L'analisi
giovedì 26 Marzo, 2026
Referendum, ecco la mappa che incrocia affluenza e voto, oltre la dicotomia città-valli. Il «No» ha mobilitato più del «Sì»
di Simone Casciano
Un’analisi condotta da ricercatori e hacker civici rivela la complessità del territorio: l'asse dell'Adige si mobilita contro il quesito, mentre nelle aree periferiche il consenso è diffuso ma l'affluenza cala
La fotografia di un Trentino «spaccato in due» frutto di una prima analisi del voto referendario non è del tutto sbagliato, ma imprecisa. Se si prendono due colori e si colorano indistintamente con l’uno o l’altro a seconda del voto vincente, si fa un lavoro corretto, ma che lascia fuori tanto. Sfumature cromatiche che sono però anche dati importanti che raccontano la realtà ben più complessa del territorio. Una realtà che prova a ritrarre invece la mappa bivariata rappresentata in questo articolo che incrocia la quota di voto e l’affluenza, con una distinzione cromatica efficace tra aree a prevalenza «Sì» (blu) e «No» (arancione), graduata per partecipazione. Il prezioso lavoro è frutto della collaborazione tra tre ricercatori e «hacker civici». Raffaele Mastrolonardo ha recuperato i dati del voto di Eligendo e i confini dei Comuni dall’Istat, Andrea Borruso ha avuto l’idea di costruire la mappa bivariata e Maurizio Napolitano ha realizzato l’adattamento del Trentino.
Un mosaico complesso
La geografia del voto referendario in Trentino restituisce un’immagine tutt’altro che uniforme e, soprattutto, smonta alcune narrazioni semplificate. L’incrocio tra affluenza e orientamento di voto evidenzia una frattura territoriale netta, ma anche più complessa di quanto suggerisca la tradizionale contrapposizione tra città e valli. Il dato più evidente è la concentrazione del «No» nell’area centrale del Trentino, con un nucleo compatto che comprende Trento e si estende lungo l’asse dell’Adige fino a Rovereto e all’Alto Garda. Qui prevalgono tonalità arancioni anche intense, segno non solo di una maggioranza contraria al quesito, ma spesso accompagnata da livelli medio-alti di partecipazione. È un elemento politicamente rilevante: nelle aree più urbanizzate e densamente popolate, il voto contrario non è stato passivo o marginale, ma espresso con una mobilitazione significativa.
All’opposto, gran parte delle aree periferiche e montane si colloca nel campo del «Sì», con una diffusione ampia di blu soprattutto nelle valli del nord e dell’est. Tuttavia, questo dato va letto insieme all’affluenza: molte di queste zone mostrano livelli di partecipazione più bassi o intermedi. Ne emerge un quadro in cui il consenso al «Sì» è spesso meno mobilitato, più diffuso territorialmente ma meno intenso sul piano della partecipazione. Questa combinazione suggerisce una prima chiave di lettura: il «No» si concentra dove la partecipazione è più alta, mentre il «Sì» è più presente dove il coinvolgimento elettorale è mediamente più debole. Non si tratta di una regola assoluta, ma di una tendenza chiaramente visibile nella mappa.
C’è poi un secondo elemento che merita attenzione: la non totale sovrapposizione tra città e «No». Se è vero che Trento rappresenta il baricentro del voto contrario, anche alcune aree vallive mostrano dinamiche meno lineari, con risultati più equilibrati o addirittura con una presenza significativa del «No». Questo rafforza una lettura già emersa in altri contesti: l’affluenza non è un semplice dato quantitativo, ma un indicatore qualitativo della capacità della politica di attivare consenso. Le aree in cui si registra maggiore partecipazione sono anche quelle in cui il messaggio politico – in questo caso il rifiuto del quesito – è passato con più forza. In sintesi, la mappa racconta un dato politico chiaro: il terreno decisivo non è solo quello del consenso, ma anche quello della partecipazione.
«Mappe per capire meglio»
«L’idea del lavoro è quella di visualizzare bene i dati e poi lasciare che sia il lettore a interpretarli – spiega Maurizio Napolitano – Questo doppio indicatore permette valutazioni più informate». Per un appassionato di data analysis come Napolitano le mappe sono una passione, ma anche una «croce». «Ogni mappa ha i sui “pregiudizi” a cui dobbiamo stare attenti. Per esempio, usando i confini dei Comuni per colorare il voto non possiamo rappresentare Madonna di Campiglio, il cui territorio si trova per metà nel comune di Tre Ville e per metà in quello di Pinzolo.
C’è poi il tema territorio-popolazione. Il comune di Daone è grande quanto la città di Palermo, ma con una popolazione estremamente più bassa, però su queste mappe appare enorme. Questa mappa aiuta ad avere una visualizzazione migliore, ma poggia anche sulle conoscenze del territorio da parte del lettore». Secondo Napolitano «servono più mappe, che mostrino dati diversi oppure, meglio ancora, mappe interattive che permettano di visualizzare informazioni differenti».
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