Cronaca
giovedì 9 Aprile, 2026
Non pagano il debito da 50 euro, poi pestano il giovane con un monopattino: condannati a quattro anni
di Benedetta Centin
Il 25enne era stato ridotto in fin di vita: l'accusa è di tentato omicidio
Quattro anni ciascuno: tanto hanno patteggiato i due accusati di tentato omicidio aggravato in concorso, di aver cioè pestato brutalmente un conoscente, anche con un monopattino in ferro che gli era stato scagliato in testa, fuori da un locale di via Untervergher, a Trento nord, la notte del 18 luglio 2021. Imputati un trentino di 28 anni e un cittadino tunisino di 40, finiti in carcere a Spini (nel frattempo tornati liberi) e già noti per una serie di precedenti. Il più giovane, assistito dall’avvocato Giuliano Valer, ha ottenuto dal giudice per l’udienza preliminare Gianmarco Giua — che nei giorni scorsi ha ratificato i patteggiamenti — la detenzione domiciliare sostitutiva, che comporta l’obbligo di restare a casa per almeno 12 ore al giorno, con possibilità di uscite per esigenze vitali o lavorative. Una richiesta, questa, che potrebbe avanzare anche l’altro imputato, assistito dall’avvocata Elena Gabrielli. Il 40enne era già stato raggiunto da un decreto di espulsione con rimpatrio nel 2018. Era stato anche arrestato per scontare più di quattro anni per una serie di reati, tra cui lesioni e spaccio, indagato anche per detenzione di droga e immigrazione clandestina, in riferimento all’espulsione.
Monopattino in testa
I due imputati sono gli unici della comitiva in azione quella notte di cinque anni fa ad essere stati identificati. Riconosciuti grazie a un testimone e ai loro profili Facebook. I due si sono difesi sostenendo di non essere stati gli autori materiali dell’aggressione, per quanto avessero fatto parte del gruppo di giovani che si erano accaniti sullo straniero allora di 25 anni ridotto in fin di vita (in tal caso la contestazione del concorso regge comunque, per quanto concorso morale). La Procura, anche in base alle indagini effettuate dai poliziotti della squadra mobile, è invece convinta che il 28enne e il 40enne, assieme ad altri non identificati, abbiano infierito sul conoscente con schiaffi, calci alla testa, pugni e ancora con un monopattino in ferro lanciato all’altezza del capo. Abbastanza per ridurlo in gravissime condizioni, a rischio vita per una frattura al cranio che ha richiesto un intervento urgente al Santa Chiara e un lungo ricovero in rianimazione, in stato di coma, per quasi due mesi.
Movente: 50 euro di debito
Un tentato omicidio per giunta aggravato secondo la contestazione. Dai futili motivi. Pare infatti che l’aggressione finita nel sangue fosse scaturita per un debito di 50 euro, probabilmente legato alla droga. Soldi, questi, che uno dei due imputati non avrebbe voluto restituire alla vittima. Quella notte soccorsa dal fratello all’esterno del locale di Trento nord: aveva trovato l’allora 25enne a terra e pensava fosse ubriaco, così aveva deciso di accompagnarlo a casa ma date le sue condizioni aveva cambiato tragitto, dirigendosi verso il pronto soccorso e una volta lì era scattato subito il ricovero del ragazzo, accolto in rianimazione, in prognosi riservata. Dimesso dall’ospedale Santa Chiara, aveva poi avuto bisogno di ulteriori cure in una struttura riabilitativa.
Oggi di 30 anni, non è però voluto entrare nel processo come parte civile per chiedere un risarcimento danni. E dall’altra i due imputati, alla fine non hanno avanzato alcuna offerta economica per lui.