La storia
domenica 5 Aprile, 2026
La Pasqua di Gessica Mazzucco tra i malati terminali: «Accompagnare il distacco è far rinascere la dignità della vita»
di Mattia Caneppele
Coordinatrice infermieristica della Casa Hospice Cima Verde racconta come si accompagnano i pazienti nel passaggio, sollevandoli dal dolore
Gessica Mazzucco, lei è coordinatrice infermieristica della Casa Hospice Cima Verde, un luogo segnato dall’esperienza della malattia e del fine vita: come descriverebbe l’atmosfera che si respira?
«È una struttura socio-sanitaria che accoglie pazienti nella fase terminale della malattia, insieme alle loro famiglie. Lavoriamo con un’équipe multiprofessionale e multidisciplinare a cui si affiancano una fitta rete di volontari e una figura di assistenza spirituale. L’obiettivo è far sentire le persone a casa».
Che significato assume la Pasqua in un luogo come questo? Come si può parlare di rinascita dove la morte è una presenza costante?
«È un tempo di preparazione a un passaggio. La malattia, nelle fasi finali, riduce progressivamente l’autonomia della persona, fino ad arrivare alla perdita dello stato di coscienza. Le cure palliative permettono di accompagnare il paziente e i familiari, restituendo qualità e dignità agli ultimi momenti. Gestire e alleviare il dolore fisico e spirituale è una sorta di rinascita, che accompagna al fine vita e alla morte: anche negli ultimi momenti c’è ancora vita, e va custodita. Facciamo in modo che il paziente non abbia una passione sofferente, ma un cammino di qualità fino alla morte. Per i familiari la rinascita diventa la possibilità di prepararsi al distacco in modo accompagnato. Senza questo sostegno resterebbe solo la dimensione della perdita: così, invece, si apre uno spazio di senso».
Cosa avete organizzato per Pasqua?
«Abbiamo cercato di far assaporare l’attesa con momenti comunitari e spirituali. Sabato 28 marzo abbiamo accolto la visita pastorale del vescovo Tisi. Per Pasqua stessa abbiamo organizzato un momento di condivisione commensale tra famiglie e pazienti».
Lei come vivrà la Pasqua?
«Per me è un momento di condivisione familiare, ma avrò modo di ricavarmi uno spazio per i pazienti. In fondo, loro per me sono come una seconda famiglia».
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