto Caivano entrato in vigore nel 2023, ovvero un anno dopo che il questore di Torino aveva intimato al giovane trentino di lasciare il capoluogo, aveva di fatto abrogato l’obbligo di presentarsi alla questura del luogo di residenza entro 48 ore.
Secondo la giurisprudenza citata dall’avvocato Nicola Canestrini, il foglio di via si struttura in due componenti: l’ordine di rimpatrio nel luogo di residenza e l’ingiunzione di non fare rientro nel comune dal quale si è stati allontanati entro un tempo determinato. Il decreto Caivano, però, non cità l’obbligo di presentarsi alla questura del luogo di residenza. Secondo la tesi di Canestrini il decreto Caivano ha eliminato ogni riferimento al potere del questore di disporre l’ordine di rimpatrio, trasformando così il foglio di via obbligatorio da provvedimento a contenuto composito (divieto di ritorno e obbligo di rimpatrio) a misura limitata al solo divieto di reingresso nel Comune da cui si viene allontanati.
Questa mancata previsione, intervenendo su una norma extra-penale, restringendone la portata, indirettamente comporta l’abrogazione tacita della corrispondente previsione sanzionatoria contenuta nell’articolo 163 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza nella parte in cui puniva la mancata ottemperanza all’ordine di rientro. Questa tesi è stata accolta dal Tribunale di Trento che ha quindi assolto il giovane trentino dal reato di mancata ottemperana dell’ordine dell’autorità in quanto l’ordine non è più previsto dal quadro normativo.