La storia

mercoledì 25 Marzo, 2026

Referendum, la prima volta di Riccardo senza la coda per genere: «Io, trans, mi sono sempre trovato nella fila sbagliata»

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La testimonianza: «Conosco gente che per anni non è andata a votare proprio per questo motivo»

L’eliminazione dei registri elettorali divisi per maschi e femmine è una novità che tocca soprattutto chi non si riconosce nel genere attribuito alla nascita. A raccontarci la gioia per questo cambiamento è Riccardo Nappi, ventiquattrenne transgender di Trento.

Quando ha iniziato il suo percorso di transizione di genere?
«Io ho fatto coming out attorno al 2020, ma già da qualche anno i miei amici più stretti ne erano a conoscenza. Dopo il 2020 per svariati anni ho vissuto il mio essere transgender abbastanza nel personale. Negli ultimi due, però, ho sentito la necessità di iniziare a fare attivismo. Ho cominciato a partecipare al gruppo trans di Arcigay e sono entrato a fare parte del coordinamento».

Come viveva il momento di andare ai seggi prima dell’abbandono della separazione per genere dei registri elettorali?
«Io non ho ancora fatto la rettifica anagrafica del nome sui miei documenti e quindi risulta tuttora un nome femminile. Fino all’altro giorno, quando sono andato a votare per il referendum, recarsi ai seggi era un momento che vivevo con grande ansia. Speravo sempre che non ci fossero altri in fila o che ci fossero persone giovani o comunque comprensive a fare gli scrutatori, perché avevo paura del giudizio nei miei confronti. Temevo anche che qualcuno che mi conosceva venisse a sapere il mio nome anagrafico, che non voglio condividere. Io, essendo una persona trans binaria, mi ritrovavo a dover andare sempre nella fila sbagliata. Penso anche al disagio per tutte le persone non binary: infatti, se io comunque avevo la possibilità di rettificare i documenti, per loro, che non hanno rappresentazione fuori dal binario dei generi, non c’era neanche questa prospettiva. Conosco persone che per anni non sono andate a votare proprio per questo disagio».

Lei ha mai fatto presente il tema ai seggi?
«Da quando ho saputo della possibilità di poter fare una dichiarazione al seggio, l’ho sempre fatta sottolineando il mio essere contrario alla separazione delle file. La mia dichiarazione è sempre stata accolta, ma non c’è mai stato neanche un reale passo in avanti. C’era stata anche la possibilità di richiedere l’accompagnamento ai seggi e come Arcigay lo avevamo fatto presente».

Lei era a conoscenza di reti come «Io sono, io voto»?
«Sì, ma io non ne ho usufruito. Come Arcigay abbiamo fatto una campagna a Trento nel 2023 per sensibilizzare sul tema del disagio ai seggi. Si chiedeva alle persone di fare dichiarazione al seggio per dire di essere contro la separazione dei registri e di rendersi disponibili ad accompagnare le persone transgender e non binary ai seggi».

Ha mai avuto esperienze poco gradevoli quando andava a votare?
«Non impattanti. Quando mi sono recato ai seggi l’anno scorso, avevo iniziato da poco a prendere ormoni e quindi c’erano dei cambiamenti fisici che portavano a una discrepanza tra i documenti e il mio aspetto. Tutto ciò ha sicuramente rallentato il controllo dei documenti, ma non mi è mai capitato nulla di sgradevole».

Cosa ne pensa dell’abbandono degli elenchi divisi per genere?
«Sicuramente è arrivata tardi, come ogni volta che viene riconosciuto un diritto che prima veniva negato. Mi è dispiaciuto anche che si sia parlato pochissimo di questo decreto risalente all’anno scorso, compreso nella nostra comunità. Nonostante ciò, sono ovviamente molto felice e mi ha proprio rasserenato, perché andare ai seggi era un momento di grande tensione. Votare è importante e mi auguro che chi non se la sentiva di andare in passato, ora possa iniziare a farlo con serenità».