Il caso

mercoledì 22 Aprile, 2026

Gli alloggi costano troppo e anche i giovani carabinieri lasciano la città. Flash mob davanti al comando provinciale

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I militari chiedono più tutele per i giovani fuori sede e una riforma dei trasferimenti

Si sono piazzati in via Francesco Barbacovi, proprio di fronte alla sede del comando provinciale dei carabinieri di Trento, esattamente a mezzogiorno i sindacalisti di Unarma (associazione sindacale carabinieri), muniti di striscioni e fischietti per protestare contro un malessere profondo, diventato insostenibile nell’ultimo periodo. Se infatti i carabinieri in servizio da più anni sono maggiormente tutelati, a farne le spese sarebbero i più giovani, specialmente quelli provenienti dal sud Italia che, solo dopo aver prestato almeno 8 anni servizio, possono aspirare a trasferimenti nella propria regione di provenienza.

Difficoltà ad ambientarsi e idoneità degli alloggi sono alcune delle problematiche riscontrate dai carabinieri fuori sede, che, con il flash mob di ieri, hanno deciso di dar voce a queste difficoltà. L’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vicenda di Niscemi: un militare che aveva fatto richiesta per tornare a Niscemi (provincia di Caltanissetta) per aiutare la famiglia dopo la grave frana che ha colpito il comune, si è scontrato con un iter burocratico lento e macchinoso, nonostante il comando generale autorizzasse questi permessi speciali. La situazione si è risolta solo con l’intervento tempestivo del sindacato.

Il segretario generale di Unarma Antonio Nicolosi ha spiegato che «molti dei colleghi giovani partecipano al concorso da regioni meridionali e, sia per obbligo contrattuale che per formazione dei bandi, sono obbligati in seguito a trasferirsi al nord, spesso anche qui in Trentino, per sopperire alla forte mancanza di carabinieri sul posto. Inutile dire che un ragazzo appena ventenne che cambia radicalmente vita può scontrarsi con difficoltà di vario genere». Negli ultimi mesi sono arrivati 500 giovani nuovi carabinieri in Trentino, per prestare servizio anche alle Olimpiadi e Paralimpiadi. Se da una parte lo stipendio rimane invariato, lo stesso non si può dire per il costo della vita, che al nord cresce esponenzialmente: «Se un ragazzo si vuole sposare qua spesso deve fare i conti con una ricerca abitativa assai complicata, che lo convince spesso a cambiare nuovamente zona, magari tornando dalle sue parti. Il problema è che con questo regolamento attuale il giovane è comunque obbligato a stare 8 anni altrove. Le circolari per garantire questi diritti ci sono», afferma Nicolosi.

La richiesta del sindacato è chiara: «Questi ragazzi devono avere una loro vivibilità — prosegue il segretario — Già negli ultimi anni stiamo cercando di ridurre quei vincoli lavorativi legati agli anni di servizio sul territorio che inizialmente erano addirittura 15, poi negli ultimi anni sono scesi a 8. Parliamo di giovani desiderosi di lavorare, di crescere e di aiutare i cittadini, e come tali vanno supportati con questi diritti basilari». Una delle voci più critiche sul costo sulla vita a Trento è rappresentata dal costo degli affitti e delle case: «Garantire un futuro a questi ragazzi senza abitazioni adibite ai militari diventa difficile — ha ammesso il segretario generale di Unarma — Le caserme ormai da tempo non riescono più a garantire una valida alternativa. Se noi dessimo ai ragazzi maggiori aiuti nell’integrarsi e nel vivere qui, la situazione cambierebbe drasticamente e nessuno sentirebbe l’esigenza di fuggire dal Trentino per i costi troppo alti».