La manifestazione

mercoledì 25 Marzo, 2026

Trento, in mille al corteo per la pace: «L’onda non si arresta»

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Striscioni e bandiere (soprattutto palestinesi) in centro. Slogan sotto il rettorato

Una fiumana di mille persone ha inondato le vie cittadine: sono questi i numeri del grande corteo di ieri per disertare guerra, riarmo e genocidio a Gaza. Una grande piazza Duomo increspata dal movimento di striscioni ed una gigantesca bandiera palestinese all’uncinetto di dieci metri. L’istanza scritta in pennarello sopra i fogli di cartone chiede al governo di opporsi a «qualsiasi logica di riarmo nazionale ed europeo, a tutte le guerre e all’economia bellica», non consentire l’utilizzo delle basi Nato italiane a fini contrari da quelli previsti dalla nostra Costituzione e rinnegare un «modello in cui i profitti dell’industria delle armi vengono messi davanti ai bisogni delle persone». Così, gli organizzatori del corteo hanno adottato lo slogan «l’Onda non si arresta», proprio a sottolineare la continuità d’impegno rispetto all’onda cavalcata nell’autunno scorso e, in secondo luogo, a rimarcare la volontà di incanalare una sensibilità collettiva sommersa. Dopo una sorta di periodo di secca, infatti, la mobilitazione cittadina è riaffiorata per denunciare che «il genocidio palestinese è ancora in corso, mentre le guerre di Usa e Israele contro Iran e Libano devastano vite e territori, con milioni di sfollati.

Un massacro che costa oltre un miliardo di dollari al giorno: denaro sottratto a scuola, sanità, servizi pubblici». Nella folla i volti giovanili sono tantissimi. Alla domanda sul sentimento che anima la partecipazione della piazza, Flavio, studente universitario, risponde che i motivi per essere lì «sono moltissimi: a partire dall’avversità alla logica della deterrenza, che risponde ad una dichiarata politica nazionale militarista e di supporto verso un evidente sopruso del diritto internazionale e dei diritti fondamentali dei popoli: una politica di governo che si conferma nel sostegno alla campagna statunitense e israeliana in Iran». C’è rabbia, soprattutto per il silente atteggiamento, se non ammiccante, delle istituzioni sapienziali: le università. Per questo la sosta del corteo davanti al Rettorato ha fatto rumore, denunciando collaborazioni e evidenziando che «le università israeliane sono parte integrante del colonialismo di insediamento: innanzitutto perché sorgono sui territori strappati ai palestinesi; in secondo luogo, perché offrono agevolazioni ai militari in servizio e infine perché forniscono l’infrastruttura tecnologica per portare avanti un genocidio che ormai è quasi automatizzato».

Accanto agli universitari ci sono anche studenti più giovani. Alberto, del liceo Da Vinci, racconta di essere parte della nuova organizzazione studentesca Cast. Il motivo è sempre lo stesso: «manifestare contro la guerra, contro il riarmo e il genocidio». Dal mondo scolastico anche la professoressa Sabrina Flessati: «È sacrosanto mobilitarsi: è un dovere civile, per cui mi aspetterei ci fosse in piazza l’intera cittadinanza. Non possiamo accettare passivamente quello che sta succedendo; dobbiamo essere presenti e testimoniare il nostro no». Con famiglie e figli è presente anche uno spezzone dei Sanitari per Gaza e DigiunoGaza. «Siamo sanitari e siamo esseri umani, quindi ci scheriamo contro un genocidio e ci sembra che intervenire sia coerente con la nostra etica professionale. Noi abbiamo giurato di difendere la vita e di prenderci cura della salute delle persone, di tutte le persone». Fra i presenti anche politici e sindacati, come i consiglieri provinciali Lucia Coppola e Filippo Degasperi.