Cronaca

domenica 19 Aprile, 2026

Il nipote, il finto carabiniere e le richieste di denaro al telefono: come riconoscere le truffe e difendersi in tempo

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Dalle chiamate con richieste urgenti di denaro ai numeri bancari falsificati: le tecniche più diffuse e le regole per non cadere nella trappola

«Diffidate dalle apparenze». Una voce al telefono a innescare spesso la trappola. Un tono familiare, una domanda apparentemente innocente e la conversazione prende una direzione precisa. Le truffe telefoniche restano tra le più efficaci perché fanno leva sull’emotività e sulla fretta.

Nel caso del cosiddetto “finto nipote”, tutto parte da un gioco psicologico: frasi come «indovina chi sono» o «Zia ti ricordi di me?». Così i truffatori cercano di raccogliere informazioni, ricostruire legami familiari fino a costruire un’identità credibile. Fingono di essere questa persona, raccontano di avere urgente bisogno di soldi per motivi gravi, ma che non riescono a passare a ritirare il denaro.

Se la vittima accetta, l’interlocutore comunicherà che passerà un amico a casa oppure inviterà a fare un bonifico bancario. Lo stesso schema si ritrova nelle telefonate del “finto carabiniere” o del “falso avvocato”, dove la pressione psicologica è ancora più forte perché si parla di incidenti, arresti o emergenze. Spesso viene anche annunciato l’arrivo di un incaricato per il ritiro del denaro a domicilio.

Negli ultimi anni si è aggiunta una dimensione più insidiosa: lo spoofing, la truffa della falsificazione dell’identità telefonica. Un call center fasullo utilizza numeri che sembrano quelli ufficiali degli istituti bancari, grazie a programmi informatici. È qui che il confine tra vero e falso diventa difficile da riconoscere.

Una volta ottenute le credenziali di accesso al conto corrente, i truffatori procedono a spostare il denaro su conti collegati a carte virtuali.

Le regole sono semplici: non condividere mai dati personali o bancari al telefono, evitare confidenza con chi chiede denaro urgente e ricordare che le forze dell’ordine non chiedono soldi ai cittadini.